Le FARC liberano gli ultimi prigionieri di guerra in loro potere: i 10 soldati e poliziotti sono già con le loro famiglie

Piedad Córdoba ha rivelato i dettagli dell’operazione con cui sono avvenute le liberazioni ed  ha sottolineato che non si aspettavano che questo stesso lunedì la guerriglia consegnasse tutti gli uomini in divisa. Ha ringraziato vari presidenti della regione.

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La maxi diga che fa tremare il governo colombiano

Bruno Federico

Il nodo della discordia è il progetto “el Quimbo” che inonderà 8.500 ettari per produrre energia.

BOGOTA’ – Con la massiccia diffusione (ad oggi più di un milione di riproduzioni) de «il video che il governo non vuole che vediamo» nella piattaforma Youtube, il conflitto che contrappone gli abitanti di cinque municipi della regione del Huila, al sud della Colombia, alla spagnola Endesa (una controllata Enel) e allo stesso governo colombiano, è diventato una questione nazionale e internazionale.

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Sono state usate 10 tonnellate di bombe per il secondo grande colpo alle Farc

Ci sarà una ricompensa per l’operazione nel Meta nella quale sono caduti 36 guerriglieri del fronte 27.

Una operazione con 18 aerei ed elicotteri, che sono decollati alle 2.40 della notte di lunedì scorso dalla base di Apiay, diretti verso l’accampamento del fronte 27 delle Farc a Vista Hermosa (Meta), è terminata, poco dopo, provocando il secondo grande colpo contro le Farc in meno di una settimana.

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Il cambiamento sociale in Venezuela

L’articolo di ALEX SERAFIMOV offre un’interessante panoramica di alcuni importanti progressi del Venezuela nel campo dell’autogestione popolare e dei lavoratori e dell’integrazione regionale in opposizione a Fmi e Banca Mondiale. Con un importante riassunto iniziale del contesto veneuelano prima della vittoria di Chavez, che chi critica il governo bolivariano dimentica troppo facilmente. Prosegui la lettura »

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Utilizzare schiavi

Guadalupe Rodríguez

Accedere alla terra come proprietari è praticamente impossibile per molti contadini del Latinoamerica. Da decenni lottano per i propri diritti e per la propria dignità contro i politici e i latifondisti delle piantagioni destinate a produrre combustibile. Contestano la politica della bioenergia e denunciano le violazioni dei diritti umani legate alla sua produzione ed espansione. Il caso estremo è l’esistenza di lavoro schiavizzato in piantagioni di canna da zucchero ed etanolo, in Brasile e Haiti. Due esempi che ci fanno arrossire.

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Il partito LIBRE di Zelaya: opportunità o rinuncia?

Xiomara Castro de Zelaya

Il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare dell’Honduras si è caricato la parte peggiore del colpo di Stato cominciato nel giugno del 2009 in questo Paese. Ora la legalizzazione del Partito LIBRE di Manuel Zelaya può approfondire le differenza tra la base e i quadri del Fronte o essere un passo verso la riforma dello Stato… Un’analisi dall’interno del movimento. Prosegui la lettura »

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Giovani mapuche nella lotta studentesca

Ruben Andino Maldonado

José Ancalao denuncia il razzismo e l’incomprensione della società cilena riguardo la causa mapuche e racconta come siano riusciti a farsi che la voce mapuche sia ascoltata tra gli studenti. È un esponente di una nuova generazione di giovani mapuche che assume la leadership nell’autodeterminazione del suo popolo originario.

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Colombia: più di 500 prigionieri politici in sciopero della fame

Mercoledì 554 detenuti politici hanno realizzato uno sciopero della fame per chiedere una Commissione di verifica delle condizioni delle carceri colombiane. Nel paese ci sono 8000 prigionieri politici tra guerriglieri delle Farc e dell’Eln e militanti di organizzazioni sociali condannati per il generico reato di “ribellione”. Prosegui la lettura »

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Arrivata a Quito la marcia contro i megaprogetti di Correa

La marcia plurinazionale convocata dalla Conaie e da altre organizzazioni è arrivata venerdì nella capitale equadoriana. Dopo aver percorso 700 km il corteo partito l’8 marzo scorso è arrivato a Quito per contestare la politica del presidente Correa, troppo benevolente nei confronti delle multinazionali minerarie. 70.000 persone hanno partecipato al corteo, 7.000 secondo Correa che aveva mobilitato 60.000 sostenitori del suo partito Alianza PAIS per una contromarcia. Prosegui la lettura »

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La Guerra e l’Unità

Lucio Rivera

Appunti e proposte per una politica dal basso

Le elezioni e la guerra sono elementi classici della legittimità degli stati capitalisti. La politica messicana, coinvolta in una crisi economica, avanza a tutta velocità nonostante i tentativi di frenarla verso la sua decisiva congiuntura sessennale. Una possibile collisione dell’apparato politico-elettorale senza freni non è per nulla scartata. La classe dominante sa che il suo potere dipende in gran parte dalla “parvenza” di avere “tutto sotto controllo”. Le elezioni influiranno in modo diverso sulla Guerra, ma la situazione non cambierà su ciò che è sostanziale, sia quale sia il risultato. La strategia controinsurrezionale, l’altro “dispositivo” fondamentale, nonostante l’incubo di decine di migliaia di donne e uomini trucidati e scomparsi, continua a creare il necessario consenso per garantire una certa stabilità del regime.

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Messaggio al Popolo Ecuadoriano

CONAIE

Dalla provincia di Chimborazo, Territorio della Nazione Puruhua, culla di Fernando Daquelema. Ho sentito la necessità di rivolgermi agli Ecuadoriani e alle Ecuadoriane per intavolare un dialogo fraterno, non solo per spiegare le nostre ragioni di lotta in questa “Marcia Plurinazionale per l’Acqua, per la Vita e la Dignità dei Popoli dell’Ecuador”, ma anche per favorire il dialogo sociale tra tutti gli abitanti del paese, specialmente tra tutti coloro che lottano per un altro mondo possibile, un altro mondo migliore, un altro mondo più umano e rispettoso della Vita della Pacha Mama, al di là delle frontiere, perché distruggerla con l’estrattivismo capitalista è distruggere noi stessi, e condannare i nostri figli a vivere in un pianeta distrutto dall’avidità di potere e ricchezza di politici insensibili alla vita planetaria.

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Riconoscere l’esistenza dei prigionieri politici, indispensabile per la pace

Nelle carceri del regime colombiano ci sono più di 8 mila prigionieri politici, tra i quali si contano migliaia di guerriglieri insorti, centinaia di dirigenti di movimenti sociali e centinaia di dirigenti dell’opposizione politica.

Tutti loro, come l’insieme della popolazione carceraria, sono sottoposti a disumane situazioni di detenzione.

Ai prigionieri politici vengono negati tutti i diritti umani riconosiuti dalle normative nazionali, così come tutti quelli che sono riconosciuti dal diritto internazionale e propri della loro condizione di prigionieri politici.

In virtù di quanto detto, nelle carceri c’è una profonda crisi umanitaria. Sono numerosi i casi in cui agli insorti non viene riconosciuto il diritto alla salute e lo stato li condanna alla pena di morte negandogli il diritto ad una pronta, adeguata e appropriata assistenza medica.

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Evo Morales: “L’ambientalismo è il nuovo colonialismo”

Affermando che “la destra non ha una proposta politica, democratica, strutturale o sociale”, il presidente della Bolivia ha ricordato il conflitto per la costruzione della strada che attraversa il Territorio Indigeno Parco Nazionale Isiboro Sécure (TIPNIS), ed ha dichiarato che “i nemici storici del movimento indigeno si presentano come difensori dell’ambiente quando le loro politiche non sono mai state dirette alla sua conservazione”.

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L’OIL denuncia che il Brasile ha violato a Xingú l’Accordo 169

Mauricio Becerra

Massicci sgomberi di popolazioni e gravi minacce alle comunità delle zone ed alla fauna, è quanto accaduto nello stato di Parà.

Un recente rapporto della OIL chiede al governo brasiliano di consultare gli indigeni che risiedono lungo le rive del rio Xingú per quanto riguarda la costruzione di Belo Monte, la terza diga idroelettrica più grande progettata nel nord del Brasile. Il governo ha risposto che “ha fatto degli errori”, ma non ha il “complesso di colpa”.

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Colombia, il film shock sulle pratiche dell’esercito

Stella Spinelli

Falsos Positivos è un documentario che racconta la scandalosa prassi dell’esercito colombiano di spacciare dei civili innocenti per guerriglieri morti in combattimento, in cambio di vantaggi: permessi premio, carriere folgoranti o paghe più consistenti. Nonostante fossero anni che i soldati uccidevano gratuitamente la povera gente per il proprio tornaconto, lo scandalo è scoppiato solo nell’ottobre 2008. A raccontarci se le cose siano o meno cambiate e come questo film abbia riscontrato successo e scosso coscienze è uno dei registi, Simone Bruno.

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