Articoli con tag Repressione

Ledesma: Dopo 4 morti, l’espropriazione

In sessione straordinaria, la Legislatura jujeña ha approvato, ieri lunedì, l’espropriazione all’impresa Ledesma di quaranta ettari, destinati a “soddisfare le necessità sociali della popolazione del luogo”. Giovedì passato avevano tentato di sgomberare con gas e pallottole 15 dei 135 mila ettari che Ledesma ha nella provincia, con un saldo di quattro morti, più di 30 feriti, 10 donne e 12 uomini arrestati. L’avvocatessa Mariana Vargas a voce fa l’ovvia conclusione: “Si sono dovuti avere quattro morti per espropriare alla fine le terre, che sono una richiesta sociale di anni fa”.

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Danni collaterali

Pablo Rojas

 

Collaterale non è lo stesso di “accidentale” o “senza intenzione”, ma piuttosto “secondario”. Peggio: a nessuno gli importa. Ha lo stesso significato.

La peculiarità della guerra che il governo dice di aver intrapreso contro i gruppi delinquenziali, è che i suoi “danni collaterali” sono molto più alti dei risultati in termini poliziesco-militari ed anche molto più alti dei caduti di una o dell’altra fazione: poliziotti e criminali, buoni e cattivi, buonissimi e cattivissimi, nella retorica che riempie pagine e schermi. È la retorica della guerra, e a nessuno importa di coloro che muoiono “collateralmente”, anche se sono la maggioranza.

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Ecuador: la costruzione di un nuovo modello di dominazione

Raúl Zibechi

Gli stessi dirigenti indigeni e sindacali che hanno lottato affinché Rafael Correa giungesse alla presidenza, subiscono la prigione e sono posti sotto processo

La politica ecuatoriana mostra chiari segni di schizzofrenia. Il governo utilizza un linguaggio rivoluzionario, in tutti i discorsi fa appello alla “Rivoluzione Cittadina”, ma gli artefici di questo processo, coloro che con le loro lotte fin dalla sollevazione di Inti Raymi del 1990 delegittimarono il neoliberismo e fecero cadere tre presidenti, sono accusati di essere “infantili” e “terroristi”.

Gli stessi dirigenti indigeni e sindacali che hanno lottato affinché Rafael Correa giungesse alla presidenza, subiscono la prigione e sono posti sotto processo. Più di 180 dirigenti indigeni sono stati accusati di “terrorismo e sabotaggio”, tra loro il presidente della CONAIE, Marlon Santi, e quello di Ecuarunari, Delfín Tenesaca, che dirigono le due più importanti organizzazioni sociali del paese.

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La polizia spara su manifestazione di studenti in Perù: quattro morti

La protesta contro il dirottamento di fondi pubblici ad una nuova università semi-privata è stata duramente repressa dalla polizia a Huancavelica. La stessa polizia ha ammesso la presenza di agenti infiltrati e di aver sparato con armi da fuoco causando tre morti, un altro è stato investito da un camion che voleva forzare un blocco stradale. Prosegui la lettura »

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Colombia: un paese in guerra, ecco le ultime cifre di una situazione drammatica

L’articolo 300 días de gobierno de Santos: Las buenas palabras no frenan la violación de los derechos humanos en Colombia, che ripubblichiamo, mostra chiaramente che in Colombia la situazione continua ad essere drammatica per tutti gli oppositori. Nonostante il nuovo presidente Santos faccia discorsi più “puliti” del suo predecessore Alvaro Uribe. Prosegui la lettura »

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Scompaiono i computer di Raúl Reyes

 La Corte Suprema di Giustizia colombiana ha affermato che i documenti “trovati” nei computer di Raul Reyes non possono essere usati come prova in un processo. I computer furono sequestrati dopo l’attacco all’accampamento delle Farc in Ecuador nel marzo 2008 in cui venne ucciso il dirigente guerrigliero. Fino ad oggi molte persone sono state accusate di collusione con le Farc sulla base di questi documenti.

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“Una vittoria di Keiko sarebbe un disastro per i diritti umani”


Elezioni in Perù: Intervista a Carlos Rivera, uno dei sei avvocati che il 7 aprile del 2009 ha fatto condannare l’ex presidente Alberto Fujimori a 25 anni di carcere per violazione dei diritti umani.

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L’intervento latinoamericano in Haiti

Raúl Zibechi

Il 25 marzo, nei locali del sindacato dei lavoratori del CASMU –AFCASMU- a Montevideo, il Coordinamento per il ritiro delle truppe da Haiti ha realizzato un dibattito sull’attuale situazione nella sorella repubblica di Haiti e la presenza di truppe uruguayane lì. La relazione centrale è stata di Raúl Zibechi, giornalista del settimanale Brecha. Qui facciamo conoscere il suo intervento  –  che introduce nuovi temi nel dibattito – affinché sia diffuso tra tutti.

L’intervento della MINUSTAH in Haiti, ossia l’invasione militare dell’isola, è uno spartiacque nella recente storia del continente. Da cinque secoli, era abituale l’intervento delle potenze del Nord, prima l’Europa, dopo gli Stati Uniti, che erano soliti invadere, colonizzare e dominare i territori che oggi conosciamo come America Latina. Si contano a decine, a volte centinaia, le occupazioni, le aggressioni e gli attacchi che hanno sofferto i più diversi paesi del nostro continente. È la storia del colonialismo e dell’imperialismo.

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Il popolo honduregno insorge contro il regime

Giorgio Trucchi

Violenta repressione in tutto il paese non ferma lo Sciopero Civico Nazionale

La violenta repressione scatenata ieri (30/3) dal regime oppressore di Porfirio Lobo non ha fermato la grande mobilitazione popolare che si è estesa in tutto il paese, all’interno di una giornata di lotta indetta dal Fronte nazionale di resistenza popolare (Fnrp). Si contano a decine i feriti e gli arresti in tutto il territorio nazionale.

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Impunità insanguinata

Assassinata una giudice che conduceva il caso dei bambini violentati ed uccisi dall’esercito colombiano

Azalea Robles

La giudice Gloria Constanza Gaona, che non aveva accettato le manovre di impunità per lasciare libero il responsabile, imputato per aver violentato e assassinato dei bambini di Arauca, fatto avvenuto in Arauca a ottobre del 2010, ha finito con l’essere assassinata. (1) Questo crimine si inserisce nella catena di crimini e impunità che si tesse intorno all’orribile crimine contro i bambini di Arauca: è un omicidio che si inquadra nella lunga storia di crimini per ottenere la totale impunità per i crimini di stato in Colombia.

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Torna in carcere Alfonso Podlech

Nadia Angelucci

L’acquisto di una valigia e di una SIM e l’incontro con due sospetti ha fatto scattare nuovamente la custodia cautelare per l’ex procuratore militare

ROMA – E’ durata solo una settimana la libertà per Afonso Podlech. La corte d’assise che dal 2009 lo sta processando per la scomparsa dell’ex sacerdote di origine italiana, Omar Venturelli ha ritenuto sussistente e concreto il pericolo di fuga e così venerdì 18 marzo il procuratore Giancarlo Capaldo ha ordinato il riarresto dell’uomo, accusato di violazione dei diritti umani all’interno del cosiddetto ‘Piano Condor’, l’accordo dei regimi dittatoriali latino-americani per sopprimere i movimenti di opposizione, e della scomparsa dell’italo-cileno Venturelli.

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La repressione di un corteo di docenti lascia un morto in Honduras

Il 18 marzo il corteo dei docenti contrari alla riforma del governo Lobo che attribuisce ai municipi il compito di garantire il diritto all’istruzione e privatizza la scuola è stato caricato dalla polizia.

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Liberato a Roma il cileno Alfonso Podlech

foto di Omar Venturelli

Gianni Tarquini

Verso la conclusione del processo che lo vede imputato per la morte dell’ex sacerdote di origine italiana Omar Venturelli

ROMA  –  Venerdì 11 marzo  è stato scarcerato da Rebibbia Alfonso Podlech, ex procuratore militare di Temuco, in Cile, oggi settantacinquenne, arrestato dal giudice spagnolo Balthazar Garzon il 27 giugno del 2008 e sotto processo davanti alla I Corte d’Assise di Roma per l’omicidio dell’ex sacerdote italiano Omar Venturelli all’interno delle violazioni dei diritti umani della Operazione “Condor” e degli altri abusi dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet.

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La creazione di “nemici interni”, la paura e l’impunità

Pablo Ruiz

Intervista a David Barrios, dell’Osservatorio Latinoamericano di Geopolitica della UNAM

A fine gennaio a Ciudad Juárez, in Messico, organizzazioni sociali e per i diritti umani hanno fatto un digiuno per rendere visibile e sollecitare il governo ad azioni più risolutive per frenare la violenza e le morti che là ci sono.

 

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La guerra, l’affare che ci uccide

Víctor Flores Olea

La più acuta, veritiera e rivelatrice, delle analisi pubblicate sullo stato di guerra che predomina in Messico, è quella del subcomandante Marcos, sulla La Jornada del 16 febbraio 2011, scritta sotto forma di un riverente riconoscimento dei valori intellettuali e morali di Luis Villoro, che confermano anche la forza intellettuale e morale del Subcomandante Insurgente. Onore a chi merita onore, che in questo caso lo è doppiamente.

L’asse della riflessione di Marcos: come sempre la guerra è in primo luogo una questione di affari. Ci riporta alla memoria, tra gli altri, “Gli affari del signor Giulio Cesare, l’opera teatrale di Bertold Brecht. Con le sue sinistre e a volte ridicole conseguenze: per esempio, le bugie e le falsità inevitabili, l’abissale illegittimità, se ancora ce ne fosse bisogno, in cui è sprofondato Felipe Calderón. Affari con il sangue di molti messicani, la immensa maggioranza dei quali, 35 mila morti, non ha nulla a che vedere, né direttamente né indirettamente, con il “crimine organizzato”. Allora perché queste decine di migliaia di “danni collaterali”?

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