Archivio per la categoria America Indigena

Le false interpretazioni dei conflitti socioambientali

Wilwer Vilca Quispe

 

Sono trascorse due settimane da quando Ollanta Humala si è insediato, un breve periodo nel quale il nuovo governo ha preso in quasi tutti i settori una serie di misure di emergenza destinate a rendere possibile la propria gestione. Una di quelle, l’attenzione ai conflitti socioambientali, che sono stati il tallone di Achille del governo precedente, che non ha saputo o non ha voluto considerare questo problema né intenderlo nella sua reale dimensione.

 

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Ecuador: la costruzione di un nuovo modello di dominazione

Raúl Zibechi

Gli stessi dirigenti indigeni e sindacali che hanno lottato affinché Rafael Correa giungesse alla presidenza, subiscono la prigione e sono posti sotto processo

La politica ecuatoriana mostra chiari segni di schizzofrenia. Il governo utilizza un linguaggio rivoluzionario, in tutti i discorsi fa appello alla “Rivoluzione Cittadina”, ma gli artefici di questo processo, coloro che con le loro lotte fin dalla sollevazione di Inti Raymi del 1990 delegittimarono il neoliberismo e fecero cadere tre presidenti, sono accusati di essere “infantili” e “terroristi”.

Gli stessi dirigenti indigeni e sindacali che hanno lottato affinché Rafael Correa giungesse alla presidenza, subiscono la prigione e sono posti sotto processo. Più di 180 dirigenti indigeni sono stati accusati di “terrorismo e sabotaggio”, tra loro il presidente della CONAIE, Marlon Santi, e quello di Ecuarunari, Delfín Tenesaca, che dirigono le due più importanti organizzazioni sociali del paese.

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“Non c’è ancora una vera democrazia, per questo bisogna continuare a fare pressione”

Emma Gascó e Martín Cúneo

Intervista a Osvaldo Bayer, storico e scrittore argentino

Questo storico rilegge l’origine dell’attuale disuguaglianza nella distribuzione delle terre: la spogliazione sofferta dai popoli originari da parte dei grandi proprietari terrieri argentini.

Nel 1963, Osvaldo Bayer suggerì in una conferenza su Rauch (Buenos Aires) la realizzazione di un plebiscito per cambiare il nome del paese con quello di Arbolito. La proposta non avrebbe suscitato tante controversie se il nome originale non avesse fatto riferimento ad uno dei generali che diresse la prima grande campagna contro i popoli originari: quello di Arbolito, all’indigeno ranquel che lo uccise.

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AIDESEP invita a votare per Ollanta Humala

L’Asociación Interétnica de Desarrollo de la Selva Peruana, maggiore organizzazione indigena del Perù, si è schierata a favore del candidato nazionalista Ollanta Humala, nel ballottaggio di domenica contro Keiko Fujimori, figlia dell’ex presidente Alberto, già condannato nel suo stesso paese per i crimini commessi nella guerra degli anni Novanta contro le guerriglie. L’AIDESEP si è scontrata duramente con il governo peruviano negli ultimi anni, contro le concessioni minerarie e petrolifere in Amazzonia, e il suo leader Alberto Pizango è attualmente in carcere. Pubblichiamo qui il comunicato apparso sul sito dell’Organizzazione.

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Nuovi sfide per il movimento indigeno

Luis Ángel Saavedra

Il Congresso indigeno rinnova i dirigenti ma mette in evidenza divergenze interne

Nuove sfide e moniti ha lasciato il IV Congresso della Confederazione delle Organizzazioni Indigene dell’Ecuador (CONAIE), la principale organizzazione indigena del paese, realizzato il 1 e 2 aprile nella città amazzonica di Puyo.

L’evento ha avuto lo scopo di rinnovare la dirigenza e di analizzare la posizione di questa organizzazione indigena di fronte ai programmi governativi, specialmente la convocazione della consultazione popolare e del referendum per modificare la Costituzione riguardo la giustizia, i mezzi di comunicazione, il carcere preventivo ed altri temi generali, come la proibizione di corride di tori od il funzionamento delle case di tolleranza. Questa consultazione, nella quale il movimento indigeno ha anticipato che opterebbe per il No, è stata convocata dal presidente Rafael Correa per il prossimo 7 maggio.

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Argentina: tribunale a favore della Benetton contro gli indigeni di cui ha comprato le terre

Pochi giorni dopo l’annuncio fatto dalla presidente argentina Cristina Fernández su un progetto di legge per limitare l’acquisto di terre da parte di imprese straniere, lo scorso 3 marzo il tribunale di Esquivel nell aprovincia di Chubut nella Patagonia ha definito illegale l’occupazione di terre fatta dalla comunità Santa Rosa e obbliga la comunità ad andarsene. Prosegui la lettura »

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L’uso indebito del reato di terrorismo per criminalizzare dirigenti indigeni e sociali

 

La Federazione Internazionale per i Diritti Umani (FIDH), la Commissione Ecumenica per i Diritti Umani (CEDHU), la Fondazione Regionale di Consulenza sui Diritti Umani (INREDH) ed il Centro per i Diritti Economici e Sociali (CDES) esprimono la propria preoccupazione per la crescente criminalizzazione della protesta sociale delle comunità indigene dell’Ecuador mobilitate nella rivendicazione dei propri diritti di fronte allo sfruttamento minerario su grande scala nei loro territori.

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Nuova aggressione a San Juan Copala: 2 morti ed un ferito grave

Municipio Autónomo de San Juan Copala

Ieri sera mentre si dirigevano a Yosoyuxi Copala sono stati barbaramente assassinati in una imboscata in località tre croci i compagni Teresa Ramírez Sánchez e Serafín Ubaldo, mentre risulta gravemente ferito il compagno Jordán Ramírez Gonzalez.

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Contro la scrittura letteraria di Vargas Llosa

Non credo che il Premio Nobel per la letteratura o i premi letterari in generale abbiano qualche legittimità. Non mi interessa tanto discutere se il premio Nobel per la letteratura a Vargas Llosa sia giusto o ingiusto, è solo così arbitrario come tutti in generale. Ciò che mi interessa indagare è il modo in cui sembra che ampi settori della sinistra accettino esplicitamente o implicitamente che Vargas Llosa sia un intellettuale organico dell’internazionale neoliberale conservatrice, uno sbirro dell’impero e, allo stesso tempo, l’autore di alcuni romanzi di indiscutibile valore letterario. Articolo di Luis Martín-Cabrera

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Termina lo sciopero della fame dei prigionieri mapuche, ma continuano le trattative

Per ragioni umanitarie e per i progressi fatti dal governo cileno partendo dalle sue precedenti proposte, i prigionieri mapuche hanno deciso di terminare lo sciopero della fame che stava per giungere a 90 giorni. Le trattative comunque continueranno.

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Fratelli mapuche, vi vogliamo vivi, per lottare!

Lucía Sepúlveda Ruiz

I prigionieri politici mapuche continuano a dare ai movimenti sociali, ai popoli oppressi e a coloro che lottano per i diritti umani una grande lezione etica, sociale e politica. È cresciuta la speranza, è rinata la solidarietà, si è nuovamente cominciato a calcare le strade… E questo sta succedendo in uno dei paesi dell’America Latina socialmente più arretrati ed alieni ai cambiamenti, nel nostro regno cileno del consumo e della mancanza di compromessi. In mezzo a ciò si manifesta un potente movimento che è venuto formandosi in decenni di quotidiane e dure lotte nelle depredate comunità del sud, di cui sono protagonisti uomini la cui sorte è legata alla terra, oggi incarcerati, e donne che sono la terra, portavoce dei suoi dolori.

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I paramilitari dentro San Juan Copala, riepilogo della tragedia

L’ultimo comunicato del Municipio Autonomo di San Juan Copala che riassume gli avvenimenti dell’ultimo mese

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I Mapuche rifiutano la proposta del governo

Martedì scorso le relazioni tra il governo del Cile e la comunità mapuche di questo paese sono tornate a essere tese, dopo che i rappresentanti del popolo indigeno hanno rifiutato una convocazione per il dialogo proposto dal presidente Sebastián Piñera.

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Mapuche

Dalla prigione e dopo 60 giorni, 34 dirigenti mapuche sono in sciopero della fame per protestare poiché alle loro rivendicazioni è stato risposto con una brutale repressione, incluso con l’applicazione della legge antiterrorismo che assoggetta i civili alla giustizia militare, annulla le garanzie giudiziarie e triplica le condanne.

articolo di Juan Diego García

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Cile: Piñera annuncia unilateralmente la costituzione di un tavolo di confronto con i Mapuche

Corteo a Santiago: No alla legge AntiterroristaMentre continua lo sciopero della fame dei 32 prigionieri politici mapuche iniziato il 12 luglio. Il presidente cileno ha annunciato durante una delle celebrazioni per il Bicentenario dell’indipendenza che la prossima settimana verrà costituito un tavolo di confronto con le comunità indigene drammaticamente represse attraverso la legge antiterrorista approvata durante la dittatura di Pinochet e mai abrogata.

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