Il sequestro di emigranti

Jorge Durand

La Commissione Nazionale dei Diritti Umani (CNDU) ha recentemente pubblicato il Rapporto speciale sul sequestro di emigranti in Messico. Si tratta di un documento dettagliato e sostentato da un ampio lavoro di indagine in differenti luoghi di sosta migratori, dipartimenti governativi, case per emigranti e luoghi di transito. In più di 2 mila visite di lavoro sul campo si sono potuti costatare 214 casi di sequestro di indocumentati e, dato che si tratta di rapimenti di massa sono varie migliaia le persone coinvolte in queste azioni.

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Iniziativa: contro le dighe Enel in America Latina

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Pachamamismo eurocentrico

Andrés Soliz Rada

Raúl (Prada) Alcoreza ha commentato la mia nota “Territori Ancestrali nella Costituzione Boliviana” (“Rebelión”, 28-10-11), in questi termini:

“Andrés (Soliz) Rada è un nazionalista. Non ha superato quell’orizzonte, continua con l’illusione dello stato-nazione, come la maggioranza del governo. Non intende che questo modello è subalterno e sottomesso alla geopolitica di dominazione del sistema-mondo capitalista. Questi stati ci sono per garantire il trasferimento delle risorse naturali al centro dell’economia-mondo capitalista. Puntano a mantenere la dipendenza attraverso il modello estrattivista. I nazionalisti si illudono con il progressismo e l’estrattivismo allo stesso modo come facevano le elite liberali del XIX secolo. I nazionalisti non intendono lo spostamento epistemologico, teorico, politico, culturale e civilizzatore della proposta decolonizzatrice indigena della costruzione dello stato plurinazionale comunitario ed autonomo, non intendono che è una proposta di transizione integrale che rompe con la modernità, l’unica forma per vincere il capitalismo. L’altro, il progressismo e l’estrattivismo, è tornare a consegnare le nostre ricchezze alla voragine capitalista, il nazionalismo è una ideologia che legittima quella dominazione” (“Foro Bolivia”, 07-11-11).

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La “pacificazione” delle favelas e il Mondiale

Forze di polizia collegate al governo dello stato di Rio de Janeiro ancora una volta hanno fatto una occupazione militare nella capitale della provincia, questa volta le favelas Rocinha, Vidigal e Chácara do Chapéu. La giustificazione per l’azione è l’attivazione di un’altra Unità di Polizia di Pacificazione (UPP)

La Rocinha ha 70 mila abitanti ed è considerata la favela più grande dell’America Latina. L’occupazione ha avuto inizio il 13 novembre e proseguirà fino al consolidamento dell’UPP. Nella città  sarà la numero 19. La prima esperienza avvenne nella favela Santa Marta, il 20 novembre 2008. Le UPP sono un progetto della Segreteria per la Sicurezza Pubblica della provincia di Rio de Janeiro, sviluppate durante il governo di Sergio Cabral, ed hanno come obiettivo, in teoria, di espellere le bande di narcotrafficanti dalle favelas e istituire sistemi di sicurezza comunitari.

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Morti globali

Gustavo Duch

Di fronte allo schermo del computer, mentre prende il suo primo caffé, studia gli indici della borsa. I debiti sovrani europei sono poco affidabili, la borsa continua in caduta libera ed il petrolio è troppo instabile, ci sono stati dei ritrovamenti insperati. Dove investire? Le curve dei cereali di base sono, per i suoi gusti, troppo piatte.

Prende il telefono e in pochi secondi le agenzie di stampa offrono nuovi titoli: gravi siccità nei paesi asiatici, una informazione di una agenzia internazionale mette in allarme su un prossimo deficit di alimenti in un pianeta di 7.000 milioni di persone, si constata un importante aumento del consumo di carne, in Europa si studia di incrementare l’uso degli agrocombustibili…

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Le sinistre nell’occhio del ciclone

Raúl Zibechi

Nell’edizione di novembre di Le Monde Diplomatique, Serge Halimi svolge un lungo articolo sul panorama dei problemi che la sinistra europea attraversa. Sulla Sinistra che non vogliamo più, apre una forte critica ai governi che si proclamano socialisti per la loro gestione della crisi, giacché non trova molte grandi differenze tra ciò che fanno i conservatori ed i progressisti una volta che dirigono la cosa pubblica.

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La megaindustria forestale cilena ed il territorio Mapuche

Un conflitto dietro le cortine della “Democrazia”

Eduardo Mondaca M.

“Le bugie hanno accoltellato le carte / e si sono infettate le ferite della storia / un tiepido vento di cimitero ti rinfresca / mentre dalla nube d’argento scoppiano scariche elettriche  / piovono indigeni in lancia / pioggia negra color della vendetta”

David Aniñir

Una realtà filtrata

In un paese come il Cile, dove la ricchezza è del tutto concentrata, l’alleanza del potere politico e del potere economico fa cadere la propaganda ideologica in modo più arbitrario che nei regimi dittatoriali. Questa propaganda, statale e dell’elite imprenditoriale, occultata tra le centinaia di pieghe della struttura informativa e simbolica dei grandi mezzi di comunicazione avvolge tutta la popolazione, creando conseguenze eziologiche ed ideologiche molto chiare nella società.

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Daniel Ortega è rieletto Presidente

Introduzione all’articolo “Il Nicaragua sandinista conferma e sottoscrive” di Maurice Lemoine – Le Monde Diplomatique

Giorgio Trucchi

Managua, 13 novembre (LINyM) – Dopo meno di una settimana dallo svolgimento delle elezioni in Nicaragua, i magistrati elettorali hanno diffuso i risultati finali, secondo i quali il presidente Daniel Ortega (Fsln) è stato rieletto con il 62,46 per cento dei voti. Al secondo posto Fabio Gadea Mantilla (Alianza Pli) con il 31 per cento, che precede l’ex presidente Arnoldo Alemán, fermo a un misero 5,91 per cento.

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“Il più abile presidente nel danneggiare i piccoli paesi dell’America Latina è stato Lula, ti puntava il pugnale mentre ti sorrideva”

Martín Cúneo

Per comprendere perché le multinazionali continuano a controllare in Bolivia il settore degli idrocarburi bisogna ricordarsi i primi mesi del Governo di Evo Morales, quando fu decretata la nazionalizzazione. E alcuni mesi dopo, quando furono firmati i contratti di sfruttamento delle imprese multinazionali. Per questo, niente di meglio che parlare con Andrés Soliz Rada, il ministro degli Idrocarburi che firmò il decreto di nazionalizzazione. E che dopo poco tempo rinunciò, quando dichiarò che la nazionalizzazione aveva perso il suo significato originale per le pressioni delle multinazionali.

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“Questo Correa non lo riconosco”

Martín Cúneo

Intervista ad Alberto Acosta

Alberto Acosta, ex presidente dell’Assemblea Costituente ed economista ecuadoriano, è stato uno dei redattori del programma di governo del partito di Rafael Correa, Alianza País. Disaccordi con il presidente Correa lo hanno portato ad allontanarsi e a denunciare da fuori la deriva estrattivista e poco partecipativa della “Rivoluzione Cittadina”.

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Iniziativa Patagonia senza dighe

Il coordinamento italiano Patagonia senza Dighe e la Fondazione Culturale Responsabilità Etica
promuovono
una serata di informazione, musica, produzioni dal basso, fotografia e danze
per fermare il progetto HydroAisèn nella Patagonia cilena

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La Comunitaria del Guerrero dimostra che la polizia può essere un bene del popolo

Gloria Muñoz Ramírez

Come la maggior parte del territorio messicano, la Montagna del Guerrero è una sorgente ribollente nella quale è presente la delinquenza organizzata, l’esercito, i megaprogetti minerari, le autorità statali e le polizie locali e, a fianco della resistenza, il Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie-Polizia Comunitaria (CRAC-PC), della Costa e della Montagna, con i loro particolari processi interni.

Il 15 ottobre la Polizia Comunitaria ha celebrato il suo XVI anniversario nella comunità di Paraje Montero, in una atmosfera rarefatta per la presenza inaspettata di membri degli uffici statali, ed anche perché giorni prima cinque presunti narcotrafficanti erano stati catturati dalla Comunitaria. La questione è stata mantenuta in totale riserbo mentre si celebrava il festeggiamento con la convocazione dei rappresentanti indigeni di altre parti del paese, con oltre migliaia di tlapanechi, mextechi, nahua e meticci dei vicini municipi che mantengono un loro proprio sistema di sicurezza.

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Guerra, politica, resistenze e alternative

(Intorno al dibattito sull’etica e la politica)

Arturo Anguiano

La guerra della paura e dell’insicurezza

Il testo del Subcomandante Insorgente Marcos1 pone delle questioni centrali che caratterizzano l’attuale situazione del paese. La guerra contro il cosiddetto crimine organizzato, particolarmente contro le mafie del narcotraffico, che dall’inizio del suo mandato Felipe Calderón ha messo in pratica, è una guerra che non dice ciò che è, che si nasconde e, nei fatti, ha condizionato l’insieme della gestione statale, trasformandosi nel segno distintivo del panismo al potere. È chiaro che questa guerra non è stata imposta a Calderón, non è stata il risultato di una crisi specifica causata da qualche salto qualitativo del crimine organizzato che, senza rimedio, richiedeva di cambiare in modo radicale le priorità governative.

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Bolivia: Tensioni nel processo di cambiamento

Alfredo Serrano e Iñigo Errejón

Recentemente la Bolivia è tornata all’attualità mediatica internazionale per un aumento delle tensioni sociali: le proteste di gennaio 2011 per l’eliminazione dei sussidi alla benzina, la controversia per il progetto della strada che univa le vallate subandine con l’amazzonia, il cui secondo tratto passa per il Territorio Indigeno Parco Naturale Isiboro Secure (Tipnis), ed i risultati delle recenti elezioni di tutto l’organo giudiziario. La maggioranza delle letture, alcune conservatrici ed altre irresponsabilmente critiche, dimenticano tre aspetti fondamentali; da una parte, che in Bolivia la protesta sociale è il mezzo privilegiato per rivolgere le richieste politiche allo stato – e non un fatto anormale o necessariamente espressione di crisi –, dall’altra parte, che l’opposizione non potrà capitalizzare l’erosione governativa senza un programma, una leadership ed una proposta credibile per il paese; e per ultimo, la ridefinizione negli ultimi anni in Bolivia del termine politica e democrazia.

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Comunicato dell’ELN per la morte del Comandante Alfonso Cano

L’Esercito di Liberazione Nazionale della Colombia esprime il suo profondo senso di solidarietà a tutte le donne e gli uomini dell’Organizzazione fraterna delle FARC, così come alla famiglia del Comandante Alfonso Cano, caduto il 4 novembre scorso in un combattimento diseguale.

Non c’è nulla di strano nel cadere in combattimento, o che la nostra esistenza finisca durante il cammino, nelle più diverse circostanze; questa eventualità la assumiamo interamente e niente fermerà la nostra lotta per gli ideali di pace, di benessere, di felicità del nostro popolo e di sovranità della Nazione.

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