Striscione al Pincio contro l’Enel in Colombia

Ieri striscione al Pincio in contro l’Enel in Colombia, in solidarietà con gli sgomberati del Quimbo Domani presidio sotto la sede Enel alle 15.00

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Sgomberati i blocchi alla diga Enel in Colombia

Le prime notizie che ci arrivano dai media mainstream parlano di sgombero concluso con tre feriti tra i contadini che bloccavano da giorni l’accesso al cantiere. Gli squadroni antisommossa colombiani hanno impiegato un massiccio lancio di lacrimogeni. Il generale José Vicente Segura ha dichiarato che la “situazione è totalmente sotto controllo”. Prosegui la lettura »

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ENEL : GIU’ LE MANI DALLA COLOMBIA

MANIFESTIAMO IL SOSTEGNO ALLA LOTTA CONTRO LA COSTRUZIONE DELLA DIGA ENEL DEL QUIMBO

GIOVEDI’ 16  FEBBRAIO 2012 – ORE 15,00

MANIFESTAZIONE VLE REGINA MARGHERITA 125  – ANGOLO VIA SAVOIA

Sotto la sede ENEL di Roma

L’Enel-Endesa attraverso la società controllata colombiana EMGESA da anni ha messo gli occhi sul fiume RIO MAGDALENA in Colombia con l’intenzione di costruire una DIGA che distruggerà il sistema ECO AMBIENTALE della regione del HUILA.

Da anni le  comunità di questa regione colombiana resistono al progetto e da mesi hanno occupato le terre dove dovrebbe sorgere la DIGA. Il 14 FEBBRAIO l’ESERCITO e le forze di polizia si preparano allo sgombero delle terre occupate.

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Il popolo boliviano vive la più grande rivoluzione sociale

Luis Hernández Navarro

Intervista al vicepresidente della Bolivia, Álvaro García Linera

“Gli indigeni, che erano predestinati ad essere contadini, operai, portieri o camerieri, oggi sono ministri, legislatori, direttori di imprese pubbliche, magistrati, governatori o presidente”.

Álvaro García Linera, oltre ad essere il vicepresidente della Bolivia, è uno degli intellettuali latinoamericani di sinistra più importanti del continente. Anche se la sua professione iniziale è quella di matematico (la studiò nell’Università Nazionale Autonoma del Messico), si è formato come sociologo nel carcere e nella pratica.

Ha teorizzato l’esperienza boliviana di cambiamento come nessuno lo ha fatto, come dire, con originalità, profondità e freschezza. E l’esperienza boliviana oggi è un riferimento obbligato e sempre più di maggior influenza sul movimento popolare latinoamericano. García Linera conosce e domina a fondo il marxismo classico, ma è molto lontano dall’essere dottrinario. Il suo pensiero è molto influenzato dall’opera di Pierre Bordieu.

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Enel prepara il massacro

esmadDa un lato ci sono centinaia di persone, pescatori, costruttori, braccianti, contadini e mezzadri, accampati lungo il fiume. Dall’altro buldozer, scavatrici, luci che illuminano a giorno il cantiere degli italiani e degli spagnoli.
In mezzo esercito e ESMAD, i tristemente famosi squadroni antisommossa colombiani che dalla loro creazione ad oggi, hanno ucciso decine di presone reprimendo il dissenso. Prosegui la lettura »

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Falklands-Malvinas, la posta in gioco è il petrolio

A trent’anni dalla guerra che condannò la dittatura militare argentina, i paesi dell’America Latina sostengono le rivendicazioni di Cristina Fernandez all’Onu. La lotta per queste piccole isole strappate dalla Gran Bretagna nel 1830, rimpiazzando i vecchi abitanti con coloni anglosassoni, nasconde quella per il petrolio che si trova sotto le sue acque territoriali. Prosegui la lettura »

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La democrazia elettorale nella crisi del sistema

Raúl Zibechi

Dal colpo di stato in Honduras, già più di due anni fa, si sono moltiplicati i segnali del fatto che le elite mondiali cercano di affrontare la crisi del sistema in modo autoritario, passando sopra alle forme democratiche che a suo tempo loro stesse hanno fissato come modo di risolvere i conflitti sociali e politici. Anche se per ora i golpe sono l’eccezione, le pratiche autoritarie stanno diventando normali e si stanno estendendo in quello che può trasformarsi in un accerchiamento politico-militare delle forze antisistema.

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L’amministrazione dell’ordine

Alfredo Molano Bravo

Il fronte di guerra delle cosiddette bacrim (bande criminali, n.d.t.) – che non sono altro che il nuovo nome con il quale Uribe ha battezzato il paramilitarismo a favore della sua politica di nascondere la spazzatura sotto il tappeto – cresce e si consolida.

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Politiche sociali, governi progressisti e movimenti antisistema

Raúl Zibechi

Ondate di attivismo sociale hanno in America Latina modificato la relazione di forze ed hanno avuto come conseguenza indiretta l’insediamento nella maggior parte dei paesi del Sudamerica di un insieme di governi progressisti e di sinistra. L’azione collettiva ha cancellato il periodo neoliberale caratterizzato dalle privatizzazioni, dalla deregolamentazione e dall’apertura delle economie, ed ha aperto una fase più complessa nella quale convivono linee di uno stesso modello con la ricerca di percorsi basati su un maggiore protagonismo degli stati e la costruzione dell’integrazione regionale. Riguardo le politiche sociali il protagonismo dei movimenti sociali è stato decisivo nel configurare situazioni di crisi dove l’influenza dei soggetti popolari è risultata determinante al momento di chiudere una fase. A sua volta, le risposte date dagli stati nelle situazioni di maggior emergenza sociale, hanno permesso la nascita di una seconda generazione di politiche sociali che in qualche modo sostituiscono le politiche centrate e compensatorie del periodo neoliberale (Clemente; Girolami, 2006). Questa nuova gamma di politiche non solo estende ma aumenta anche le diverse prestazioni già esistenti, stabilendo nuovi modi di relazione società-stato che influiscono sul tipo di governabilità che i governi della regione, chiamati progressisti, in qualche modo inaugurano. Le nuove forme di governo, nelle quali le politiche sociali giocano un ruolo rilevante, si confrontano e si ripercuotono, allo stesso tempo, sulle caratteristiche dei movimenti nati in questa fase che si differenziano da quelli del periodo precedente in cui i sindacati avevano un ruolo centrale. I movimenti che sono stati protagonisti nel decennio del 1990 sono su base territoriale, rappresentano gli esclusi dal neoliberismo, i disoccupati, i senza tetto, i senza terra e senza diritti, insomma quelli che abitano la cantina delle società, hanno una forte impronta culturale e identitaria, ed un ruolo protagonista delle donne e delle famiglie (Zibechi, 2003).

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Brasile: la resistenza di Pinheirinho

All’alba di questa mattina le squadre antisommossa della polizia militare di San Paolo sono entrate in azione per sgomberare la favela di Pinheirinho a San Jose dos Campos. Almeno 7 i morti negli scontri ancora in corso tra abitanti e polizia. Lo sgombero è avvenuto dopo che il giudice federale Carlos Alberto Antonio si era pronunciato favorevole a prendere possesso dell’area occupata dalla favela, respingendo i ricorsi, ma rimandando la decisione definitiva ad altre cariche del sistema giudiziario brasiliano. D’altronde con il fallimento dell’impresa immobiliare Selecta le autorità dello stato federale di San Paolo non si erano mostrate inclini ad evitare lo sgombero e a continuare il percorso di riqualificazione urbana partecipato e avviato da un pezzo con la comunità degli abitanti. Per qualcuno dopo l’uscita di scena degli speculatori di Selecta il territorio di Pinheirinho deve aver assunto la forma del dollaro!

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Dirigenti del Sinaltrainal vittime di false accuse dei paramilitari

19 gennaio 2012

In data 14 dicembre 2011, la Procura 28 dell’Unità Nazionale contro il Terrorismo – Indagini sulla Parapolitica, ha informato Juan Carlos Galvis e William Mendoza, lavoratori della Coca Cola e dirigenti del Sinaltrainal, di aver aperto una indagine preliminare per i delitti di associazione a delinquere e probabilmente di terrorismo.

L’indagine preliminare è stata aperta il 26 gennaio 2010, fondandosi sulle accuse fatte nelle loro deposizioni libere dai paramilitari Saúl Rincón, Wilfred Martínez Giraldo chiamato  “Gavilán” e Rodrigo Alzate chiamato “Julián Bolívar”.

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Diga ENEL in Colombia, il governo promette di rivedere il progetto e viene interrotto il blocco del cantiere dopo 14 giorni

Martedì notte Asoquimbo, che raccoglie la popolazione locale ostile al megaprogetto, ha tolto i blocchi stradali che impedivano ad Impregilo l’inizio dei lavori. La deviazione del fiume Magdalena finalizzata alla costruzione della centrale idroelettrica è stata scongiurata. Enel vuole costruire la diga in un’area dove si trova una Riserva Forestale Amazzonica e terreni ad alta produttività agricola, l’energia prodotta serve a sostenere l’estrazione mineraria in altre zone. Prosegui la lettura »

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Bande criminali in Colombia: il nuovo volto degli smobilitati

Neirlay Andrade

In Colombia i paramilitari continuano ad operare, benché il governo si vanti dei suoi presunti piani di smobilitazione.

Sei dipartimenti della Colombia hanno cominciato l’anno con una recrudescenza del conflitto armato. Il nordest del paese ha vissuto, in meno di una settimana, l’esecuzione di uno dei capi del crimine organizzato della zona, l’imposizione di uno sciopero armato e la militarizzazione della regione.

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Cile: La rivoluzione dei pinguini

Raul Zibechi

Gli studenti cileni non solo mettono in questione l’educazione che ricevono perché è mercantile ed elitaria, e perché riproduce e approfondisce le disuguaglianze, ma nelle scuole occupate mettono in pratica l’educazione che sognano e per la quale lottano da anni.

“Se i lavoratori possono autogestire una fabbrica, noi siamo in grado di gestire in autonomia il liceo”, butta lì con un sorriso stampato in faccia Christopher, 17 anni, studente del liceo “Luis Corvera Galecio A-90″, nel municipio di San Miguel de Santiago. Il liceo è stato occupato come altri 200 in città, ma il 26 settembre ha deciso di seguire l’esempio dei lavoratori della fabbrica di ceramica Zanon di Neuquén (Argentina), occupata dai lavoratori e rimessa in funzione già da dieci anni.

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Una riflessione dall’America Latina sul tema: le sinistre e la fine del capitalismo

Raúl Zibechi

L’attuale crisi mondiale sta frammentando il pianeta in regioni a tal punto che il sistema-mondo è prossimo ad una crescente disarticolazione. Uno degli effetti di questa crescente regionalizzazione del pianeta è che i processi politici, sociali ed economici non si manifestano più nello stesso modo in tutto il mondo e producono divergenze – in futuro, forse, biforcazioni – tra il centro e la periferia.

Per le forze antisistemiche questa disarticolazione globale rende impossibile il disegno di un’unica e sola strategia planetaria e inutili i tentativi di stabilire tattiche universali. Sebbene esistano ispirazioni comuni e obbiettivi generali condivisi, le diverse velocità che registra la transizione al postcapitalismo e le notevoli differenze tra i soggetti antisistemici minano possibili generalizzazioni.

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