Luis Fernando Borja, il colonnello che ha confessato 50 ‘falsi positivi’

Sair Buitrago

È alla quinta condanna e già cumula 200 anni di carcere, che per la confessione sono stati ridotti a 97 anni.

Il colonnello Luis Fernando Borja, l’ufficiale di più alto rango che abbia accettato di dichiararsi colpevole di ‘fasi positivi’, ha finito con l’essere sottoposto alla sua quinta condanna per quegli omicidi fuori dal combattimento. Le sentenze contro di lui, sommate, arrivano a 97 anni e 8 mesi di prigione.

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Manifestazione in difesa del Rio Magdalena e contro lo sgombero violento effettuato dallo stato colombiano

28/02/2012

Oggi 28 febbraio 2012 è formalmente iniziata la Giornata di Mobilitazione Nazionale per la Difesa del Territorio e del Rio Magdalena convocata dall’Associazione dei Danneggiati dalla Diga El Quimbo – ASOQUIMBO.

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El Quimbo – “Ho portato alla luce un mostro politico ed economico”: Bladimir Sánchez

L’autore di “Il video che il Governo non vuole che noi vediamo”, è vittima di minacce che lo costringerebbero all’esilio. Il motivo: un suo reportage, pubblicato martedì, mostra come varie persone siano scacciate violentemente dalla Forza Pubblica dalla diga “El Quimbo”.

L’intera Colombia e vari paesi stranieri sono stati testimoni degli abusi che ha commesso la forza pubblica durante uno scontro contro i cittadini del Huila, grazie a “Il video che il Governo non vuole che noi vediamo”. Le immagini mostrano la resistenza che ha fatto un gruppo di cittadini di fronte lo sgombero portato avanti dal Governo per proseguire le opere di costruzione della diga “El Quimbo”, nelle frazioni situate lungo le rive del rio Magdalena nel dipartimento del Huila.

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Aysén: I figli dei portavoce del movimento sociale sono stati liberati

Il portavoce del Movimento Sociale per la Regione di Aysén, Misael Ruiz, ha confermato l’arresto da parte dei Carabinieri di suo figlio e di quello di Iván Fuentes.

Il secondo portavoce dell’organizzazione e presidente regionale del sindacato dei pescatori artigianali e dei sub pescatori di frutti di mare, Misael Ruiz, ha risposto alle dichiarazioni del Presidente della Repubblica, Sebastián Piñera, e del Gobierno, Andrés Chadwick, ed ha riferito a Nación.cl la situazione della zona.

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Cile: il popolo di Aysén occupa la strada e lotta

Una vera rivolta popolare sta avvenendo nella località di Aysén, in piena Patagonia cilena. La popolazione chiede l’attenzione dello stato giacché le sue numerose rivendicazioni non sono tenute in conto.

Uniti con la parola d’ordine “Il Tuo Problema è il Mio Problema” lunedì 20 febbraio uno storico e affollato corteo ha percorso le strade di Coyhaique. Oltre cinquemila persone hanno marciato per vecchie rivendicazioni. Il giorno precedente a P.to Aysén c’era stata una massiccia protesta sociale.

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Emergenti e tradizionalisti in lotta

ELN

Le piroette dell’ex-commissario di Pace, Luís Carlos Restrepo, che si considera un perseguitato politico, è il riflesso della lotta tra le frazioni oligarchiche della classe emergente, che ha governato la Colombia per 8 anni sotto la mano di ferro del presidente Uribe, con i voti ottenuti con il piombo e le motoseghe, e la frazione oligarchica tradizionalista che ora il presidente Santos rappresenta.

Però sia Restrepo, che María del Pilar Hurtado, non sono altro che i capi di livello medio dell’oligarchia mafiosa, perché il loro capo ieri come oggi continua ad essere l’ex-presidente Uribe, che continua a tirar fuori la testa, per mettersi di traverso alla giustizia con la quale ha avuto infiammate battaglie durante i suoi due mandati presidenziali, quando i suoi funzionari non furono docili alle sue illegalità.

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Bolivia: Le contraddizioni non sono bellissime ma catastrofiche

Pablo Mamani Ramirez

Il Vicepresidente della Bolivia, Álvaro García Linera, nella sua presentazione presso l’Istituto di Ricerche Economiche dell’Università Nazionale Autonoma del Messico dello scorso 7 febbraio, ha affermato riguardo le ultime lotte sociali: “Sono i problemi che viviamo, le tensioni, le bellissime tensioni rivoluzionarie di un processo vivo, di un processo che in ogni momento si retroalimenta, che modestamente offre le sue esperienze alle esperienze di altri popoli e del continente”.

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Cronaca dell’orrore dall’Honduras

In un incendio divampato mercoledì nel carcere di Comayagua sono morti carbonizzati 360 detenuti. La polizia non ha aperto le celle per paura della fuga dei detenuti, e ha sparato contro ad alcuni di loro che tentavano la fuga rompendo il tetto. Purtroppo non è la prima volta che in Honduras centinaia di detenuti muoiono in un masscro in carcere, voluto o accidentale che sia. Prosegui la lettura »

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Henrique Capriles, chi è lo sfidante di Chavez

Il giovane governatore dello stato di Miranda ha vinto le primarie della coalizione anti-chavista e si scontrerà con Chavez il prossimo 7 ottobre. Ricco, ha completato i suoi studi negli Stati Uniti, in Belgio, in Italia, si dice disposto a continuare a finanziare istruzione e sanità come ha fatto Chávez ma ostile alle nazionalizzazioni delle imprese. Ecco qual’è il quadro politico venezuelano a sei mesi dal voto che deciderà il presidente per i prossimi 6 anni. Prosegui la lettura »

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ELN “Sì alla tregua se si aprono dei negoziati”

COLOMBIA. L’Esercito di Liberazione Nazionale ha dichiarato che accetterà la tregua bilaterale proposta dal gruppo Colombiani per la Pace, sempre che si decida “nel quadro di un tavolo di dialogo e all’interno di un’agenda di Risoluzione Politica del conflitto”. Prosegui la lettura »

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La terra, l’acqua e la resistenza

Raúl Zibechi

Ciò che sta succedendo in America Latina riguardo ai beni comuni (acqua, terra, biodiversità) è qualcosa di più di una successione di conflitti locali. Per il momento l’intensità degli scontri dà l’impressione di essere incamminati verso una conflagrazione generale, che per ora ha manifestazioni locali e regionali, ma che si ripetono in quasi tutti i paesi.

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La gente contro Enel. La partita è ancora aperta.

Dopo lo sgombero di martedí scorso, quando l’impresa italiana ENEL ha sollecitato l’intervento degli agenti anti sommossa contro pescatori e contadini che difendevano il fiume Magdalena, nel sud del paese, dal progetto idroelettrico EL Quimbo,  la partita sembra aprirsi nuovamente. Prosegui la lettura »

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Argentina: In Catamarca cresce la resistenza contro la megaminiera

Centinaia di persone resistono con fermezza alla repressione e alle squadracce armate delle miniere.

I partecipanti all’assemblea che rifiutano la miniera a cielo aperto in Catamarca oggi hanno denunciato che c’è una presunta “squadraccia pro-miniera che controlla gli accessi” alla città di Andalgalá con l’obiettivo, sembrerebbe, di impedire l’ingresso dei manifestanti che arrivano per unirsi alla protesta.

Gli abitanti catamarchini hanno fatto conoscere la situazione attraverso un comunicato distribuito dall’Unione delle Assemblee Cittadine che manifesta in varie parti del paese per richiedere la protezione dell’ambiente.

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Sotto l’Enel in solidarietà con la resistenza alla diga del Quimbo

Decine di persone hanno partecipato all’iniziativa sotto la sede centrale dell’ENEL a Roma in solidarietà con le popolazioni colombiane del HUILA in lotta da anni contro la realizzazione della diga sul RIO MAGDALENA e che da settimane occupavano i terreni sui quali apriranno i cantieri del MEGAPROGETTO. Proprio nelle giornate del 14 e 15 febbraio le comunità occupanti erano state sgomberate dalle forze di polizia colombiana che hanno agito spesso con il supporto e la supervisione della Sorveglianza privata della EMGESA (la società locale controllata da ENEL-ENDESA). Nel corso degli sgomberi di ieri era stato fermato e anche rilasciato un attivista – free lance italiano rilasciato dopo poche ore. Prosegui la lettura »

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Joaquín Pérez Becerra: Quando ti accusano di “terrorismo” perfino i difensori dei Diritti Umani se ne vanno correndo

Unai Aranzadi

Oggi comincia la montatura giudiziaria contro il Direttore di ANNCOL, giornalista colombiano residente in Svezia, detenuto in Venezuela ed estradato in Colombia.

Nella modesta sede dell’Associazione Jaime Pardo Leal, di Stoccolma, c’è un buco difficile da riempire. Lo spazio che Joaquín Pérez Becerra utilizzava per redigere le notizie che tanto davano fastidio al governo colombiano è rimasto vuoto, anche se non mancano altri rifugiati politici e pure giornalisti svedesi che continuano un lavoro di informazione legale in Scandinavia ed illegale in Colombia.

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