Etnomarxismo e lotte antisistema


Gilberto López y Rivas

In retrospettiva, dobbiamo evidenziare che la questione nazionale si è arricchita con il dibattito vietnamita sulle sue regioni culturali dopo la sconfitta statunitense, ma anche con le eredità di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti per l’Italia, e José Carlos Mariátegui per il Perù. A sua volta, le riletture della rivoluzione messicana hanno permesso di situare l’etnicità in questa dialettica tra il regionale e il nazionale che ingloba le entità etniche.

Ora diventa chiaro che non basta l’autodeterminazione politica della nazione e l’uguaglianza giuridico-formale. È ineludibile farsi carico della costituzione interna della nazione e della suo indirizzo classista, e tener conto che, in questa fase di transnazionalizzazione dello stato, l’indipendenza nazionale si trova profondamente messa in discussione, giacché la sovranità politica, economica e militare, la capacità fondamentale dell’autodeterminazione, è limitata o negata dall’attuale forma di riproduzione del capitale. Per questo, è fondamentale l’indipendenza in campo economico e la democratizzazione della società, nel senso di un esercizio di sovranità popolare; questo è, l’istituzione dell’egemonia delle classi subalterne che consenta quel indirizzo democratico popolare della nazione, così come la pluralità etnico-culturale attraverso le autonomie.

Da qui l’esigenza di riformulare una ricostruzione della nazione “dal basso”, dalle classi subalterne, basandosi a partire dai problemi e le domande delle maggioranze popolari, dalla storia e la realtà nazionale, dalla resistenza dei settori del popolo (come categoria classista), questo è, radicarsi e nutrirsi nello spazio e nel tempo nazionali. 

L’attuale transnazionalizzazione neoliberale richiede un’umanità indifferenziata, soggetta alle leggi del mercato, sequestrata dall’individualismo competitivo, la legge del più forte (darvinismo sociale), alienata dal consumismo e dall’egoismo possessivo. Il capitalismo neoliberale richiede anche un cosmopolitismo che rinunci all’identità nazionale, alla sovranità, all’autodeterminazione, alla salvaguardia delle risorse strategiche e naturali dei territori, alle autonomie indigene, alle democrazie partecipative, al socialismo; tutto questo in onore del conseguimento del “paradiso terreno” che significa la società capitalista proiettata come ideale da realizzare per una umanità di consumatori disadattati, senza patria e apolitici. Si vuole che il mondo, che offre la mondializzazione neoliberale, sia l’unico possibile, senza alternativa realizzabile, e che l’unica opzione realista debba essere il conformismo sociale e la rassegnazione politica.

Nonostante questo macchinario culturale, ideologico e politico, c’è nell’ambito planetario la resistenza degli sfruttati: popoli originari, afro discendenti, donne, omosessuali, lesbiche, studenti, operai e settori intermedi che formano il popolo nazione e manifestano contro gli effetti predatori del neoliberalismo, e per la violenza esacerbata in paesi che, come il nostro, è stata imposta una guerra sociale, che con il pretesto del narcotraffico, militarizza il territorio, criminalizza la protesta sociale e occupa tutti gli spazi pubblici per aumentare il controllo oligarchico e imperialista.

La lotta per la nazione come spazio dove hanno luogo le resistenze contro l’imperialismo e lo sfruttamento di classe passa attraverso la tutela della diversità etnica, regionale, nazionale e culturale, e attraverso il rafforzamento delle identità molteplici e complementari (cittadinanza, condizione di classe, attribuzione etnica, coscienza di genere, eccetera).

Nell’attuale epoca, caratterizzata da un aumento delle tendenze universaliste del capitale, troviamo, paradossalmente, la circolazione di un processo nazionalitario che cerca di dissolvere i legami nazione-borghesia verso un’entità nazionale di nuovo tipo: popolare, multietnica, pluralista e democratica.

Lo sviluppo della nazione tende, perciò, a rompere i limiti e a superare le contraddizioni della nazione borghese, che fondamentalmente si esprimono nello sfruttamento di classe, il razzismo, la segregazione dei popoli indigeni, l’oppressione peculiare della donna, la discriminazione di gruppi di età, l’esclusione dei giovani, il controllo imperialista delle nostre economie e società. Queste contraddizioni si danno all’interno delle nostre nazioni, e le lotte per superarle costituiscono l’essenza stessa della questione nazionale dei nostri giorni. L’etnomarxismo mette in rilievo il pensiero di José Carlos Mariátegui, che comprese l’importanza dei popoli indigeni in un’articolazione socialista e rivoluzionaria con altri settori sociali e culturali dei nostri ambiti nazionali.

È imprescindibile mantenere viva l’idea di una grande trasformazione sistemica della società e, soprattutto, aver fiducia nella capacità degli esseri umani di resistere e prevalere sull’irrazionalità e il caos.

Foto Cuartoscuro

17 aprile 2026

La Jornada

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Gilberto López y Rivas, Etnomarxismo y luchas antisistémicas”, pubblicato il 17-04-2026 in La Jornada, su [https://www.jornada.com.mx/noticia/2026/04/17/opinion/etnomarxismo-y-luchas-antisistemicas] ultimo accesso 18-05-2026.

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