Articoli con tag Neoliberalismo

Il dilemma kirchnerista

Pablo Stefanoni

La cosiddetta “Tragedia di Once” potrebbe essere un prima e un dopo del kirchnerismo. “Potrebbe” perché in politica tutto dipende dalle strategie degli uni e degli altri che vanno determinando il modo in cui vengono interpretati i fatti e le responsabilità, e vengono incolpati o assolti i governanti.  Senza dubbio ci sono tutte le condizioni obbiettive  per cui il governo paghi un alto costo, si vedrà se le soggettive si allineano, e come gioca l’assenza di opposizione. Al di là delle ragioni puntuali per cui un treno con circa 1500 passeggeri non ha frenato in tempo e si è schiantato contro i marciapiedi della stazione di Once, c’è tutto un substrato che parla del modo di far politica del peronismo kirchnerista, e mette in evidenza che le rotture con la “lunga notte neoliberista” degli anni 90 non sono tante né così profonde come ci dice la narrazione nazionale e popolare.

Prosegui la lettura »

Nessun commento

Il popolo boliviano vive la più grande rivoluzione sociale

Luis Hernández Navarro

Intervista al vicepresidente della Bolivia, Álvaro García Linera

“Gli indigeni, che erano predestinati ad essere contadini, operai, portieri o camerieri, oggi sono ministri, legislatori, direttori di imprese pubbliche, magistrati, governatori o presidente”.

Álvaro García Linera, oltre ad essere il vicepresidente della Bolivia, è uno degli intellettuali latinoamericani di sinistra più importanti del continente. Anche se la sua professione iniziale è quella di matematico (la studiò nell’Università Nazionale Autonoma del Messico), si è formato come sociologo nel carcere e nella pratica.

Ha teorizzato l’esperienza boliviana di cambiamento come nessuno lo ha fatto, come dire, con originalità, profondità e freschezza. E l’esperienza boliviana oggi è un riferimento obbligato e sempre più di maggior influenza sul movimento popolare latinoamericano. García Linera conosce e domina a fondo il marxismo classico, ma è molto lontano dall’essere dottrinario. Il suo pensiero è molto influenzato dall’opera di Pierre Bordieu.

Prosegui la lettura »

,

Nessun commento

Politiche sociali, governi progressisti e movimenti antisistema

Raúl Zibechi

Ondate di attivismo sociale hanno in America Latina modificato la relazione di forze ed hanno avuto come conseguenza indiretta l’insediamento nella maggior parte dei paesi del Sudamerica di un insieme di governi progressisti e di sinistra. L’azione collettiva ha cancellato il periodo neoliberale caratterizzato dalle privatizzazioni, dalla deregolamentazione e dall’apertura delle economie, ed ha aperto una fase più complessa nella quale convivono linee di uno stesso modello con la ricerca di percorsi basati su un maggiore protagonismo degli stati e la costruzione dell’integrazione regionale. Riguardo le politiche sociali il protagonismo dei movimenti sociali è stato decisivo nel configurare situazioni di crisi dove l’influenza dei soggetti popolari è risultata determinante al momento di chiudere una fase. A sua volta, le risposte date dagli stati nelle situazioni di maggior emergenza sociale, hanno permesso la nascita di una seconda generazione di politiche sociali che in qualche modo sostituiscono le politiche centrate e compensatorie del periodo neoliberale (Clemente; Girolami, 2006). Questa nuova gamma di politiche non solo estende ma aumenta anche le diverse prestazioni già esistenti, stabilendo nuovi modi di relazione società-stato che influiscono sul tipo di governabilità che i governi della regione, chiamati progressisti, in qualche modo inaugurano. Le nuove forme di governo, nelle quali le politiche sociali giocano un ruolo rilevante, si confrontano e si ripercuotono, allo stesso tempo, sulle caratteristiche dei movimenti nati in questa fase che si differenziano da quelli del periodo precedente in cui i sindacati avevano un ruolo centrale. I movimenti che sono stati protagonisti nel decennio del 1990 sono su base territoriale, rappresentano gli esclusi dal neoliberismo, i disoccupati, i senza tetto, i senza terra e senza diritti, insomma quelli che abitano la cantina delle società, hanno una forte impronta culturale e identitaria, ed un ruolo protagonista delle donne e delle famiglie (Zibechi, 2003).

Prosegui la lettura »

Nessun commento

Cile: La rivoluzione dei pinguini

Raul Zibechi

Gli studenti cileni non solo mettono in questione l’educazione che ricevono perché è mercantile ed elitaria, e perché riproduce e approfondisce le disuguaglianze, ma nelle scuole occupate mettono in pratica l’educazione che sognano e per la quale lottano da anni.

“Se i lavoratori possono autogestire una fabbrica, noi siamo in grado di gestire in autonomia il liceo”, butta lì con un sorriso stampato in faccia Christopher, 17 anni, studente del liceo “Luis Corvera Galecio A-90″, nel municipio di San Miguel de Santiago. Il liceo è stato occupato come altri 200 in città, ma il 26 settembre ha deciso di seguire l’esempio dei lavoratori della fabbrica di ceramica Zanon di Neuquén (Argentina), occupata dai lavoratori e rimessa in funzione già da dieci anni.

Prosegui la lettura »

, ,

Nessun commento

Le sinistre nell’occhio del ciclone

Raúl Zibechi

Nell’edizione di novembre di Le Monde Diplomatique, Serge Halimi svolge un lungo articolo sul panorama dei problemi che la sinistra europea attraversa. Sulla Sinistra che non vogliamo più, apre una forte critica ai governi che si proclamano socialisti per la loro gestione della crisi, giacché non trova molte grandi differenze tra ciò che fanno i conservatori ed i progressisti una volta che dirigono la cosa pubblica.

Prosegui la lettura »

Nessun commento

“Questo Correa non lo riconosco”

Martín Cúneo

Intervista ad Alberto Acosta

Alberto Acosta, ex presidente dell’Assemblea Costituente ed economista ecuadoriano, è stato uno dei redattori del programma di governo del partito di Rafael Correa, Alianza País. Disaccordi con il presidente Correa lo hanno portato ad allontanarsi e a denunciare da fuori la deriva estrattivista e poco partecipativa della “Rivoluzione Cittadina”.

Prosegui la lettura »

,

Nessun commento

Guerra, politica, resistenze e alternative

(Intorno al dibattito sull’etica e la politica)

Arturo Anguiano

La guerra della paura e dell’insicurezza

Il testo del Subcomandante Insorgente Marcos1 pone delle questioni centrali che caratterizzano l’attuale situazione del paese. La guerra contro il cosiddetto crimine organizzato, particolarmente contro le mafie del narcotraffico, che dall’inizio del suo mandato Felipe Calderón ha messo in pratica, è una guerra che non dice ciò che è, che si nasconde e, nei fatti, ha condizionato l’insieme della gestione statale, trasformandosi nel segno distintivo del panismo al potere. È chiaro che questa guerra non è stata imposta a Calderón, non è stata il risultato di una crisi specifica causata da qualche salto qualitativo del crimine organizzato che, senza rimedio, richiedeva di cambiare in modo radicale le priorità governative.

Prosegui la lettura »

, , , , , ,

Nessun commento

L’irresistibile aumento della militarizzazione

Raúl Zibechi

La recente approvazione del Trattato di Libero Commercio (TLC) tra la Colombia e gli Stati Uniti conferma la politica militarista del governo di Barack Obama verso l’America Latina, come la principale maniera per risolvere la crisi economica e il declino dell’egemonia globale e regionale. Ironie della vita, il TLC sollecitato dal conservatore George W. Bush dopo cinque anni è stato promulgato dal Congresso, sotto il progressista Obama, mostrando che quando si tratta degli interessi imperiali e multinazionali non ci sono differenze sostanziali tra i due partiti statunitensi.

Prosegui la lettura »

,

Nessun commento

Il Cile si sta risvegliando

Felipe Portales

Qualunque sia il risultato finale, il movimento studentesco sta provocando un risveglio della società cilena. Nell’illuminare quanto di cavernicolo c’è nell’attuale sistema educativo ed il suo legame con l’insieme del sistema economico-sociale imposto a sangue e fuoco dalla dittatura e consolidato pacificamente dalla dirigenza della Concertazione, sta permettendo alla società cilena di prendere coscienza della propria realtà.

Prosegui la lettura »

Nessun commento

I movimenti sociali si muovono molto lentamente (Brasile alla retroguardia dell’America latina)

L’articolo di Elaine Tavares ci fa una sintesi esauriente delle scelte neoliberali del governo socialdemocratico del PT che i movimenti non sono riusciti a bloccare. Dalla riforma delle pensioni alla mancata riforma agraria Lula ha saputo dividere i movimenti di protesta, cooptandone una parte o concedendogli vantaggi di categoria, e reprimendo o isolando l’altra. Una strategia che ha indebolito le organizzazioni sociali e sindacali brasiliane, oggi non in grado di rappresentare una forte opposizione di sinistra al governo Roussef. Prosegui la lettura »

,

Nessun commento

Ollanta il “neoliberale”

A due settimane dalle elezioni alcune dichiarazioni del nuovo presidente del Perù lasciano intravedere quale sarà la sua politica: in continuità con la scelta di apertura alle multinazionali minerarie e dei mercati, con qualche piano di assistenza ai poveri. La continuità con i governi precedenti è anche nella scelta degli uomini di governo. Tutto in quest’articolo di Diego Mendoza. Prosegui la lettura »

, ,

Nessun commento