Articoli con tag ELN

Le Bacrim… lo stesso narcoparamilitarismo

Il paramilitarismo in Colombia è ed è stato uno strumento repressivo e di terrore, al servizio degli interessi politici ed economici dell’elite dominante; protetti dallo stato, finanziati dai proprietari terrieri, dalla borghesia agraria e finanziaria e negli ultimi tempi dal narcotraffico che li ha fatti diventare degli eserciti privati del crimine.

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Carta aperta per la pace

Comunicato del comando dell’ELN

Nicolás Rodríguez Bautista

Signora governatrice del Valle, signori governatori del Cauca e del Nariño, signore sindache e sindaci dei suddetti dipartimenti, riuniti a Villa Rica (Cauca) lo scorso 11 maggio a.c.; signore e signori partecipanti alla Minga per la vita, il territorio e la pace, realizzata a Caloto e a Villa Rica, dipartimento del Cauca, nei giorni 9,10 e 11 maggio 2012; compatrioti, lottatrici e lottatori per la pace della Colombia.

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La guerriglia colombiana insiste per una soluzione politica del conflitto

L’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) ha insistito sulla necessità di una soluzione politica del conflitto armato interno e ha accusato il governo del presidente Juan Manuel Santos di puntare sulla guerra.

In un messaggio divulgato oggi, l’ELN sostiene che continuerà sul piede della lotta, ma impegnandosi a ricercare insieme a tutti i colombiani una forza che faccia pressione per la soluzione politica del conflitto e proponga i cambi che il paese vuole.

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Si rafforza il movimento politico colombiano

Nonostante lo sforzo dei grandi mezzi di informazione per minimizzare e occultare la Marcia Patriottica, portata a termine a Bogotà il 21 e 22 di questo mese di aprile, il suo impatto ha rotto la censura mediatica interna e ha passato le frontiere, dimostrando ancora una volta che solo la lotta e l’organizzazione del popolo e della nazione possono sgomberare il cammino per la pace, la giustizia e l’equità sociale, la democrazia e la sovranità, che la classe dominante colombiana e i suoi governi mai hanno posto nella loro agenda, perché governano alle spalle degli svantaggiati della Colombia.

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Il fallimento della guerra contro le droghe

Dopo più di 3 decenni di guerra controinsurrezionale, dove abilmente e con doppia morale l’oligarchia colombiana ha usato il narcotraffico per arricchirsi e come pretesto criminale contro i suoi nemici, sta riconoscendo che detta guerra ha fracassato e prospetta di discutere altre alternative a questo complesso problema che colpisce tutti i paesi del mondo.

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Biografia di Camilo Torres

Edgar Camilo Rueda Navarro

Nacque a Bogotà il 3 febbraio 1929. I suoi genitori furono Calixto Torres Umaña, noto medico, e Isabel Restrepo Gaviria. Di famiglia agiata, borghese e liberale.

Si diplomò al Liceo Cervantes nel 1946. Dopo aver studiato un semestre diritto nell’Università Nazionale di Colombia, entrò nel Seminario Conciliare di Bogotà, dove rimase sette anni, tempo durante il quale Camilo incominciò ad interessarsi della realtà sociale creando, insieme al suo compagno Gustavo Pérez, un circolo di studi sociali. Come cristiano si sentì attratto dal tema della povertà e della giustizia sociale.

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Comunicato dell’ELN

Il Comando Centrale dell’Esercito di Liberazione Nazionale esprime il suo profondo sentimento di dolore e solidarietà alla fraterna organizzazione delle FARC, a seguito dei dolorosi fatti accaduti nel mese di marzo nei dipartimenti di Arauca e Meta, dove un alto numero di guerriglieri sono stati selvaggiamente assassinati, bombardando i loro accampamenti sui quali sono state scaricate tonnellate di esplosivi.

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Riconoscere l’esistenza dei prigionieri politici, indispensabile per la pace

Nelle carceri del regime colombiano ci sono più di 8 mila prigionieri politici, tra i quali si contano migliaia di guerriglieri insorti, centinaia di dirigenti di movimenti sociali e centinaia di dirigenti dell’opposizione politica.

Tutti loro, come l’insieme della popolazione carceraria, sono sottoposti a disumane situazioni di detenzione.

Ai prigionieri politici vengono negati tutti i diritti umani riconosiuti dalle normative nazionali, così come tutti quelli che sono riconosciuti dal diritto internazionale e propri della loro condizione di prigionieri politici.

In virtù di quanto detto, nelle carceri c’è una profonda crisi umanitaria. Sono numerosi i casi in cui agli insorti non viene riconosciuto il diritto alla salute e lo stato li condanna alla pena di morte negandogli il diritto ad una pronta, adeguata e appropriata assistenza medica.

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Emergenti e tradizionalisti in lotta

ELN

Le piroette dell’ex-commissario di Pace, Luís Carlos Restrepo, che si considera un perseguitato politico, è il riflesso della lotta tra le frazioni oligarchiche della classe emergente, che ha governato la Colombia per 8 anni sotto la mano di ferro del presidente Uribe, con i voti ottenuti con il piombo e le motoseghe, e la frazione oligarchica tradizionalista che ora il presidente Santos rappresenta.

Però sia Restrepo, che María del Pilar Hurtado, non sono altro che i capi di livello medio dell’oligarchia mafiosa, perché il loro capo ieri come oggi continua ad essere l’ex-presidente Uribe, che continua a tirar fuori la testa, per mettersi di traverso alla giustizia con la quale ha avuto infiammate battaglie durante i suoi due mandati presidenziali, quando i suoi funzionari non furono docili alle sue illegalità.

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ELN “Sì alla tregua se si aprono dei negoziati”

COLOMBIA. L’Esercito di Liberazione Nazionale ha dichiarato che accetterà la tregua bilaterale proposta dal gruppo Colombiani per la Pace, sempre che si decida “nel quadro di un tavolo di dialogo e all’interno di un’agenda di Risoluzione Politica del conflitto”. Prosegui la lettura »

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L’ELN ha messo le carte sul tavolo

ELN

Il presidente Santos e i grandi mezzi di informazione, non hanno smesso di ripetere che la guerriglia ha ingannato l’opinione quando ha proposto un dialogo tra le parti per cercare la pace in Colombia.

L’ELN ha sempre messo le carte sul tavolo.

L’ELN non ha fatto parte degli insorti che negli anni 80 parteciparono ai primi dialoghi con il governo di Belisario Betancur.

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Comunicato dell’ELN per la morte del Comandante Alfonso Cano

L’Esercito di Liberazione Nazionale della Colombia esprime il suo profondo senso di solidarietà a tutte le donne e gli uomini dell’Organizzazione fraterna delle FARC, così come alla famiglia del Comandante Alfonso Cano, caduto il 4 novembre scorso in un combattimento diseguale.

Non c’è nulla di strano nel cadere in combattimento, o che la nostra esistenza finisca durante il cammino, nelle più diverse circostanze; questa eventualità la assumiamo interamente e niente fermerà la nostra lotta per gli ideali di pace, di benessere, di felicità del nostro popolo e di sovranità della Nazione.

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Non diciamoci bugie

Alfredo Molano Bravo

 

Di tanto in tanto nelle Forze Armate avvengono di routine degli scossoni. Si cambiano le fotografie dei comandanti nei posti di guardia delle caserme, si aumentano gli stanziamenti militari e si fissano scadenze definitive per la conclusione del conflitto armato: 18 mesi, 36 mesi, la fine del governo, in poco tempo, già quasi, la fine della fine. Il cambiamento della cupola della scorsa settimana è stato accompagnato da nuove dichiarazioni: verrà dato alla guerriglia il “colpo finale”. La strategia consiste nel debilitare i gruppi ai margini della legge affinché si accordino su negoziati a buon mercato.

 

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Leggi di impunità

Santos concede l’indulto a più di 30.000 paramilitari

 

Infatti si concede l’indulto a più di 30.000 paramilitari, mediante la regolamentazione della Legge 1424, che è stata approvata il 29 dicembre 2010.

Dopo molte smentite e dichiarazioni, alla fine il Vicepresidente ha vinto nella diatriba con il prepotente ministro degli Interni, impegnato a nascondere o mascherare questa vergognosa decisione giudiziaria. Sì, era un compromesso, anche se il ministro lo chiama come vuole.

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Per l’ELN, il continente è “rosso e nero”

Siamo nati segnati dal Sud, avvinghiati al cammino emanicipatore, scolpiti nei sogni libertari, attingendo dagli orizzonti multietnici e pluriculturali. Anche se siamo stati plasmati dalle gesta cubane, la nostra origine era quella popolare e contadina, operaia e studentesca, indigena e afrodiscendente della nostra patria.

Siamo sorti influenzati da Guevara e Fidel. Rossi e Neri come i cubani del Movimento 26 Luglio, i Nica sandinisti, i miristi cileni e quelli dell’ELN della Bolivia e del Perù, tra gli altri. Noi accettammo di essere parte di uno scontro continentale contro l’Imperialismo yankee. Siamo il Distaccamento di combattenti che credono che la Patria è l’America e ancor di più, che la Patria è l’Umanità.

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