Il “Ritorno” della Violenza in Colombia


Gearóid Ó Loingsigh

La Colombia è già entrata nel mondo moderno, non in quello di un’economia forte e diversificata, dei diritti democratici, né dell’autoproclamato Stato Sociale di Diritto. No, questo non è il mondo moderno in cui entra la Colombia.

L’assassinio di María del Pilar Hurtado e lo straziante video di suo figlio che corre e grida mentre il suo cadavere giace a pochi metri, è diventato virale nelle reti sociali. Benvenuta Colombia nella modernità! I massacri e gli assassinii ora hanno il loro tocco moderno.

L’assassinio di María del Pilar, è uno in più in una lunga lista. Dicono che suonano gli allarmi e perfino l’ONU ha espresso la propria preoccupazione per il ritorno della violenza e anche dei falsi positivi. Il quotidiano El Espectador ha pubblicato un articolo titolato Radiografia di un paese che torna alla violenza [1], ma quanto è vero?

È vero che il paese ritorna alla violenza o è il caso che mai ha smesso di essere violento e  quello che proviamo è un aumento della violenza di sempre?

Il dibattito non è una questione semantica. Siamo ad portas di un altro episodio della falsificazione della storia del paese. Ci sono molti miti propagati dai congressisti del Polo (Polo Democratico Alternativo, partito di coalizione di centrosinistra e di sinistra, ndt), e di varie ONG, che Uribe inventò le Convivir, non è vero, le Convivir sorsero attraverso un decreto firmato dall’allora presidente Gaviria e dal suo ministro delle Difesa Rafael Pardo, dopo Ministro per il Postconflitto nel governo di Santos, e il decreto lo attuò Samper. Uribe fu semplicemente il più entusiasta accolito di una politica sanguinaria del Partito Liberale. Un altro mito è che Uribe sia l’unico presidente macchiato dal narcotraffico, dimenticando che la campagna presidenziale di Samper fu finanziata, in parte, dal Cartello di Cali. A sua difesa Samper disse che tutto fu alla sue spalle, qualcosa di simile alla difesa di Uribe, che tutti lo hanno tradito. C’è anche il mito che la guerra sporca cominciò con Uribe e non decenni prima quando Uribe non era nemmeno nato.

Ora il mito è che il governo di Duque e Uribe sia un governo violento dove assassinano dirigenti sociali, a differenza dei due mandati di Santos che erano governi di un uomo di pace, dove si rispettavano i dirigenti sociali. Vedremo se le cifre sostengono o no tale argomento. Per prima cosa serve chiarire che non ci sono neppure cifre uniformi sulla violenza, secondo la fonte il numero di dirigenti sociali assassinati varia, e perfino anche il numero di ex combattenti delle FARC assassinati. Allo scopo di questo articolo useremo le cifre di Somos Defensores, per essere uniformi e coerenti nel tempo, anche se il medesimo programma riconosce che i suoi rapporti possono sottostimare il numero di morti e ci sono cifre più alte maneggiate da varie organizzazioni sociali e dei diritti umani. In tutti i modi, ci servono per indicare quello che succede nel paese.

Anno Assassinati Altre aggressioni
2018 155 650
2017 106 554
2016 80 401
2015 63 619
2014 55 571
2013 78 288
2012 69 288

Fonte: Somos Defensores https://somosdefenores.org

É chiaro che gli assassinii non si sono mai fermati. Di fatto, nell’anno in cui firmarono l’Accordo dell’Avana hanno ucciso 80 dirigenti e nel 2017, l’ultimo anno completo di Santos altri 106 e il numero di altri tipi di aggressioni, principalmente minacce ma anche scomparse e arresti, la cifra è sempre stata alta. Si può solo affermare che la violenza sia tornata se uno considera che gli 80 assassinati nel 2016 siano poca cosa. Non lo sono, ma la verità scomoda di fronte ad un discorso che Santos = Uomo di Pace e Buono, Duque = Uomo di Guerra e Cattivo. Ma non siamo bambini, non ci possono chiedere di credere a spiegazioni binarie così sempliciste né che ci siano dei mostri sotto il letto. I mostri se esistono, camminano alla piena luce del giorno nel Congresso, nello Stato Maggiore dell’Esercito, e il Polo e Colombia Umana si riuniscono con loro e lavorano d’accordo con loro nelle istituzioni e il partito della FARC li loda nei suoi discorsi pubblici, chiamandoli alleati della pace. Non c’è uno stato buono e un altro cattivo, né una differenza di fondo tra Santos e Duque, in ambedue i governi hanno ucciso dirigenti sociali e Santos avrebbe perseguitato i fariani come lo fa Duque, compreso, Santos sarebbe stato l’uomo ideale per estradare Santrich godendo di una legittimità tra le ONG, la così mal chiamata comunità internazionale e gli altri membri della sinistra.

Nemmeno sono nuovi gli assassinii degli ex combattenti, anche se chiaramente sono in aumento e per questioni più tecniche e cronologiche la maggioranza toccano al governo di Duque, anche se non tutti. Anche Santos ha le sue mani macchiate del loro sangue. Come riporta El Espectador:

Secondo il partito FARC, sono 134 gli ex guerriglieri assassinati dopo la firma degli accordi nel novembre del 2016. Si contano anche 11 scomparse forzate e più di 35 familiari che sono caduti in mezzo ad una ondata di violenza che il paese vive in varie regioni [2].

La cosa più triste di questo, che si vedeva giungere, e vari di noi li abbiamo avvertiti fin dall’inizio del processo di pace che lo stato avrebbe continuato ad assassinare come lo continua a fare oggigiorno nel Salvador e in Guatemala. Le ONG non volevano accettarlo e per un certo periodo hanno cercato di gettare la colpa di tutto sull’ELN. Anche l’oggi defunto capo di Voz, il quotidiano del Partito Comunista, Carlos Lozano, quando non stava testimoniando nei tribunali a favore dei paramilitari, cercava di gettare la colpa di tutto sull’ELN. Gli è terminato questo discorso a buon mercato e falso, così ora ci chiedono di dimenticare gli ultimi anni e si parla di un ritorno della violenza, e la vedono come un’aberrazione dentro un processo di pace invece di farne parte integrale, come lo fu nel Salvador e in Guatemala e anche come fu nei precedenti processi di pace in Colombia. Qualcuno sa quanti membri del M-19 furono assassinati dopo la smobilitazione? Nessuno lo sa, e a nessuno importa, come con il passare del tempo a nessuno importerà quello che ora sta accadendo nel paese, e il video del figlio di María del Pilar passerà in secondo piano in un paese dove in nome della pace dobbiamo fingere che l’attuale ondata di violenza sia nuova, invece di essere semplicemente più intensa. I mostri si fanno passare per angioletti.

Note:

[1] El Espectador (13/06/2019) Radiografía de un país que vuelve a la violencia https://www.elespectador.com/

[2] El Espectador (23/06/2019) El sicariato está acabando con la vida de los exguerrilleros https://www.elespectador.com/

23 giugno 2019

Infoposta

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Gearóid Ó LoingsighEl “Regreso” de la Violencia en Colombia” pubblicato il 23/06/2019 in Infoposta, su [http://infoposta.com.ar/notas/10374/el-regreso-de-la-violencia-en-colombia/] ultimo accesso 05-07-2019.

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