Urgente il cessate il fuoco bilaterale e la partecipazione della società


Il passato 4 aprile il Comandante Pablo Beltrán, capo della delegazione dell’ELN che porta avanti i dialoghi esplorativi con il Governo del presidente Santos, ha inviato un saluto di risposta a varie organizzazioni colombiane che promuovono la pace e la partecipazione della società nel processo di pace, e in quella carta tra le altre cose le dice:

Al tavolo di dialogo abbiamo trattato, fin dai primi momenti, il tema della partecipazione. Ma necessario dire che, al termine di questo primo ciclo, al riguardo non è uscito nessun accordo. Perché il governo ha condizionato qualsiasi progresso sulla partecipazione, ad una imposizione unilaterale sul tema dei trattenuti (sequestrati, ndt), nonostante che questo punto sia contemplato da concordare al sub-tavolo su “azioni e dinamiche umanitarie”.

Il governo, in questa occasione, una volta di più ha deciso di rompere con la bilateralità propria del processo e di ritornare alle imposizioni e all’unilateralità, dimenticando che nel processo agiscono due parti e che “tutto deve essere concordato e nulla imposto”.

Questa condotta del governo assunta dalla sua delegazione al tavolo, non è nuova, è la continuità di una posizione di ingiunzioni che è diventata evidente all’opinione pubblica quando dopo il 30 marzo 2016, già firmati gli accordi contenuti nell’agenda e conosciuti pubblicamente, il presidente Santos dichiarò al paese che il tavolo di Quito sarebbe stato insediato solo se l’ELN avesse rinunciato alla pratica dei sequestri e liberato le persone che tratteneva, quando la discussione di questo e di altri temi, che sono modalità o pratiche delle parti, è il quinto punto dell’agenda bilaterale concordata in lunghe giornate di discussioni e sulla quale oggi si portano avanti gli scambi e si cercano accordi.

L’ELN ribadisce di non accettare imposizioni e che queste alimentano solo sfiducia non solo da parte nostra ma da parte di coloro che in Colombia se la giocano per una pace senza imposizioni con trasparenza, per la democrazia, la giustizia, l’equità sociale e la sovranità.

Con questo spirito e in onore dell’obiettività il Comandante Pablo Beltrán ha chiarito in una delle sue ultime dichiarazioni a Quito che l’ELN accetta il Diritto Internazionale Umanitario e ciò che è stato fatto nel comunicato congiunto di Quito è stato di riaffermarlo di nuovo.

Da più di 20 anni, molto prima che il governo colombiano avesse accettato di affidarsi al Diritto Internazionale Umanitario, l’ELN lo ha assunto e questo può essere constatato nei suoi documenti pubblici e soprattutto nelle sue attività.

Come abbiamo detto in differenti momenti, siamo una forza sollevata in armi, che esercita il diritto alla ribellione e in tal senso non riconosciamo la legislazione colombiana; allo stesso tempo abbiamo una nostra propria legislazione con la quale ci regoliamo nelle nostre attività e quando uno o alcuni dei propri membri trasgrediscono a questa legislazione interna, si sottomettono a sanzioni stabilite nei nostri codici disciplinari.

Detta legislazione in più di mezzo secolo di attività rivoluzionaria è stata sottoposta ad un permanente processo di miglioramento e alla pratica attraverso i propri eventi democratici, e per questo non è il governo che deve dirci ciò che dobbiamo fare o smettere di fare.

Come ribelli ci sentiamo nel diritto di finanziare le nostre attività rivoluzionarie e parte di queste si continuerà a farle con il tributo di coloro che hanno ammassato i propri capitali, sfruttando il popolo e in molti casi ricorrendo a pratiche illegali come la corruzione (la frode, il furto al pubblico erario), il narcotraffico, ecc.

I governi colombiani sono in modo costante compromessi, e denunciati, in pratiche illegali quali il terrorismo che si evidenziano nel patrocinio, sostegno e connivenza con il paramilitarismo, il narcotraffico e la corruzione; sono carenti di autorità morale per proporre o dare lezioni di etica ai rivoluzionari.

I loro progetti servono a garantire la loro sicurezza al potere, il blindaggio dei loro capitali e del capitale transnazionale; se gli interessasse la sicurezza sociale non agirebbero alle spalle delle maggioranze, parte totale della società che opportunisticamente invocano nei loro discorsi demagogici.

Le proteste, le denuncie, e le messe in discussione del governo, di fronte al modo di agire militare dell’ELN, non sono altro che la sua condotta di doppia morale, perché mentre si vanta del proprio agire contro-guerrigliero e prova piacere nel mostrare come trofei i cadaveri dei guerriglieri quando ha l’opportunità di farlo, utilizza i mezzi di comunicazione per denunciare il comportamento guerrigliero che è frutto della nostra risposta alle sue azioni punitive e criminali.

Allo stesso tempo, è stato il governo quello che ha imposto la condizione del dialogo in mezzo al conflitto, nonostante che noi dell’ELN, e diverse organizzazioni e personalità nel paese e all’estero, abbiamo costantemente ribadito l’urgenza di un cessate il fuoco bilaterale, adesso.

La pace richiede meno retorica e più misure effettive che smilitarizzino la vita cittadina.

L’ELN si recherà al secondo ciclo di dialoghi con il governo agli inizi del mese di maggio, per tentare che, secondo quanto pattuito, si inizi quanto prima la partecipazione della società e per ribadire l’urgenza di un cessate il fuoco bilaterale, per creare praticamente un clima di sollievo umanitario allo sviluppo del processo di pace.

17 aprile 2017 

N.577 / Revista Insurrección

tratto da Voces de Colombia – ELN

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Urgente el cese bilateral y la participación de la sociedad” pubblicato il 17-04-2017 in Voces de Colombia – ELNsu [http://www.eln-voces.com/index.php/editorial-insu/1064-urgente-el-cese-bilateral-y-la-participacion-de-la-sociedad] ultimo accesso 21-04-2017.

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