Paramilitarismo a Cúcuta e nella frontiera con il Venezuela


Horacio Duque

L’esistenza e il ruolo del paramilitarismo sono il cuore stesso di tutti i litigi del regime politico prevalente nella società colombiana.

Lo è nel superamento del lungo conflitto armato nazionale che avanza verso una soluzione mediante i colloqui che da quasi quattro anni si effettuano all’Avana tra i rappresentanti dello stato e i delegati delle Farc. Nell’Accordo speciale per la fine del conflitto è stato stabilito che “nel quadro di quanto stabilito nel Punto 5 (Vittime) di questo accordo verrà chiarito, tra le altre cose, il fenomeno del paramilitarismo”. Problematica che la delegazione santista evade con il sofisma che questa non esiste più in nessun lato o punto del territorio. Nonostante ciò, i fatti smentiscono tale conclusione, queste bande criminali continuano ad operare con altri nomi e marchi ma con la medesima gravità nelle loro pratiche violente e di terrore.

Lo è anche, nella presente crisi sorta alla frontiera della Colombia con il Venezuela nei tre assi della linea che separa ambedue i territori. Il Presidente Nicolás Maduro ha segnalato che da Cúcuta e dal Norte de Santander i municipi bolivariani di frontiera sono stati inondati di reti paramilitari, gruppi trasformati nell’infrastruttura che blinda potenti mafie organizzate per il contrabbando di benzina e alimenti, e la manipolazione del dollaro come parte della guerra economica orchestrata dagli Stati Uniti e dall’ultradestra continentale contro il Venezuela, per i quali i progressi della rivoluzione popolare bolivariana si sono trasformati in una tormentosa angoscia, come a suo tempo avvenne con la rivoluzione cubana.

Il paramilitarismo in Colombia non è qualcosa di contingente. Fa parte dell’essenza dello stato. È il regime politico che lo ha concepito, organizzato con le sue forze armate e lo ha messo in funzione per consolidare e proteggere il potere politico dell’oligarchia che monopolizza le istituzioni pubbliche. Esiste dagli anni sessanta del XX secolo e negli ultimi decenni è stato di una virulenza più accentuata. Il pensatore politico nordamericano, S. Huntington, specifica in una delle sue opere conosciute che questa forza è un prolungamento del potere politico dei militari e delle corrispettive elite.

Il dipartimento del Norte de Santander, Cúcuta, la sua capitale, l’Area Metropolitana, il Catatumbo e l’asse che si estenda fino a San Antonio e San Cristóbal, nello stato del Táchira, sono luoghi di ebollizione di questo reticolo criminale e sanguinario.

Politici santisti, di ultradestra, uribisti, comandanti di polizia, capi militari, impresari, intermediari finanziari, parapolitici e tutta la schiera di delinquenti che si muove in questo territorio considera normale e necessaria l’esistenza dei paramilitari come strumento per scagliarsi contro il processo rivoluzionario che dal 1999 è iniziato in Venezuela con il Presidente Hugo Chávez.

Oggi a Cúcuta e nella frontiera il paramilitarismo è più vivo che mai. Lì operano varie fazioni. Gli Uribeños, i Rastrojos, le Aquile Nere e le Autodifese del Nord. È una realtà che la Casa di Nariño e il suo cosiddetto Difensore del Popolo, una marionetta gavirista neoliberista, cinicamente non riconoscono. Gli Uribeños lavorano per mano dei comandanti di polizia e delle brigate militari, dove sono addestrati e armati; i Rastrojos, da Puerto Santander, si espandono per Ureña e lungo tutto l’asse che giunge fino a Mérida, per mano dei nuclei corrotti della Guardia Nazionale che li proteggono nei loro spostamenti verso Valencia e Caracas; le Aquile Nere proteggono i dirigenti politici governativi e i loro affari negli Uffici di Cambio per manipolare il dollaro; e le Autodifese del Nord, comandate dal soprannominato Chang, un paramilitare uribista di Medellín, conta sulla protezione della polizia metropolitana e dei suoi presunti incaricati dei diritti umani.

Il Sindaco di Cúcuta e altri borgomastri della regione non sono altro che volgari pedine di queste strutture criminali. Sono al servizio delle stesse per facilitare la corruzione e il saccheggio dei bilanci pubblici.

Ma oggi il paramilitarismo colombiano non sta solo lì. In occasione delle elezioni locali del prossimo 25 ottobre e delle campagne elettorali in corso, i capi e i padrini dei municipi e dei dipartimenti li tengono molto attivi. In questo, il campione è Uribe Vélez che i parapolitici santisti e di Cambio Radicale di Vargas Lleras accompagnano.

I capi politici del santouribismo utilizzano le bande paramilitari per intimidire e trafiggere i gruppi dell’opposizione che sono uniti nell’appoggiare la pace con giustizia sociale e per imporsi nei municipi e nei governatorati.

I paramilitari agiscono liberamente in Antioquia, Urabá, nell’asse Cisneros-Puerto Berrio, nel centro di Medellín appoggiando Juan Carlos Vélez il designato di Uribe, nel Magdalena Medio, nel Patía, nel Cauca, nel Putumayo, nel Meta, Arauca, Magdalena, Córdoba, Sucre, Asse del caffè, Bolívar, Huila, Caquetá e a Bogotá, la capitale, dove danno tutto il loro appoggio, a Barrios e in altre località, ai candidati legati al governo e al santouribismo: Peñalosa, Pardo e Pacho Santos, per impedire in questo modo il trionfo della sinistra democratica.

Ma Santos, Uribe e le loro cricche guardano dall’altro lato. Dicono che queste sono invenzioni della guerriglia, dell’opposizione e del Presidente Maduro.

In conclusione. Il conflitto armato in Colombia e le permanenti crisi alla frontiera con il Venezuela continueranno fino a quando l’oligarchia colombiana continuerà ad utilizzare i paramilitari come strumento di pressione, terrorismo e morte contro coloro che non condividono la sua ingannevole democrazia.

Bisogna chiedere e far pressione per il suo sradicamento. La democrazia ampliata di cui si parla nei colloqui di pace mai potrà essere una realtà con i paramilitari in funzione a tutta pressione, come attualmente avviene con il sostegno e il patrocinio del santouribismo.

28/08/2015

Alai

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Horacio Duque, “Paramilitarismo en Cúcuta y la frontera con Venezuelapubblicato il 28-08-2015 in Alai, su [http://www.alainet.org/es/articulo/172026] ultimo accesso 03-09-2015.

 

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