Archivio per la categoria Bolivia

La Bolivia si oppone al Foro Mondiale dell’Acqua

J. Marcos y Mª Ángeles Fernández

 “L’equità e la giustizia nell’accesso all’acqua sono fondamentali ma sfortunatamente non sono state considerate”. Delle più di 130 delegazioni partecipanti al Foro Mondiale dell’Acqua, la Bolivia è stato l’unico paese che si è opposto in modo ufficiale e pubblico alla dichiarazione ministeriale, il risultato più importante di questa riunione che si celebra a Marsiglia (Francia), da lunedì 12 marzo fino a sabato 17.

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Bolivia: Le contraddizioni non sono bellissime ma catastrofiche

Pablo Mamani Ramirez

Il Vicepresidente della Bolivia, Álvaro García Linera, nella sua presentazione presso l’Istituto di Ricerche Economiche dell’Università Nazionale Autonoma del Messico dello scorso 7 febbraio, ha affermato riguardo le ultime lotte sociali: “Sono i problemi che viviamo, le tensioni, le bellissime tensioni rivoluzionarie di un processo vivo, di un processo che in ogni momento si retroalimenta, che modestamente offre le sue esperienze alle esperienze di altri popoli e del continente”.

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Il popolo boliviano vive la più grande rivoluzione sociale

Luis Hernández Navarro

Intervista al vicepresidente della Bolivia, Álvaro García Linera

“Gli indigeni, che erano predestinati ad essere contadini, operai, portieri o camerieri, oggi sono ministri, legislatori, direttori di imprese pubbliche, magistrati, governatori o presidente”.

Álvaro García Linera, oltre ad essere il vicepresidente della Bolivia, è uno degli intellettuali latinoamericani di sinistra più importanti del continente. Anche se la sua professione iniziale è quella di matematico (la studiò nell’Università Nazionale Autonoma del Messico), si è formato come sociologo nel carcere e nella pratica.

Ha teorizzato l’esperienza boliviana di cambiamento come nessuno lo ha fatto, come dire, con originalità, profondità e freschezza. E l’esperienza boliviana oggi è un riferimento obbligato e sempre più di maggior influenza sul movimento popolare latinoamericano. García Linera conosce e domina a fondo il marxismo classico, ma è molto lontano dall’essere dottrinario. Il suo pensiero è molto influenzato dall’opera di Pierre Bordieu.

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Pachamamismo eurocentrico

Andrés Soliz Rada

Raúl (Prada) Alcoreza ha commentato la mia nota “Territori Ancestrali nella Costituzione Boliviana” (“Rebelión”, 28-10-11), in questi termini:

“Andrés (Soliz) Rada è un nazionalista. Non ha superato quell’orizzonte, continua con l’illusione dello stato-nazione, come la maggioranza del governo. Non intende che questo modello è subalterno e sottomesso alla geopolitica di dominazione del sistema-mondo capitalista. Questi stati ci sono per garantire il trasferimento delle risorse naturali al centro dell’economia-mondo capitalista. Puntano a mantenere la dipendenza attraverso il modello estrattivista. I nazionalisti si illudono con il progressismo e l’estrattivismo allo stesso modo come facevano le elite liberali del XIX secolo. I nazionalisti non intendono lo spostamento epistemologico, teorico, politico, culturale e civilizzatore della proposta decolonizzatrice indigena della costruzione dello stato plurinazionale comunitario ed autonomo, non intendono che è una proposta di transizione integrale che rompe con la modernità, l’unica forma per vincere il capitalismo. L’altro, il progressismo e l’estrattivismo, è tornare a consegnare le nostre ricchezze alla voragine capitalista, il nazionalismo è una ideologia che legittima quella dominazione” (“Foro Bolivia”, 07-11-11).

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“Il più abile presidente nel danneggiare i piccoli paesi dell’America Latina è stato Lula, ti puntava il pugnale mentre ti sorrideva”

Martín Cúneo

Per comprendere perché le multinazionali continuano a controllare in Bolivia il settore degli idrocarburi bisogna ricordarsi i primi mesi del Governo di Evo Morales, quando fu decretata la nazionalizzazione. E alcuni mesi dopo, quando furono firmati i contratti di sfruttamento delle imprese multinazionali. Per questo, niente di meglio che parlare con Andrés Soliz Rada, il ministro degli Idrocarburi che firmò il decreto di nazionalizzazione. E che dopo poco tempo rinunciò, quando dichiarò che la nazionalizzazione aveva perso il suo significato originale per le pressioni delle multinazionali.

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Bolivia: Tensioni nel processo di cambiamento

Alfredo Serrano e Iñigo Errejón

Recentemente la Bolivia è tornata all’attualità mediatica internazionale per un aumento delle tensioni sociali: le proteste di gennaio 2011 per l’eliminazione dei sussidi alla benzina, la controversia per il progetto della strada che univa le vallate subandine con l’amazzonia, il cui secondo tratto passa per il Territorio Indigeno Parco Naturale Isiboro Secure (Tipnis), ed i risultati delle recenti elezioni di tutto l’organo giudiziario. La maggioranza delle letture, alcune conservatrici ed altre irresponsabilmente critiche, dimenticano tre aspetti fondamentali; da una parte, che in Bolivia la protesta sociale è il mezzo privilegiato per rivolgere le richieste politiche allo stato – e non un fatto anormale o necessariamente espressione di crisi –, dall’altra parte, che l’opposizione non potrà capitalizzare l’erosione governativa senza un programma, una leadership ed una proposta credibile per il paese; e per ultimo, la ridefinizione negli ultimi anni in Bolivia del termine politica e democrazia.

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Evo Morales rettifica ed annuncia che nessuna strada attraverserà il TIPNIS

Assicura di accogliere testualmente la proposta presentata dai dirigenti della marcia e dai parlamentari indigeni.

Ieri il presidente Evo Morales ha posto il veto al progetto di Legge Breve approvata dall’Assemblea Legislativa Plurinazionale ed ne ha proposto una nuova stesura nella quale accetta il progetto dei nativi del Territorio Indigeno Parco Nazionale Isiboro Sécure (TIPNIS) per cui la strada Villa Tunari-San Ignacio de Moxos, o qualsiasi altra, non attraverserà questo parco nazionale, ed inoltre dichiara la regione come zona di tutela ecologica intangibile.

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L’ostinata potenza della decolonizzazione

Non è facile incontrare un presidente che si discolpi in pubblico di fronte al suo popolo, per qualsiasi ragione, e ancor meno quando quelli di cui sollecita il perdono si oppongono ad un progetto difeso con veemenza dalla massima autorità. Evo Morales è l’unico presidente, che io sappia, che negli ultimi anni lo ha fatto.
Non è facile incontrare un movimento popolare capace di mobilitarsi con energia in difesa di un modo di vita che nel mondo si sta estinguendo, e di farlo anche contro un governo presieduto da qualcuno dello stesso sangue, che considerano un fratello.

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Bolivia: Il Governo indigeno reprime gli indigeni in corteo contro un’autostrada

Alex Contreras Baspineiro

Come nei migliori tempi dei governi dittatoriali, ieri centinaia di effettivi della polizia hanno brutalmente represso donne, bambini, anziani e uomini indigeni che da 41 giorni partecipavano alla marcia “Per la Difesa del Territorio, la Dignità e la Vita”. Una repressione di un governo indigeno, con un presidente indigeno, contro i popoli indigeni.

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Rinuncia la Ministra della Difesa per protesta contro gli avvenimenti relativi alla marcia del TIPNIS

Oggi la Ministra della Difesa María Cecilia Chacón ha rinunciato al gabinetto del Presidente Evo Morales, rifiutando la repressione contro gli indigeni in marcia per opporsi alla costruzione di una strada che attraversa il Territorio Indigeno e Parco Nazionale Isiboro Sécure (TIPNIS). In una lettera inviata oggi al Presidente Morales, Chacón ha comunicato la sua “irrevocabile” rinuncia come ministra della Difesa dello Stato Plurinazionale della Bolivia. “Assumo questa decisione perché non condivido la misura, che ha assunto il Governo, di intervenire nella marcia e non posso difendere o giustificare la stessa fin tanto che esistono altre alternative nell’ambito del dialogo, rispetto i Diritti Umani, la non violenza e la difesa della Madre Terra”, argomenta l’ex autorità.

 

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Sciopero cittadino nel Beni; veglie e marce in cinque città; sciopero a Santa Cruz

Lo scontro per il Territorio Indigeno Parco Nazionale Isiboro Sécure (TIPNIS) si sposta nelle principali capitali del paese. Lunedì scorso nelle città di Cochabamba, Sucre, Oruro, Potosí e La Paz si sono registrate veglie e marce di protesta; mentre a Santa Cruz è stato fatto un picchetto per lo sciopero della fame con più di 20 persone e a Trinidad è cominciato lo sciopero cittadino dipartimentale indefinito con blocchi delle strade e dei viali.

Dopo il violento intervento della polizia contro coloro che marciavano per difendere il TIPNIS, autorizzato dal governo di Evo Morales, differenti settori della società boliviana hanno reagito con indignazione di fronte ai fatti.

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Petrolio e risorse naturali nel conflitto con gli indigeni della Bolivia

Eduardo Paz Rada

 

Priorità dei profitti delle multinazionali in un momento in cui si accresce in Bolivia la crisi per l’approvvigionamento di benzina, energia elettrica, gas liquido e gasolio.

Un nuovo conflitto tra gli indigeni del Parco Isidoro Secure, nella regione centrale della Bolivia, ed il governo del presidente Evo Morales Ayma, è scoppiato a causa del progetto di costruzione di una strada che unirà la zona cocalera del Chapare con la regione delle pianure di Moxos, regione in cui, secondo studi di prospezione satellitari, esistono importanti riserve petrolifere e grandi estensioni di risorse forestali, idriche e di biodiversità.

 

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Bolivia – La teoria e la pratica a proposito del TIPNIS

Ramiro Garavito

La valutazione di questo governo, o di qualsiasi altro, dovrebbe presupporre sempre una attitudine riflessiva, critica, propositiva, capace di segnalare virtù e difetti, in funzione di un paese migliore, di un mondo migliore, aldilà della meschinità dell’interesse individuale o settoriale, ossia quello economico, politico o corporativo.

In questo senso bisogna riconoscere al governo la virtù di aver potuto costruire concetti e principi teorici innovatori per lo stato e la società. Gran parte di questi buoni principi sono rappresentati nella nuova Costituzione: il vivere bene, il rispetto della diversità, il rispetto della madre terra fatto conoscere al mondo come coscienza planetaria basata sulla pace, la solidarietà, l’interculturalità e la complementarietà.

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Bolivia: due settimane di sciopero generale


García Linera e il MAS hanno denunciato le mobilitazioni operaie di “minoritarie” e “golpiste” e l’hanno represse. Articolo di Cristian Henkel

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In Bolivia, governare obbedendo al popolo?

Alex Contreras Baspineiro

Dopo una “luna di miele” di cinque anni, vari movimenti sociali rappresentati dalla Centrale Operaia Boliviana (COB)  ed il Governo dello Stato Plurinazionale della Bolivia si fronteggiano.

Migliaia di lavoratori di differenti settori sociali, affiliati alla principale organizzazione degli operai nel paese, si trovano mobilitati a La Paz, sede del governo e del potere politico della Bolivia, per chiedere alle autorità un incremento salariale degno, l’abrogazione delle politiche neoliberali, la ripresa economica e l’approfondimento del processo di cambiamento.

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