Principalmente nasci em Itabira. Por isso sou triste, orgulhoso: de ferro. Noventa por cento de ferro nas calçadas. Oitenta por cento de ferro nas almas.
Confidência do Itabirano2, Carlos Drummond de Andrade
Eu é que não me sento no trono de um apartamento Com a boca escancarada, cheia de dentes Esperando a morte chegar.
Ouro de tolo3, de Raul Seixas
Hanno scoperto dei giacimenti di terre rare in vari stati brasiliani. Minas Gerais, Goiás, San Pablo, Amazonas, Río de Janeiro, Bahia, Paraná e Santa Catarina (oltre a ritrovamenti non confermati nel Ceará e nel Piauí)4. Nonostante ciò, è la miniera Serra Verde, nel Goiás, l’unica operativa, dal 2024, ora acquisita dalla USA Rare Earth (USAR). La miniera estrae Disprosio (Dy), Térbio (Tb), Neodímio (Nd) e Ítrio (Y), considerate come le più preziose e rare fuori dell’Asia5. I nuovi proprietari di Serra Verde si propongono di esportare quest’anno 5 mila tonnellate di minerale. Allo stesso tempo, è fallita la proposta della creazione della statale Terrabrás, che si voleva come una specie di “Petrobrás delle terre rare”6.
Tra gli altri usi, le terre rare sono fondamentali nell’industria della guerra e nella elettrificazione. Ma specialmente nella cosiddetta “transizione energetica”, che preferisco chiamare come la nominano nei Quaderni del Capitalocene: “transizione energivora”, giacché la sua intenzione non è sostituire i combustibili fossili, ma diversificare le fonti di energia7 per continuare con la corsa accelerata verso la catastrofe planetaria.
La Cina possiede il 40% delle riserve di questi minerali e, attualmente, il 60% della produzione mondiale. La Corporazione Finanziaria di Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (U.S. International Development Finance Corporation) sta intervenendo in modo incisivo per organizzare le sue proprie catene produttive senza ancora controllare questi materiali, che oggi compra dalla Cina.
Tutta questa situazione ha portato a galla la discussione sulla “sovranità nazionale”. Nel recente viaggio di Luiz Inácio Lula da Silva negli Stati Uniti, il presidente brasiliano ha dichiarato che non intende aprire le porte della sovranità e, allo stesso tempo, che vuole ampliare la cooperazione con tutti i paesi per sfruttare le terre rare8. Il concetto di sovranità nazionale è qui associato all’utilizzo delle ricchezze, sia da parte di impresari locali o da parte di imprese statali. Bisogna domandarsi di che tipo di utilizzo si parla. In ogni caso, si tratta di estrarre minerali da esportare, giacché non esistono né si possono installare nel breve periodo industrie di trasformazione che sfruttino questi materiali. Così come avviene con altre commodities, e anche se in testa alla catena estrattiva ci sono imprese locali o dello stato brasiliano, non saranno loro che avranno il controllo delle catene di accumulazione. Per l’estrazione il Brasile dipende ancora da tecnologia e fondi d’investimento stranieri.
Supponiamo che, per magia, i capitali e/o lo stato brasiliano abbiano la tecnologia e le risorse per estrarre le terre rare e che (oh, miracolo!) riescano a sviluppare catene produttive che sfruttino tali materiali. E, giacché stiamo immaginando, andiamo più lontano: supponiamo che la sovranità si estenda alla consultazione “libera e informata” degli abitanti dei territori che saranno sede dell’estrazione. Parliamo di gente già espulsa dalla terra e forzata a vendere la propria forza lavoro, la propria vita, in frazioni di tempo, per sopravvivere, e ai quali si promettono posti di lavoro. (Promesse vane, giacché l’industria dell’estrazione oggi non assorbe tante braccia senza lavoro. In tali condizioni, non si tratta di consultazione “libera”: saremmo di fronte all’abituale estorsione di farci scegliere tra la morte più lenta, anche se catastrofica, della terra (che ci include, e le generazioni umane future) e l’immediata miseria.

Cratere di quello che era una montagna nella miniera dell’impresa Vale, a Carajás (stato brasiliano del Pará).
Nemmeno la consultazione della gente delle regioni potenzialmente colpite eviterebbe che l’estrazione minerale distrugga territori come lo sta facendo in tutto il pianeta, creando zone di sacrificio: il punto di non ritorno per il recupero delle relazioni “amichevoli” tra umani e altri esseri con cui condividiamo l’habitat. Questa tale sovranità, sinonimo di superiorità e preminenza, presuppone il potere di alcuni sugli altri. In qualunque caso, rivela l’arroganza umana di sentirsi re davanti agli altri esseri, che non saranno consultati sulla loro propria distruzione. La “sovranità” di cui si parla con la bocca piena di denti non è altro che una sciocchezza.
Note:
1 – Grazie a Laís e a Ubirajara, per il dialogo.
2 – “Essenzialmente nacqui a Itabira./ Per questo sono triste, orgoglioso: di ferro./ Novanta per cento di ferro nei marciapiedi./ Ottanta per cento di ferro nelle anime.” Ver y oír: https://www.letras.mus.br/carlos-drummond-de-andrade/460645/ Itabira, dove nacque il poeta, ebbe una montagna distrutta per l’estrazione del ferro.
3 – “Io non mi siedo sul trono di un dipartimento/ con la bocca aperta, piena di denti/ aspettando che la morte giunga”. Oír: https://www.youtube.com/watch?v=2kRMdzfFf8M
4 – Vedere: https://revistagalileu.globo.com/sociedade/curiosidade/noticia/2026/01/onde-afinal-estao-as-terras-raras-do-brasil.ghtml y https://www.cnnbrasil.com.br/infra/governo-encontra-indicios-de-terras-raras-em-sp-e-no-sul-e-amplia-pesquisas/
7 – Vedere: https://lapeste.org/wp-content/uploads/2023/12/CUADERNO-CAPITALOCENO-VERSION-PARA-IMPRIMIR.-EL-KINTRAL.pdf
21 maggio 2026
Desinformémonos
| Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: |
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Silvia Beatriz Adoue, “Brasil: Tierras raras y catástrofe. ¿De qué hablan cuando hablan de soberanía?”, pubblicato il 21-05-2026 in Desinformémonos, su [https://desinformemonos.org/brasil-tierras-raras-y-catastrofe-de-que-hablan-cuando-hablan-de-soberania/] ultimo accesso 04-06-2026. |







