Argentina: Il petto nella strada, a 20 anni da una ribellione piquetera


Matías Gianfelice

Due libri di un militante piquetero e giornalista. Una necessaria sintesi tra analisi, interviste e fonti. A 20 anni dal 2001 e 2002, due decenni dopo l’esplosione, alcune risposte e moltissime domande che sono ancora vigenti.

Nicolás Salas: “El pecho en la ruta. Orígenes y desarrollo de las organizaciones piqueteras, camino a la rebelión popular (1996-2001)” (Il petto nella strada. Origini e sviluppo delle organizzazioni piquetere, cammino verso la ribellione popolare) – La Plata, Fanbook, 2021. 307 pagine.

La recente storia argentina è piena di storie troncate, di tensioni e sconfitte, di lotte e dietrofront. Forse è difficile non vedere l’esplosione sociale del dicembre del 2001 come un fatto distruttivo e anche fondativo di un nuovo stato di situazione. La lettura politica e storiografica in questi 20 anni è solita coincidere su questo traumatico epilogo del 2001 come un momento di rottura, che mise alle corde tutte le istituzioni borghesi.

Nicolás Salas aggiunge alla lettura di quella esplosione uno sguardo più ampio, più profondo. In principio perché mette in discussione una lettura di quel periodo che ha voluto cancellare le radici politiche e sociali dell’esplosione: “Il governo fu rovesciato dal PJ (Partito Giustizialista) di Duhalde” o “Non sarebbe successo nulla se non avessero toccato i risparmi alla classe media”. Salas fruga nei 90’, sa per la sua condizione di militante, che le fiamme che vediamo hanno origine da una vecchia combustione. Nel primo di questi libri dimostra che la seconda presidenza di Menem fu un focolaio che aveva stoppini accesi in Patagonia e nel profondo nord, da Cutral-Co a Mosconi e Tartagal.

Salas sceglie di raccontare questo periodo da un basso organizzato, dalle basi e i suoi spazi o movimenti. Uno spettro che non si limita alle organizzazioni di sinistra; ma che narra l’origine e il divenire di molti spazi e riferimenti che per il loro carattere popolare e il loro divenire dentro il peronismo, ebbero in quell’epoca una massività e una visibilità importante. Alla sua buona analisi e ai dati, aggiunge un’importante quantità di interviste a protagonisti di quegli anni. Chiaramente le definizioni di questx protagonistx e le loro riflessioni a 20 anni, permettono di maturare posizioni e lasciare alcuni insegnamenti.

Al di là dell’importante percorso cronologico il libro contribuisce a ripensare, rivedere e mettere in tensione nel presente concetti o strategie che ci continuano ad attraversare come: orizzontalità, assemblea di base, verticismo, discorsi egemonici, criminalizzazione della protesta, settarismo, salto politico, programma rivoluzionario, tra gli altri.

Un altro interessante modo di lettura è dato nella comparazione (che sempre deve essere scrupolosa nell’analisi politica e storica) delle strategie adottate dalla classe lavoratrice e dalle sue organizzazioni, ma soprattutto delle strategie che andò prendendo la borghesia per bloccare l’esplosione, o bene smussare le sue conseguenze. A questo punto, l’autore aggiunge un gran numero e una sicura quantità di dati statistici di quegli anni, in particolare quelli relativi al numero di piani, borse di alimenti e risorse che i differenti governi stavano dando per calmare la rabbia sociale. Un altro modo di vedere l’attualità dalla sua lettura, è il recupero che fa dei dibattiti intorno alla figura delle “figure di punta politiche” degli intendenti del PJ nel conurbano e di come si discuteva (come ora) in che modo e chi dovesse amministrare i piani sociali.

Una delle qualità che rende lieve e concreta la lettura è che l’autore non si ferma ai dibattiti di figure o funzionari borghesi di fama, ma cerca di intendere o mettere sul tavolo, i dibattiti, i punti di vista e le rotture che avvennero all’interno delle organizzazioni di sinistra/popolari/di base; essendo realmente prezioso il recupero che fa di molte delle discussioni delle Assemblee Nazionali Piquetere e delle riviste o pubblicazioni delle organizzazioni in quel periodo.

Questo primo libro termina con una descrizione dettagliata e arricchitrice delle giornate del 19 e 20, ma non tanto soffermandosi sulla nefasta e già conosciuta repressione del governo uscente di De la Rua; ma esponendo i dibattiti, i vacillamenti e i dubbi che molti settori “in lotta” di quell’epoca ebbero in quelle stesse giornate, al momento di definire se scendere o no in strada insieme al popolo.

Nicolás Salas: “El pecho en la ruta. Segunda parte. El movimiento piquetero durante el gobierno de Duhalde (2002-2003).” (Il petto nella strada. Seconda parte. Il movimento piquetero durante il governo di Duhalde) – La Plata, Fanbook, 2022. 244 pagine.

Questa seconda parte percorre un periodo temporale più breve, solo l’anno e mezzo di governo di Duhalde (gennaio 2002 fino a maggio 2003). Chiaramente c’è un fatto in questa temporalità che condensa il periodo e integra di sensi ambedue i libri: Il Massacro di Avellaneda del 26 giugno 2002. Incomincia facendo anche una citazione testuale di Darío Santillán, quando intervistato alla chiusura di un picchetto disse “I piqueteri sono stati quelli che per primi uscirono a mettere il petto nella strada…”.

Questa seconda parte è carica di dichiarazioni pubblicate dalle differenti organizzazioni e dai funzionari di quel periodo, integrate in alcuni casi da interviste esclusive per il libro di detti protagonisti. In questo libro si può anche vedere come Salas consegua due virtù nell’analisi del periodo che poche volte si vedono: da una parte il punto di vista federale, riuscendo ad approfondire i processi di Mosconi, così come a Neuquén e senza dubbio nella zona dell’AMBA. Ma dà anche spazio raccontando gli apporti e le tensioni di un settore sempre conflittuale con la realtà delle classi popolari, come lo è la Chiesa.

Senza dubbi è una seconda parte che non può ovviare il ruolo che giocò un protagonista di pietra nella storia contemporanea nazionale: il FMI. È interessante come l’autore riesamina la connessione (molte volte dissimulata nei racconti) del FMI con il governo di Duhalde e l’enorme aggiustamento che comportò le svalutazioni di detto governo.

Il secondo e ultimo capitolo di questo libro si addentra in quei 5 mesi del 2003 e lo fa con il fulcro posto nelle elezioni nazionali  avrebbero finito con il consacrare Néstor Kirchner come prossimo presidente. Negli allegati finali Salas lascia aperti due temi profondi e chiave, che dovranno continuare ad essere analizzati e approfonditi. Da un lato nomina tutto il processo di lotta collettiva che ebbe origine nella prima Assemblea delle Donne sul Ponte Pueyrredón e sui mezzi di comunicazione e i gruppi piqueteri, scritto da Anred.

In termini storici 20 anni sono sufficienti affinché nuove generazioni si inseriscono nella vita politica di cui non possono conoscere i suoi precedenti. E sono anche sufficienti anni, per coloro che hanno partecipato alla recente vita politica, per aver dimenticato lezioni di quegli anni. Questa opera è necessaria per rompere saperi superficiali sul periodo della fine dei 90’ e dell’esplosione del 2001; così come per intendere con maggior chiarezza cosa significò per i settori popolari il governo di Duhalde. Leggerli è un invito ad essere coinvolti nel presente, a riconoscere molte delle chiavi politiche di questa attualità così complessa.

28-10-2022

tramas

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Matías Gianfelice, El pecho en la ruta: a 20 años de una rebelión piqueterapubblicato il 28-10-2022 in tramassu [https://tramas.ar/2022/10/28/el-pecho-en-la-ruta-a-20-anos-de-una-rebelion-piquetera/] ultimo accesso 14-12-2022.

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