Esercito e gravi violazioni dei diritti umani


Mario Patrón

Praticamente ogni giorno diventa più chiaro che le forze armate, come dire, l’Esercito, la Marina e la Guardia Nazionale, sono un potere preponderante nell’attuale amministrazione. Durante le recenti settimane il caso Cienfuegos ha causato un grande subbuglio ed è tornato a mettere in evidenza la debolezza istituzionale rispetto ad una giustizia con standard democratici.

Nonostante e indipendentemente dal caso Cienfuegos, di fronte alle recenti segnalazioni e alla documentazione di casi che le legano a gravi violazioni dei diritti umani, vale la pena domandarci se oggi, effettivamente, le forze armate continuino sotto il medesimo mantello di impunità che le ha protette durante le precedenti amministrazioni.

La settimana passata è venuta alla luce la testimonianza di un presunto capo del cartello Guerreros Unidos nella quale si narra la scomparsa dei 43 normalisti e l’assassinio di altri giovani nella notte del 26 e all’alba del 27 settembre 2014. La dichiarazione racconta l’operazione congiunta della polizia statale, dell’Esercito e di una cellula dei Guerreros Unidos per interrogare i giovani e dopo giustiziarli e far scomparire i loro corpi mediante incinerazione o dissoluzione dell’acido.

Sicuramente le indagini indipendenti sul caso Ayotzinapa hanno rivelato nessi tra il crimine organizzato e l’Esercito; nonostante ciò, sfortunatamente non è l’unico dei casi che il governo di Andrés Manuel López Obrador ha ereditato dai precedenti governi che hanno come comune denominatore l’impunità del ceto militare che hanno permesso abusi contro i civili dei quali sono segnalate le forze armate.

Tra quelli ci sono le esecuzioni extragiudiziarie a Tlatlaya, che continuano a non avere una chiara risoluzione, dato che sono state oggetto di un’indagine debole, per dire il minimo. La medesima mancanza di seria giustizia che si è perpetuata riguardo al conosciuto caso Apatzingán, nel quale finora sono stati arrestati solo pochi membri della polizia federale.

Riguardo alla Guardia Nazionale (GN), già in questa amministrazione, sono stati registrati almeno cinque casi formalizzati di abusi gravi a danno di civili che sono stati giustiziati o feriti da proiettili per non essersi fermati ad un posto di blocco o ad una richiesta di fermarsi. Questo senza menzionare le numerose proteste per abuso di potere alla frontiera sud nel contesto del passaggio delle carovane migranti. Di conseguenza, la GN appare già tra le 10 autorità con più lagnanze di fronte alla CNDH (Commissione Nazionale dei Diritti Umani) per presunte violazioni dei diritti umani, tra le quali si trova anche il Sedena (Segretariato della Difesa Nazionale).

Di fronte ad un tale scenario, l’esonero di Cienfuegos, più che un colpo alla DEA o alla relazione bilaterale tra il Messico e gli Stati Uniti -come si è ripetuto nelle settimane recenti- è un duro colpo alla democrazia del nostro paese e un messaggio di potere per l’Esercito, che amplia i suoi margini d’azione. Dopo i casi di gravi violazioni dei diritti umani, come Ayotzinapa, Tlatlaya, Apatzingán o quelli di cui è segnalata la GN, continuano nell’impunità e la documentazione dei legami delle forze armate con il crimine organizzato in ambienti di microcriminalità disseminati nel territorio nazionale, l’esonero di Cienfuegos si traduce in un messaggio di protezione e anche di subordinazione delle istituzioni civili a quelle castrensi.

Tra gli specialisti in amministrazione pubblica è popolare la frase che “una priorità che non è nel bilancio non è una priorità”, e viceversa; vale la pena ricordarla per illustrare la preminenza delle forze armate anche in questa dimensione, perché un confronto del bilancio degli ultimi tre anni -2018-21- rivela un aumento da 80 mila a 112 mila milioni di pesos.

Oltre al trattamento generoso di cui ha goduto l’Esercito negli ultimi sessenni, si deve anche notare che questa istituzione è stata al margine della rendicontazione. I governi di Peña e Calderón assegnarono alle forze armate ruoli da protagoniste che le portarono ad avere in via di fatto una preponderanza sul potere civile. Ebbene, e in contrapposizione alle critiche che López Obrador ha diretto ai suoi predecessori in quasi tutti gli ambiti, è evidente che riguardo al potere castrense ha puntato sulla medesima formula ma aumentata.

L’esonero di Cienfuegos, di per sé stesso è rilevante, ma se si legge alla luce della tradizione di impunità che ha accompagnato la storia delle forze armate negli ultimi quattro sessenni, che ha portato ad un enorme e crescente numero di casi di gravi violazioni dei diritti umani, il messaggio è esplosivo, perché equivale a rafforzare un alone di permissività che potrebbe essere interpretato come un assegno in bianco.

Deplorevolmente, la crescita delle capacità militari non è stata accompagnata dal disegno di nuovi meccanismi di controllo, trasparenza e rendicontazione; per questo, accrescere il loro potere implica, correlativamente, aumentare non solo il rischio di corruzione, ma di incoraggiare la continuità nel commettere gravi violazioni dei diritti fondamentali dei cittadini.

28 gennaio 2021

La Jornada

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Mario PatrónEjército y graves violaciones a derechos humanos” pubblicato il 28/01/2021 in La Jornada, su [https://www.jornada.com.mx/notas/2021/01/28/politica/ejercito-y-graves-violaciones-a-derechos-humanos/] ultimo accesso 11-02-2021.

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