Brasile: Vogliamo respirare, la condizione nera ai tempi di Bolsonaro e della pandemia


Da quando ha assunto l’incarico, Jair Bolsonaro ha cercato di mettere in pratica un progetto neofascista basato su un discorso di morte, l’adozione di misure autoritarie destinate a togliere le limitate libertà democratiche esistenti, e la chiusura dittatoriale del regime politico. Il governo agisce, inoltre, per eliminare i diritti sociali, distruggere e privatizzare i servizi pubblici e l’ambiente, e proteggere i privilegi e i benefici dei grandi capitalisti.

In condizioni economiche e sanitarie normali, questo progetto già darebbe luogo all’aumento del genocidio della gioventù nera, al degrado delle condizioni di vita e alla creazione di perdite, dolore e sofferenza per la grande maggioranza dei lavoratori. Intanto, la crisi sanitaria derivante dalla pandemia e, inoltre, dall’impatto sulla salute delle persone, getta l’economia brasiliana, che era già stagnante, in quella che sarà la maggiore caduta annuale della sua storia.

In questo contesto, e potenziato dal discorso di morte del presidente e di alcuni governatori, la polizia sta aumentando il numero di assassinii di giovani neri e poveri nelle periferie e nelle favelas. Nel 2019, 5.804 persone sono morte in tutto il paese per le azioni della polizia. E, per averne un’idea, i registri del 2020 indicano, per lo stato di Río de Janeiro, una crescita del 43% delle persone morte a causa della polizia in servizio. Questo porta all’allarmante record di una morte ogni quattro ore, tra le quali si trova l’assassinio del bambino João Pedro, con uno sparo di carabina alla schiena, mentre giocava con i suoi amici dentro casa sua.

È così terribile la situazione che il 5 giugno, il Ministro del STF (Supremo Tribunale Federale), Edson Fachin, si è visto obbligato ad emettere un mandato giudiziario per proibire, per ragioni umanitarie, le operazioni di polizia nelle favelas di Río de Janeiro fino a quando durerà la pandemia. Lo stato di San Paolo, a sua volta, affronta la maggior serie di assassinii della storia della polizia dal 2001. E nello stato del Ceará, governato da Camilo Santana del PT (Partito dei Lavoratori), la letalità poliziesca si è duplicata dopo l’inizio della pandemia.

D’altra parte, solo nel mese di maggio, la riduzione dell’attività economica ha eliminato milioni di posti di lavoro. E, dal suo inizio, la crisi ha avuto un forte impatto sulle entrate delle famiglie più povere, specialmente quelle che vivono del lavoro informale. La maggioranza di queste famiglie si sono sostenute mediante l’apporto sociale dell’aiuto di emergenza, nella quantità di 600 reales (qualcosa di più di 100 dollari) conquistato dopo un’intensa lotta dell’opposizione contro la proposta iniziale del governo di un apporto di soli 200 reales. Ciò nonostante, la prestazione pagata a 63,4 milioni di persone non è giunta alla maggioranza di coloro che ne avevano bisogno e non è sufficiente a garantire il mantenimento delle famiglie in quarantena e senza occupazione.

Il razzismo strutturale e la pandemia

All’aumento della violenza poliziesca contro la popolazione nera e il degrado delle condizioni economiche che sperimenta la classe operaia si aggiunge, come terza dimensione della politica di morte del governo di Bolsonaro, l’intenzionale mancanza di controllo sull’espansione dei contagi e delle morti per il nuovo coronavirus.

Mentre scriviamo queste righe, ci sono 1,4 milioni di casi confermati e quasi 58.000 morti per Covid-19. Ma alcuni esperti calcolano che il numero di infettati può essere da cinque a dieci volte maggiore del numero di casi confermati.

Il virus, che è giunto nel paese attraverso i membri delle élite e delle classi medie, ora colpisce specialmente gli abitanti delle periferie. Nella città di San Paolo, per esempio, il contagio nei quartieri di lavoratori poveri e neri è fino a cinque volte maggiore che nei quartieri di classe media. Il contagio continua la sua marcia espansiva e si estende verso l’interno del paese.

E giusto nel momento più grave dell’espansione della pandemia, e quando in diversi stati il sistema di salute è sul punto di collassare, i governatori e i sindaci di tutto il paese si lanciano a riaprire negozi, centri commerciali, palestre, chiese, peggiorando ancor di più l’affollamento del trasporto pubblico e generando condizioni favorevoli alla propagazione del virus e all’espansione del contagio.

Da questo si deduce che, disgraziatamente, nonostante sia indebolito, Bolsonaro è riuscito ad imporre nel paese la sua politica di morte. Si impone la dura e cruda realtà del capitalismo brasiliano di rendere naturale la redditività dei grandi impresari e degli speculatori, fatto che contrasta con la drammatica situazione che vive la grande maggioranza dei lavoratori, specialmente la popolazione nera. In questa naturalizzazione di morti per Covid-19, la matrice razzista del capitalismo brasiliano e dello stato torna a funzionare, e con tutta la sua forza, come dire: le vite dei neri hanno poco o nessun valore.

I registri ufficiali mostrano che in Brasile un giovane nero è assassinato ogni ventitré minuti. Questo corrisponde ad una massa di 22.850 giovani neri delle periferie e favelas brasiliane assassinati ogni anno. Un vero genocidio, che per decenni è stato denunciato dai movimenti neri. Un genocidio che resiste nel tempo e ai cicli politici e intride il mandato dei differenti governi, che non ha dato tregua nemmeno durante i tredici anni di governi petisti – quando si è combinato, contraddittoriamente, con l’applicazione di politiche di promozione dell’uguaglianza razziale, come la politica di quote razziali per l’accesso alle università pubbliche.

Finché c’è razzismo non ci sarà democrazia

La sollevazione nera iniziata dopo l’assassinio razzista di George Floyd ad opera del poliziotto Derek Chauvin si è impadronita di tutti gli Stati Uniti e ha messo in marcia, sotto la guida del popolo nero, e specialmente delle donne nere, un’immensa massa di sfruttati e oppressi.

In termini programmatici, la sollevazione antirazzista ha massificato la richiesta del diritto dei neri e delle donne nere ad una vita libera dalla violenza e dalla brutalità poliziesca, la richiesta della riduzione delle risorse destinate agli organismi di polizia e il riorientamento di queste risorse verso l’educazione e i servizi di salute pubblica e per garantire un’abitazione degna, specialmente agli afroamericani. La sollevazione ha anche posto nell’agenda la nozione del carattere sistemico del razzismo e, pertanto, la comprensione che si può superare solo mediante cambiamenti strutturali nel capitalismo statunitense.

Sotto l’influenza di quello che avveniva negli Stati Uniti, un’ondata di proteste antirazziste si è impadronita dell’Europa ed è giunta in Israele e Palestina. Il motto “la vita dei neri importa” si è globalizzato e la comprensione del fatto che la violenza poliziesca contro i neri e gli altri gruppi umani razzializzati in differenti parti del mondo sia un problema sistemico ha conquistato la coscienza di più ampi settori delle solite piccole nicchie nell’avanguardia degli attivisti antirazzisti, socialisti, antifascisti e del movimento sociale. Gli atti di abbattimento di statue di antichi commercianti di schiavi e colonizzatori hanno messo in evidenza l’espansione di una diffusa coscienza anticoloniale e antimperialista in ampi settori della gioventù.

In Brasile, lo shock di coscienza provocato dalla sollevazione dei neri americani non ha dimostrato la forza con cui si esprimeva in Europa, ma ha aiutato a promuovere le azioni di strada che avevano iniziato i sostenitori organizzati, a San Paolo, Porto Alegre e Brasilia, contro il fascismo, a difesa della democrazia e del Fuori Bolsonaro, dandogli un tono più nero e aggiungendo, con una certa enfasi, le bandiere della lotta antirazzista. Questa combinazione di cose ha reso possibile ampliare il dibattito e ha dato più visibilità alla questione razziale in Brasile. E sempre più nuove iniziative dei movimenti neri stanno sorgendo.

È importante rilevare che già prima della sollevazione negli Stati Uniti, una serie di collettivi che agivano nelle periferie da prima della pandemia, composti principalmente da abitanti della comunità, stavano realizzando nelle favelas azioni solidali, raccogliendo denaro, provviste, prodotti di pulizia, mascherine, e anche organizzando la cura degli infettati dal Covid-19. Queste iniziative dirigono i propri sforzi verso la conservazione della vita dei neri, somministrando attraverso l’auto-organizzazione del popolo nero e la classe operaia i mezzi di riproduzione sociale negati dallo stato.

È anche importante la svolta che hanno fatto le organizzazioni tradizionali dei movimenti sociali del paese per sostenere queste azioni. Il MST (Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra), per esempio, distribuisce sotto il suo coordinamento tonnellate di alimenti prodotti negli insediamenti rurali. Il MTST (Movimento dei Lavoratori Senza Tetto) ha agito nell’organizzazione delle liste delle famiglie più bisognose affinché potessero ricevere gli aiuti e anche registrarsi per ricevere l’entrata d’emergenza. E anche molti sindacati di tutto il Brasile stanno organizzando campagne di solidarietà.

Avanzando nella lotta antirazzista

Il Manifesto “Finché c’è razzismo non ci sarà democrazia”, lanciato dalla Coalizione Nera per i Diritti, già riunisce circa 60 mila firme, e può svolgere un importante ruolo nell’organizzazione di azioni antirazziste nel paese. Più di questo, il manifesto porta alla superficie un dibattito che non è mai stato preso con la centralità che merita dalla maggioranza delle organizzazioni e dei dirigenti che lottano per i diritti e la democrazia nel paese sulla combinazione tra il carattere strutturale del razzismo e la forma “normale” di funzionamento della democrazia brasiliana. E avanza programmaticamente riguardo alla nozione, oltre alla difesa di una democrazia che dialoga con il razzismo strutturale, che è necessario portare a termine un insieme di trasformazioni strutturali, di ordine politico, economico e sociale, che permettano la formazione di una vera e sostanziale democrazia senza razzismo.

Nella disputa politica e programmatica sulla comprensione del razzismo brasiliano e sui mezzi per il suo sradicamento, merita molta attenzione. La Rete Globo, le ONG finanziate da grandi imprese e gli influenzatori digitali senza nessun impegno con le lotte sociali si lanciano apertamente in questa disputa. Difendono l’idea che sia possibile lottare contro il razzismo attraverso piccole azioni individuali, o lottare contro la disuguaglianza attraverso donazioni di grandi imprese -irrisorie in comparazione al loro capitale- mantenendo la medesima struttura sociale disuguale e razzista che ci ha portato qui. Il Manifesto “Finché c’è razzismo non ci sarà democrazia”, fortunatamente, punta in un’altra direzione, che merita di essere sviluppata e promossa. E quanto più lo sarà, più organizzazione collettiva e azioni pratiche si genereranno intorno.

Nel contesto di questa disputa programmatica, merita di essere messa in evidenza la storica partecipazione, il passato lunedì (22 giugno), di Silvio de Almeida al programma Roda Viva, della Red Cultura. Silvio ha sottolineato il carattere strutturale del razzismo, senza lasciare margini a soluzioni individualiste. E quando dice che “Essere antirazzista è, pertanto, incompatibile con la difesa delle politiche di austerità” e che “Essere antirazzista è incompatibile con tutto quello che non sia la difesa del SUS (Sistema Unico di Salute)”, per l’autorità intellettuale che ha conquistato, contribuisce a rendere popolare un programma di lotta e trasformazione antirazzista che punta sull’impossibilità di superare il razzismo senza superare la disuguaglianza sociale e il sistema di sfruttamento e oppressione capitalista che genera questa disuguaglianza. Questa lotta politica programmatica che si svolge oggi nelle periferie, nell’accademia, nelle organizzazioni politiche e nei movimenti sociali, avrà un alto profilo nelle elezioni municipali di quest’anno. Per aiutare a mobilitare e organizzare i neri, che costituiscono la maggioranza dei lavoratori del nostro paese, e per segnalare un cammino politico per superare il razzismo, è fondamentale che l’agenda antirazzista stia in testa ai programmi dei partiti di sinistra, ma è anche vitale che si amplino gli spazi per le candidature di neri.

In questo senso, una grande notizia viene da Belo Horizonte/Minas Gerais, dove il PSOL (Partito Socialismo e Libertà) ha già deciso per la pre-candidatura di Áurea Carolina, donna nera, madre e militante antirazzista, attualmente deputata federale per il partito, o anche la notizia che Renata Souza, deputata del PSOL a Río de Janeiro, ha annunciato la sua pre-candidatura per il municipio di Río de Janeiro. Come nel movimento Vite Nere Importano, una volta di più le donne nere si pongono all’avanguardia della trasformazione sociale e della riorganizzazione politica del nostro paese e del mondo.

29-6-2020

Esquerda Online

Traduzione in spagnolo di Correspondencia de Prensa

30-6-2020

Correspondencia de Prensa

https://correspondenciadeprensa.com/2020/06/30/brasil-queremos-respirar-la-condicion-negra-en-tiempos-de-bolsonaro-y-la-pandemia/

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
“A condição negra em tempos de Bolsonaro e pandemia: queremos respirar” pubblicato il 29/06/2020 in Esquerda Online, su [https://esquerdaonline.com.br/2020/06/29/a-condicao-negra-em-tempos-de-bolsonaro-e-pandemia-queremos-respirar/] ultimo accesso 09-07-2020

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