La negligenza di Daniel Ortega propaga in Nicaragua il Covid-19


Juan Carlos Bow per Otras Miradas*

Speciale “Coronavirus da altri punti di vista”

Marce politiche, attività di massa, serate di boxe e attacchi del presidente alla campagna #QuédateEnCasa (#RimaniACasa). Il regime di Daniel Ortega sfida le raccomandazioni dell’OMS per prevenire il Covid-19 e impone la segretezza.

Gregorio non ha potuto congedarsi da suo padre. Quando, nella mattina di lunedì 11 maggio, si è reso conto che era morto, alcuni uomini in uniforme, dalla testa ai piedi con una tuta impermeabile bianca e mascherine, già lo seppellivano nel cimitero nord della città di Masaya. Nessuno della famiglia è stato presente alle esequie. Alcuni medici dell’ospedale locale Dr. Humberto Alvarado li hanno solo informati che era morto di una “polmonite atipica” e 

che le direttive del Ministero della Salute (Minsa) era di interrarlo “immediatamente”.

L’ultima volta che questo uomo di più di 30 anni ha visto suo padre è stato venerdì 8 maggio, quando è entrato d’urgenza con un forte dolore al petto e tosse secca, i sintomi più conosciuti del Covid-19, causato dal coronavirus SARS-CoV-2. Nonostante ciò, nell’ospedale gli hanno appena detto: “A quanto pare, soffre di una polmonite”.

Il caso del padre di Gregorio, che potrebbe essere insolito, non è l’unico in Nicaragua. Dalla prima settimana di maggio, decine di video e testimoni anonimi rendono conto di sepolture semiclandestine o senza la presenza di congiunti, alcune nelle ore della notte o all’alba. Tutte le bare sono ermeticamente sigillate. Le città di Masaya (nel Sud Oriente) e di Chinandega (in Occidente), sono dove si sono viste più sepolture di questo tipo.

Decine di familiari hanno segnalato che il referto dei loro parenti mostrava morte per “polmonite atipica” o “polmonite grave”, fatto che non sarebbe un impedimento per vegliarli in casa, come è tradizione in Nicaragua.

Per questo, l’ordine governativo di interrare “immediatamente” i morti di “polmonite” e altre malattie croniche, mette in allarme i medici nicaraguensi, che considerano che il Governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo cerchi di minimizzare la gravità della pandemia di Covid-19.

Silenzio governativo

Martedì 5 maggio, il Minsa ha smesso di fornire il suo rapporto quotidiano sulla situazione del Covid-19 in Nicaragua. Questo giorno -più di un mese e mezzo dopo la conferma del primo caso positivo di coronavirus-, il segretario generale della Salute, Carlos Sáenz, ha detto che il Nicaragua aveva quattro casi attivi e cinque morti, accumulando 16 casi confermati dal 18 marzo. Nel resto della settimana non c’è stato nessun altro rapporto ufficiale.

Sáenz è riapparso sette giorni più tardi di fronte alle telecamere dei media governativi, gli unici che hanno accesso alla conferenza stampa del Minsa su un tema di interesse nazionale. Il funzionario ha riportato nove nuovi casi di Covid-19 e ha ammesso altre tre morti per la pandemia.

“Si sono presentati altri decessi di persone che venivano seguite, causati da tromboembolia polmonare, diabete mellito, infarto acuto del miocardio, crisi ipertensiva e polmonite batterica”, ha detto Sáenz, senza precisare la quantità esatta di morti, che sono stati interrati immediatamente, come il padre di Gregorio.

Il silenzio sullo stato della pandemia è santo e un segno del Governo del Nicaragua. Il presidente Daniel Ortega ha passato 34 giorni -tra il 12 marzo e il 15 aprile- senza apparire in pubblico, protetto nella sua casa e ufficio del quartiere El Carmen, una specie di cittadella murata e vigilata da decine di poliziotti, che controllano un circuito di vari isolati, che include un parco e le strade limitrofe.

Al compimento del 34° giorno, Ortega è riapparso in una rete televisiva nazionale per parlare dal suo bunker sul Covid-19. “Qui (in Nicaragua) se si smette di lavorare, il paese muore, e se il paese muore, il popolo muore, si estingue”, ha detto Ortega per attaccare la campagna civica #QuédateEnCasa e difendere il ruolo della sua Amministrazione di fronte alla pandemia. La risposta è stata criticata da organizzazioni ed esperti nazionali e internazionali. Il bilancio unanime è che il regime mette a “rischio” la salute della popolazione.

Il Nicaragua è l’unico paese del Latinoamerica che ufficialmente non ha chiuso le sue frontiere, mantiene le lezioni in presenza per l’educazione pubblica della primaria e secondaria, e promuove le attività di massa, come una serata di boxe con l’entrata gratuita che è stata realizzata nella capitale, sabato 25 aprile, mentre il mondo dello sport è in pausa per il coronavirus.

Il paese dell’insolito

“Il Nicaragua rende reale un evento storico mondiale: siamo l’unico paese con un evento sportivo dal vivo!”, ha ripetuto spesso l’animatore ufficiale della serata: un cartellone di boxe trasmesso dal programma ESPN KnockOut, della rete ESPN Latinoamerica. L’attività in piena pandemia è tornata a collocare il Nicaragua nel radar della stampa internazionale.

Le notizie che vengono diffuse da questo paese di sei milioni di abitanti sono le attività insolite contro il Covid-19: l’assenza del presidente in piena pandemia, una camminata di “Amore al tempo del Covid-19” con la partecipazione di “brigatisti” che dopo sono andati casa per casa, visitando “più di 350.000 famiglie”, e la convocazione di ogni tipo di attività sportiva, turistica e culturale, che nel secondo fine settimana di maggio assommano a 2.500, secondo quanto ha confermato la vicepresidente Rosario Murillo, moglie di Ortega e portavoce ufficiale. Designata da suo marito, quando il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) è ritornato alla Presidenza, nel 2007, la Murillo ha imposto una “strategia di informazione incontaminata”: tutto quello che fa e dice il Governo passa attraverso il suo soliloquio di almeno un’ora al giorno. La direttiva non è cambiata di fronte alla pandemia e piuttosto l’informazione è stata centralizzata al massimo.

Il Governo è stato anche sordo agli appelli dell’Organizzazione Panamericana della Salute (OPS). “Ci preoccupa la mancanza di distanziamento sociale, la convocazione ad affollamenti. Ci preoccupano gli esami (di Covid-19), il tracciamento dei contatti e la notifica dei casi. Ci preoccupa anche quello che vediamo come inadeguato in quanto a controlli e prevenzione dell’infezione”, ha detto all’inizio di aprile Carissa Etienne, direttrice dell’organizzazione, nonostante che la funzionaria sia stata segnalata come vicina al regime.

Nei giorni seguenti, nulla ha impedito alla Murillo di continuare a convocare attività di massa. “Così siamo e così seguiamo, invocando tutti i giorni Dio Nostro Signore, e lavorando duro per andare avanti. Mercatini Contadini in tutto il Paese; Casa del Mais, Concerto; Produzione e Tecnologie di Piazza, nella Piazza 22 Agosto si presenta questo Fine Settimana, e c’è una quantità di Fiere e Festival Gastronomici in tutto il Paese (sic), ha detto la portavoce il 14 maggio, dopo aver recitato, durante il suo monologo, versi del poeta Manolo Cuadra.

L’entrata gratuita e l’accesso al trasporto dai quartieri di Managua verso il Polisportivo Alexis Argüello, non sono stati un sufficiente incentivo per un pieno di massa che presenziasse agli otto combattimenti della notte. La recente struttura sportiva -costruita come una delle principali sedi dei Giochi Centroamericani del 2017- ha la capienza per circa 8.000 persone, ma i presenti non hanno superato il migliaio.

“Il rimani a casa, distrugge il paese. Per questa via si distrugge il paese”, ha giustificato Ortega durante un altro discorso dalla sua residenza e ufficio, il 30 aprile, il secondo in quasi cinquanta giorni.

Dora María Téllez, comandante guerrigliera ed ex ministra della Salute durante il primo Governo sandinista, anche questo diretto da Ortega, negli anni ottanta, ha redarguito che questo “è un regime repressivo, incapace, inetto e disgregato”. Per la storica e cofondatrice del Movimento Rinnovatore Sandinista (MRS) -dissidente dal FSLN-, “coloro che passano tutto il giorno in casa propria, nascondendosi perfino dal sole, dicono a tutti di uscire al contagio”.

Nonostante l’attacco di Ortega alla campagna #QuédateEnCasa, i nicaraguensi hanno optato per una “autoquarantena” o isolamento volontario per evitare un contagio di massa da Covid-19.

All’inizio di aprile, i centri commerciali hanno brillato per la poca attività; il Mercato Orientale -considerato il più grande del Centroamerica- è stato semiparalizzato; nelle scuole, università e istituti sono mancati gli studenti; anche le chiese hanno celebrato la messa senza fedeli.

Il Rapporto sulla Mobilità Comunitaria di Google ha riportato che, in questi giorni, il 45% dei nicaraguensi ha ridotto le proprie uscite, e cinque settimane dopo il 35% continua a rimanere a casa.

Il colpo di realtà

Un Protocollo di Preparazione e Risposta di fronte al Rischio di Introduzione del Coronavirus in Nicaragua, elaborato dal Minsa, ha calcolato a febbraio che il paese avrebbe 32.500 contagiati dal Covid-19, e di loro 8.125 sarebbero pazienti gravi. “Se si prende come riferimento la letalità del 2,5% dei contagiati, potremmo avere 813 morti. I deceduti sono l’80% dei pazienti che richiedono l’Unità di Terapia Intensiva”, ha ammesso il Minsa nel protocollo rivelato all’inizio di marzo da Confidencial.

Due mesi più tardi, il Governo ha riconosciuto 25 casi positivi e otto deceduti, collocando il Nicaragua in coda ai contagi in Centroamerica, ma in testa nella percentuale di morti. Così, ancora limitati a questi dati ufficiali: più del 30% dei pazienti con il Covid-19 morivano in Nicaragua, essendo il paese con il maggiore indice di letalità.

Una settimana dopo, nel rapporto settimanale del Minsa, i casi sono aumentati dell’1,016%, passando da 25 a 279 casi positivi. I morti, nonostante le denunce di “sepolture espresse”, come il padre di Gregorio, sono saliti da 8 a 17.

Le informazioni ufficiali sono scarse. Il 27 aprile, il segretario generale del Minsa ha letto in meno di un minuto un comunicato alla televisione. “Casi attivi: tre. Persone/contatti da seguire: ogni persona che lo meriti. Non abbiamo una trasmissione locale comunitaria. Continuiamo a lavorare riguardo a, pazienza, prudenza e gratitudine infinita a Dio nostro signore”, ha detto concisamente.

Anche le cifre del Governo sono ampiamente messe in discussione. L’Associazione Medica Nicaraguense, che riunisce centinaia di professionisti della Salute, ha criticato “il modo poco chiaro con cui in Nicaragua sono stati maneggiati i rapporti statistici in relazione all’incidenza e alla progressione della pandemia”. Nel paese non si sa neppure la quantità di analisi di Covid-19 realizzate, né i risultati delle medesime, che sono centralizzate dal Minsa.

Alla fine di aprile la stessa OPS ha ammesso, che non conta su “dati per fare una valutazione” sulla situazione del Covid-19 nel paese, secondo quanto ha detto il vicedirettore,  Jarbas Barbosa da Silva. “Non stanno riportando la verità, né i veri risultati delle analisi realizzate nel laboratorio del Centro Nazionale di Diagnosi e Informazione (CNDR)”, ha affermato a Confidencial una fonte legata al Governo, che è venuta a conoscenza dei risultati delle analisi del Complesso Nazionale di Salute “Conchita” Palacios, sede centrale del Minsa, dove è centralizzata la realizzazione dei test.

Tre fonti legate al Ministero della Salute con accesso parziale o totale ai test del CNDR hanno coinciso con un’indagine di questo mezzo di comunicazione che “i rapporti ufficiali sono stati truccati per criteri politici”. “Sono stati processati circa 5.900 test, dei quali 4.300 hanno dato esito negativo, e 1.600 positivo”, con un tasso di contagio del 27%. “Con questa tendenza si dovrebbero fare migliaia di test quotidiani in tutto il territorio nazionale, per conoscere la vera dimensione della pandemia e, soprattutto, la circolazione di casi asintomatici”, ha aggiunto una fonte del Minsa.

Il Governo, nonostante ciò, non presta attenzione alle intimazioni dell’OPS e all’appello di rendere trasparenti i dati dei test di Covid-19, e finora continua a non ammettere esplicitamente che il paese sia entrato nella fase di trasmissione comunitaria, che precede l’aumento esponenziale dei casi e l’eventuale collasso del precario sistema ospedaliero. Il Nicaragua dispone di meno di 6.000 posti letto ospedalieri e solo 160 ventilatori, che a marzo di quest’anno, secondo fonti mediche, erano usati all’80% da pazienti con altre patologie.

Di fronte alla mancanza di informazioni ufficiali, un gruppo multidisciplinare autoconvocato ha creato all’inizio di aprile l’Osservatorio Cittadino Covid-19, che riporta l’avanzata della pandemia, a partire dalle denunce della popolazione.

Fino al 22 maggio -data del suo rapporto più recente- l’Osservatorio Cittadino registrava otto volte più casi di quelli riconosciuti dal Governo, con una quantità di 2.323 presunti contagi. Questa cifra include 465 morti, probabilmente per Covid-19 (404), secondo i medici che collaborano con l’Osservatorio, o per qualche tipo di polmonite (61), come quella che il Minsa afferma che abbia ucciso il padre di Gregorio, a Masaya.

La cifra include anche non meno di 180 medici e personale della Sanità che hanno presentato una sintomatologia associata al Covid-19. Nonostante che fossero in “prima linea” contro la pandemia, fino alla metà di aprile il Governo proibiva l’uso di mascherine, guanti o alcol in gel tra il personale ospedaliero “per non allarmare” la popolazione.

“Hanno detto che tutto andava bene, che c’erano pochi casi, e che se usavamo le mascherine avremmo allarmato la gente”, ha raccontato Graciela, una dottoressa che da più di un decennio lavora per il Minsa.

“Stanno esponendo tutto il personale medico”, ha protestato il dottor José Antonio Vásquez, membro dell’Unità Medica Nicaraguense (UMN), un’organizzazione sindacale di dottori del settore pubblico e privato. “Questo -ha aggiunto- succede a livello di centri di salute, dove si cura anche la popolazione con sintomi sospetti di coronavirus, e nei grandi ospedali delle città. È qualcosa che si sta ripetendo in tutte le unità di salute”.

Nonostante che il Governo di Ortega abbia creato la sua propria realtà sulla pandemia, e cammini in senso contrario alle raccomandazioni internazionali per prevenire i contagi, gli allarmi continuano ad accendersi.

La Fondazione Nicaraguense per lo Sviluppo Economico e Sociale (Funides), indipendente, ha messo in allarme in un rapporto di aprile che, se il Governo non stabilisce misure di prevenzione, a metà di giugno ci saranno in questo paese centroamericano 119.703 contagiati e almeno 650 morti per il Covid-19.

“Il discorso di Ortega è criminale”, valuta l’ex ministra della Salute, Dora María Téllez. “Semplicemente non è più negligenza, ma è un’azione deliberata che mette a rischio la salute della popolazione. Quando Ortega, che ha una voce di autorità, dice che non succederà nulla, c’è gente che semplicemente, con la sua umiltà, gli crede”.

Un modello di salute “familiare”

Il Governo di Ortega e Murillo ha basato la propria strategia di lotta contro il coronavirus nel suo “modello di salute familiare e comunitario” che, secondo i funzionari statali, è stato efficace per affrontare epidemie globali, come la H1N1, e locali, come la leptospirosi o la malaria.

Questo modello è integrato da unità di Salute dipartimentali e municipali. I municipi sono stati divisi per settori, che costantemente sono vigilati e visitati da funzionari della Salute.

L’opposizione nicaraguense rappresentata nell’Alleanza Civica per la Giustizia e la Democrazia, e nell’Unità Nazionale Azzurro e Bianco, sorte dopo le proteste di aprile del 2018, hanno proposto azioni per prevenire il contagio, che includono la promozione del distanziamento fisico, la realizzazione e la decentralizzazione dei test di massa del Covid-19 e  la rivelazione dei loro risultati, oltre all’accesso a risorse per affrontare la pandemia e assistere la popolazione economicamente vulnerabile, in un paese dove sette su dieci nicaraguensi lavora nell’economia informale.

La proposta include una riforma del Bilancio Generale della Repubblica, la creazione di un fondo d’emergenza, la liberazione dei prigionieri politici, il ristabilimento dei diritti costituzionali, così come una moratoria di tre mesi sui pagamenti dei servizi basici, dell’Imposta sui Beni Immobili (IBI), dell’Imposta sul Valore Aggregato (IVA), della Quota fissa e di altri tributi.

La risposta ufficiale alla proposta e venuta dall’Assemblea Nazionale, dominata dal FSLN. Il deputato governativo, José Antonio Zepeda, ha protestato: “Perché non tirate fuori (il denaro) dalle vostre tasche? Credo che le demagogie, i discorsi non convincono noi lavoratori che quotidianamente sappiamo quello che è realizzare attività economiche, politiche e sociali”. Il parlamentare del FSLN è un maestro, ma da anni non esercita la docenza, consacrato alla sua carriera politica prima come dirigente sindacale e dopo come legislatore.

L’orteghismo preferisce continuare a puntare sulle visite casa per casa in tutto il paese, nonostante la disapprovazione degli esperti, che mettono in allerta sull’esposizione al contagio della popolazione e dei funzionari.

Gregorio non ricorda che la sua casa a Masaya sia stata visitata da qualche unità medica del Governo. L’ultima volta che ha visto un lavoratore della Salute è stato quando gli hanno detto che suo padre era morto, senza dirgli apertamente che è stato per il Covid-19. Avrà sempre il dubbio. Ma, per il momento, prenderà le misure di prevenzione per evitare un altro caso di “polmonite atipica” nella sua famiglia. E finire con il sotterrare qualcuno senza una veglia, in un paese dove i governanti insistono a negare l’impatto della pandemia.

*Otras Miradas (Altri Punti di Vista) è un’alleanza di giornalismo collaborativo composta da media indipendenti del Messico e del Centroamerica. Come parte di questa iniziativa presentiamo la serie “Coronavirus da altri punti di vista” alla quale partecipano Desinformémonos (Messico), Chiapas Paralelo (Messico), Agencia Ocote (Guatemala), No-Ficción (Guatemala), Gato Encerrado (El Salvador), Contracorriente (Honduras), Radio Progreso (Honduras), Nicaragua Investiga (Nicaragua), Onda Local (Nicaragua) e Confidencial (Nicaragua).

Illustrazione: Confidencial

26 maggio 2020

Desinformémonos

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Juan Carlos Bow, La negligencia de Daniel Ortega propaga la Covid-19 en Nicaragua” pubblicato il 26/05/2020 in Desinformémonos, su [https://desinformemonos.org/la-negligencia-de-daniel-ortega-propaga-la-covid-19-en-nicaragua-3/] ultimo accesso 03-06-2020

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