Colombia, è morto lo studente Dilan Cruz, simbolo della protesta


Daniele Mastrogiacomo

Era stato colpito alla testa sabato scorso da un proiettile sparato dalla polizia. La notizia del decesso ha invaso la rete e infiammato i social. Per stamani si annunciano nuove manifestazioni con le strade ancora pattugliate dai militari.

Dilan Cruz non ce l’ha fatta. E’ morto la notte scorsa nel reparto di terapia intensiva in cui era ricoverato da sabato. La notizia del decesso invade la rete, infiamma i social, vola da un capo all’altro della Colombia. Dolore, sdegno, indignazione. E tanta rabbia che adesso potrebbe esplodere in un clima già di fortissima tensione.

Dilan aveva 18 anni, studente alla vigilia della maturità in un istituto tecnico che avrebbe dovuto sostenere ieri mattina. Era diventato il simbolo di una protesta che si sussegue dal giovedì scorso, giorno in cui il paese andino si è fermato con uno sciopero generale come non accadeva da 20 anni. E’ stato ucciso dalla polizia, da un agente delle Esmad, i corpi antisommossa messi in campo dal governo dal presidente Iván Duque.

Con altri ragazzi e ragazze partecipava ad un corteo del tutto pacifico, scandito dai cacerolazos, pentole battute come tamburi che si sono estesi dentro e fuori le case, per le vie e le piazze. Una forma di protesta inconsueta per la Colombia, abituata a violenze che per oltre mezzo secolo si sono trasformate in una guerra infinita, con guerriglie, bande e squadroni di paramilitari che si contendevano il territorio a suon di omicidi e attentati.

La polizia è intervenuta con brutalità. Ha inseguito, bastonato ma soprattutto sparato ad altezza d’uomo. In faccia e in testa. Candelotti lacrimogeni e poi ancora perdigones, pallini di ferro che già in Cile hanno provocato ferite gravissime e spesso resi ciechi decine di manifestanti. Sabato sera Dilan viene raggiunto al capo da un involucro che adesso, su twitter e whatsapp, altri testimoni mostrano inorriditi. Li chiamano recalzadas, una versione più sofisticata e deleteria dei perdigones: residui delle cartucce dei lacrimogeni tagliati come aculei che vengono esplosi dai fucili dei poliziotti. Fanno più danno e sono nei fatti dei proiettili.

Uno si conficca nel cranio di Dylan che cade a terra. I soccorritori gli toccano la testa, cercano di capire cosa l’ha colpito. Nei video mandati in rete si vede che qualcuno prende delicatamente parte di questo proiettile caricato con pallini e schegge di ferro e piombo e si chiede, tra le grida disperate di chi sta attorno: ma che cosa gli hanno sparato?

Il giovane viene subito trasportato in ospedale e ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Ha un trauma cranico, una forte emorragia interna. Le sue condizioni sono disperate. L’equipe medica attende e poi decide di operare per contenere gli effetti di un ematoma che si sta espandendo e comprime il cervello. Le manifestazioni riprendono con più vigore di prima; ci sono degli scontri in diversi quartieri a sud e ovest della capitale.

La polizia continua a intervenire ma la storia di Dilan scuote lo stesso governo e il presidente. Duque si scusa con la famiglia del ragazzo, ordina un’inchiesta “ferma e scrupolosa”, promette giustizia. Rimbrotta la polizia che lui stesso ha schierato e poi fatto affiancare dall’esercito sceso per strada con il coprifuoco. La famiglia ringrazia, chiede a tutti di restare calmi. “Basta violenza, basta feriti e morti”, insiste.

Le manifestazioni proseguono ma in modo pacifico. Si sente solo rimbombare il rumore dei cacerolasos in tutta Bogotà. E’ormai l’emblema di questa protesta che Duque cerca di contenere proponendo una grande assemblea nazionale dove si discuteranno i problemi sollevati: diritto alla scuola, pensioni garantite a tutti, assistenza sanitaria, fine del massacro di leader contadini, attivisti ambientali ed ex guerriglieri, sicurezza nelle regioni dominate da narcos, gang criminali e guerriglie ancora in attività.

Centinaia di giovani vegliano davanti all’ospedale dove Dilan lotta per sopravvivere. Si prega e si piange. “Non cerchiamo vendetta”, insiste ancora la famiglia. “Vogliamo solo che si riprenda. Che si salvi”. Alle 3,30 di notte il comunicato della direzione dell’ospedale: “Nonostante l’assistenza fornita in questi tre giorni da parte della nostra unità del reparto intensivo, ci pesa informare che Dilan Cruz, in ragione del suo stato clinico, è deceduto. I nostri sentimenti di solidarietà e di condoglianze vanno alla famiglia e alle persone più vicine”.

Per stamani si annunciano altre manifestazioni, raduni, sfilate. La Colombia piange la morte di un ragazzo ucciso dalla polizia. Il rischio è un incendio che può avvolgere tutto. Per strada pattugliano ancora i militari. Per il presidente Duque si annunciano ore difficili e piene di incognite.

26 novembre 2019

La Repubblica

Daniele MastrogiacomoColombia, è morto lo studente Dilan Cruz, simbolo della protesta” pubblicato il 26/11/2019 in La Repubblica, su [https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/26/news/colombi_e_morto_dilan-241952627/?fbclid=IwAR0v9rGscVyhbikIQfE-HL_UAxaF5wAMLeQrzIgvJP1DBRyjL9VwQ7Q2hQc] ultimo accesso 28-11-2019.

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