Un anno senza Marielle Franco


Dalla Redazione, con reportage di Jaqueline Deister e Mariana Pitasse

Alla vigilia di compiersi un anno dall’assassinio della consigliera comunale Marielle Franco, la polizia civile e il Pubblico Ministero di Rio de Janeiro hanno arrestato due sospettati di averla uccisa, così come il suo autista, Anderson Gomes. Se una delle chiavi di questo crimine che scosse il Brasile e il mondo sta per avere una risposta -chi uccise Marielle?- ancora manca una delle questioni centrali: chi ordinò di uccidere Marielle?

Era una notte piovosa quella del 14 marzo 2018. Dopo essere uscita da un’attività con delle donne nere, Marielle Franco entra nell’automobile del suo autista, Anderson Gomes, in una zona centrale di Rio de Janeiro. Nel cammino, li sorprendono due uomini su un’auto, che sparano 13 colpi. Quattro raggiungono la testa della consigliera comunale e tre la schiena del conducente. L’attentato ebbe una sopravvissuta, la consulente parlamentare Fernanda Chaves, che al momento degli spari era a fianco di Marielle.

Tra il va e vieni dell’indagine, in un processo criticato per la sua lentezza e per la mancanza di informazioni convincenti per il pubblico, solo lo scorso 12 marzo, a due giorni da un anno dal crimine, la Polizia Civile e il Pubblico Ministero hanno arrestato i sospettati di aver ucciso Marielle e Anderson.

Il poliziotto militare in congedo Ronnie Lessa e l’ex poliziotto militare Vieira de Queiroz sono stati arrestati nella cosiddetta Operazione Lume. Il nome dell’operazione è un riferimento ad una piazza nel centro di Rio de Janeiro conosciuta come Buraco do Lume [Agujero de Luz], dove Marielle faceva un rendiconto alla popolazione e portava avanti un progetto chiamato Lume Feminista. Il termine “lume”, secondo gli investigatori, si riferisce anche a “portare alla pubblica conoscenza”, “portare alla luce”.

Secondo la denuncia del Pubblico Ministero, Lessa sarebbe stato responsabile degli spari mentre Queiroz sarebbe il conducente dell’auto argentata che ha inseguito l’automobile della consigliera. Il crimine, ha segnalato l’indagine, è stato meticolosamente pianificato per tre mesi, con l’indizio che Lessa monitorasse la quotidianità e gli eventi a cui partecipava la consigliera.

Nell’operazione sono stati confiscati documenti, cellulari, computer e armi dei sospettati. In un altro ordine di perquisizione relativo al caso, la polizia ha sequestrato nella casa di un amico di Lessa 117 fucili tipo M-16 incompleti, oltre a denaro in contanti. Secondo il sito G1, è stato il maggiore sequestro di fucili nella storia di Rio de Janeiro.

Sugli arresti, Monica Benício, militante e vedova di Marielle Franco, ha affermato che si tratta di “un passo molto importante nell’indagine”, ma ha richiamato l’attenzione su delle domande ancora senza risposta.

“Non possiamo dimenticare che la risposta più importante ancora non l’abbiamo: Chi ha ordinato di uccidere Marielle e qual è la motivazione di questo crimine? Più importante di avere dei topi mercenari paganti perché lo facessero, la questione urgente e necessaria, è sapere chi ha ordinato di uccidere Marielle”, mette in evidenza Monica.

Più di semplici assassini

Mentre l’arresto dei due sospettati di aver assassinato Marielle e Anderson non chiarisce il motivo che c’è dietro all’assassinio, una delle linee d’indagine affronta il coinvolgimento nel crimine di paramilitari.

Le milizie che agiscono a Rio sono un’evoluzione dei gruppi di sterminio che ci sono fin dalla dittatura civile-militare in Brasile, spiega José Cláudio Souza Alves, professore di Sociologia dell’Università Federale Rurale di Rio de Janeiro (UFRRJ).

Egli spiega che la licenza di uccidere, che più di 50 anni fa è stata data ai gruppi paramilitari, si è trasformata in un sofisticato e redditizio meccanismo di guadagno per i membri di quello che oggi chiamano milizie; formate, nella loro maggioranza, da militari, poliziotti e agenti della sicurezza che sono stati corrotti. Oltre ad effettuare assassinii su commissione, i miliziani dominano il commercio e il trasporto nelle favele carioche e conoscono intimamente il funzionamento dell’apparato pubblico.

Secondo Alves, la milizia è “capillarizzata” in tutta la struttura dello stato, fatto che rende molto difficile contenere la sua avanzata. I gruppi mantengono una relazione abbastanza prossima alla politica istituzionale, con innumerevoli parlamentari miliziani eletti. L’anno passato, una operazione arrestò dei criminali che lavoravano nella campagna elettorale di Flávio Bolsonaro, figlio del presidente Jair Bolsonaro.

“Nell’esecuzione di Marielle non ci sono filmati, accesso al circuito delle telecamere, sono stati cancellati i nastri, tutto questo combinato con il ritardo nella soluzione dimostra che certi gruppi hanno avuto accesso a informazioni privilegiate”, evidenzia il professore.

Secondo il Pubblico Ministero, ancora non ci sono prove schiaccianti che leghino Ronnie Lessa alla milizia, ma ci sono indizi che sia coinvolto con gruppi paramilitari. L’organo già indaga l’ex poliziotto militare per il coinvolgimento in violazioni e compimento di omicidi.

Ronnie Lessa vive nel medesimo condominio dove il presidente Jair Bolsonaro ha una casa, a Barra da Tijuca. Il poliziotto militare in congedo è passato attraverso la Polizia Civile e ha anche fatto parte del Battaglione per Operazioni di Polizia Speciali (BOPE) ed è conosciuto per aver eseguito dei crimini su commissione e per la sua efficienza e freddezza nel premere il grilletto.

Élcio Queiroz, accusato di dirigere l’automobile utilizzata nell’azione che uccise Marielle e Anderson, fu espulso dalla Polizia Militare nel 2016 per aver fornito illegalmente dei servizi di sicurezza in un casinò di Rio.

Chi era Marielle Franco?

Donna, nera, nata nella favela di Maré, nella zona Nord di Rio de Janeiro, Marielle già da molti anni lottava per i diritti umani quando si era trasformata in una figura pubblica, riconosciuta come una dirigente in ascesa a Rio de Janeiro. Candidata per il Partito Socialismo e Libertà (PSOL), fu la quinta consigliera più votata della città nelle elezioni municipali del 2016, ottenendo più di 46.000 voti.

Marielle era sociologa, con un master in Amministrazione Pubblica. Prima di diventare consigliera, già agiva nella politica istituzionale, per più di 10 anni fu assessora parlamentare dell’allora deputato statale Marcelo Freixo (PSOL).

Durante la sua breve carriera come consigliera, in poco più di un anno di mandato, Marielle Franco aveva presentato 16 progetti di legge alla Camera dei Consiglieri di Rio de Janeiro, otto dei quali individuali e otto firmati con altri consiglieri. Cinque furono approvati in una sessione straordinaria, nell’agosto dell’anno passato, cinque mesi dopo il suo assassinio.

I progetti presentati da Marielle trattano temi come l’accoglienza dell’infanzia nel periodo in cui i loro genitori sono al lavoro o a scuola, la formazione di adolescenti che hanno scontato misure socioeducative, e politiche specifiche per donne assistite nel municipio e vittime di molestie. L’allora consigliera aveva anche presentato proposte per la lotta all’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e transfobia, le cui votazioni erano state differite per aver generato polemiche tra i consiglieri.

Un tentativo di mettere in agenda una cura umanizzata nella rete sanitaria pubblica nei casi di aborto legale non è stata neppure discussa ed è fuori dell’agenda dal 2017. In Brasile, l’aborto è un diritto garantito alle donne in caso di anacefalia, rischio di morte e gravidanza a seguito di violenza, ma la mancanza di informazioni e i pregiudizi e i cattivi trattamenti subiti da parte degli operatori sanitari molte volte pregiudicano l’accesso delle donne a questi servizi pubblici.

Semi di resistenza

Al di là della sua azione come consigliera, uno dei principali progetti di Marielle, chiamato “Donne nella Politica”, era in fase di sviluppo. L’idea era di promuovere un movimento di donne per agire con più efficacia nella politica istituzionale.

Dopo l’assassinio di Marielle, Renata Souza, Mônica Francisco e Dani Monteiro, candidate per il Partito Socialismo e Libertà (PSOL), sono state elette deputate nello stato di Rio de Janeiro. Le tre rappresentano anche l’eredità della consigliera: tre donne nere, che erano le sue assessore parlamentari.

Per Mônica Francisco, la forza di Marielle è presente nelle lotte quotidiane e anche simbolicamente: “Lei inspira il sentimento di complicità, di dolore delle donne nere. Di dolore, forza, capacità di resistere, resilienza, superamento. E non il superamento con frasi ad effetto, ma il superamento dei propri limiti, paure e angustie. Marielle è un’ispirazione non perché si è trasformata in un simbolo stampato su magliette o bandiere o perché è stata uccisa, ma realmente per la sua vita”, afferma.

Renata Souza aggiunge che Marielle si è trasformata in un simbolo perché ha lottato per evitare che l’umanità si disumanizzi. “Lei ha avuto il coraggio di stare in questo spazio omofono, LGTBIfobo, razzista, maschilista, classista. Ha avuto il coraggio di dire che le donne sarebbero state dove vogliono o dove dovrebbero stare. La lotta è più grande del suo corpo, della sua presenza fisica. E Marielle è un gigante perché continua ad essere presente”.

14 marzo 2019

Brasil de Fato

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
RedacciónUn año sin Marielle Franco” pubblicato il 14/03/2019 in Brasil de Fato, su [https://www.brasildefato.com.br/2019/03/14/un-ano-sin-marielle-franco/] ultimo accesso 18-03-2019.

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