Il Nicaragua compie 6 mesi di crisi: 512 assassinii, 4.062 feriti, 1.428 sequestrati


Il Nicaragua compie oggi sei mesi di crisi. La repressione e la violenza del governo di Daniel Ortega ha lasciato, secondo l’ultimo rapporto della CPDH, 512 morti, 4.062 feriti, 1.428 sequestrati; e almeno 30.000 nicaraguensi sono fuggiti dal paese in cerca di rifugio e asilo politico in altre nazioni.

Questo giovedì la presidente del Centro Nicaraguense dei Diritti Umani (CENIDH), Vilma Núñez, ha denunciato che la repressione da parte del Governo di Ortega continua, e ha affermato che per il momento non vede “l’uscita” dalla crisi che è cominciata sei mesi fa.

“Non vediamo l’uscita” da questa crisi, ha riconosciuto la Núñez. “Non sappiamo fino a dove giungerà e quando terminerà e potremo vivere in pace e ricostruire il paese, moralmente distrutto”, ha detto la difensora dei Diritti Umani, che ha partecipato a Madrid alla presentazione dell’ultimo rapporto di Amnesty International sulla situazione in Nicaragua.

Al riguardo, Cristiana Chamorro, figlia della vicepresidente Violeta Barrios ha commentato attraverso Twitter che in sei mesi Ortega e Murillo si sono accollati centinaia di morti, centinaia di prigionieri ed esiliati, più il collasso economico.

“Condannati loro stessi come la Stirpe Sanguinaria del 21 secolo e incarcerati a El Carmen, sono persi di fronte ad un popolo deciso ad ottenere una Repubblica”, ha twittato la Chamorro.

Questi sono stati i principali fatti degli ultimi sei mesi:

18 aprile: Circa 60 persone che protestano contro una riforma della previdenza sociale sono attaccate con pietre e tubi da attivisti del Governo di Managua. Incidenti simili si registrano nelle città di León (occidente) e Matagalpa (nord).

19 aprile: La Polizia sandinista dissolve con i proiettili una protesta universitaria a Managua, fatto che lascia tre morti e 37 feriti. Le manifestazioni si estendono ad 11 città.

23 aprile: Migliaia di persone partecipano ad una enorme manifestazione pacifica autoconvocata. Marce simili si effettuano a partire da allora nella capitale e il resto del paese.

16 maggio: Si insedia il dialogo nazionale tra il Governo e la recentemente creata Alleanza Civica, con la mediazione della Conferenza Episcopale del Nicaragua (CEN).

 

23 maggio: Il dialogo viene sospeso per mancanza di consenso: mentre l’opposizione chiede la rinuncia di Ortega ed elezioni anticipate, il Governo le rifiuta e denuncia un “colpo di stato soave”.

30 maggio: Un immenso corteo pacifico è attaccato a Managua da paramilitari sandinisti. Altre proteste corrono la stessa sorte all’interno del paese e in totale si riportano 15 morti e decine di feriti. Ortega annuncia ai suoi simpatizzanti che non lascerà il Governo.

14 giugno: Uno sciopero nazionale convocato dall’opposizione paralizza il paese, mentre poliziotti e paramilitari aumentano la loro offensiva. Il Centro Nicaraguense dei Diritti Umani (CENIDH) riporta 164 morti e più di 1.400 feriti in meno di due mesi.

15 giugno: Si riannoda il dialogo e Ortega acconsente alla visita di una delegazione della CIDH, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OACNUDH) e dell’Unione Europea.

25 giugno: Un bilancio preliminare riporta perdite di 1.900 milioni di dollari nel turismo, nelle costruzioni, commercio e finanze (equivalente all’ 80% delle esportazioni del 2017).

5 luglio: Gli Stati Uniti sanzionano tre alti funzionari sandinisti per corruzione e violazione dei diritti umani: il direttore dell’impresa petrolifera statale, Francisco López, il segretario del Comune, Fidel Moreno, e il sottocapo della Polizia, Francisco Díaz, che successivamente sarà promosso a capo dell’istituzione.

7 luglio: Ortega rifiuta di anticipare le elezioni del 2021 e chiama “assassini” e “golpisti” l’opposizione e i vescovi cattolici. Due giorni dopo, il dialogo viene sospeso mentre a Diriamba (sud) vari vescovi e il nunzio Waldemar Sommertag sono assediati e aggrediti da attivisti sandinisti.

13 luglio: L’opposizione effettua un secondo sciopero nazionale. Di notte, dei paramilitari sparano contro gli universitari rifugiati in una chiesa di Managua. L’azione lascia due morti e 16 feriti.

 

17 luglio: Il Governo recupera il controllo di Masaya, principale bastione della resistenza civica, dopo una violenta azione di poliziotti e paramilitari nella città.

18 luglio: Il Consiglio Permanente dell’OEA approva una risoluzione che sollecita il Governo del Nicaragua a realizzare delle elezioni anticipate.

31 luglio: L’ACNUR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, informa che 23.000 nicaraguensi hanno sollecitato asilo in Costa Rica dopo essere fuggiti dalla repressione e dalla violenza nel proprio paese.

2 agosto: Il Consiglio Permanente dell’OEA decide di creare un “gruppo di lavoro” per contribuire ad una via d’uscita pacifica in Nicaragua. Il Governo annuncia che non permetterà l’ingresso di quella commissione.

11 agosto: Il Parlamento taglia il bilancio della sanità e dell’educazione, e avvia l’emissione di 280 milioni di dollari in buoni della Nazione (debito pubblico) per compensare la caduta delle entrate tributarie.

29 agosto: Daniel Ortega accusa in un discorso l’OACNUDH di essere uno “strumento di morte, terrore e menzogna”. Due giorni dopo, la missione riceve l’ordine di abbandonare il paese.

2 settembre: Un attacco armato ad un corteo dell’opposizione lascia tre feriti e l’incendio di una macchina di pattuglia della Polizia. Tre giorni dopo, il Governo arresta l’attivista universitario Edwin Carcache, che accuserà di terrorismo.

7 settembre: L’opposizione effettua un terzo sciopero nazionale, in mezzo a retate e catture di studenti da parte della Polizia.

24 settembre: L’ONG Associazione Nicaraguense Pro Diritti Umani (ANPDH) contabilizza 512 morti e 4062 feriti dall’inizio della crisi. Il Governo registra 200 vittime.

26 settembre: Il Comitato delle Relazioni Estere del Senato degli USA approva un progetto di legge per sanzionare i membri del Governo del Nicaragua per violazioni dei diritti umani e vietare i prestiti che il paese solleciterà agli organismi multilaterali.

28 settembre: La Polizia sandinista avverte che non permetterà proteste antigovernative e che castigherà “organismi e persone che convocano riunioni e manifestazioni pubbliche illegali”.

18 ottobre 2018

100% Noticias

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Nicaragua cumple 6 meses de crisis: 512 asesinados, 4.062 heridos, 1.428 secuestrados” pubblicato il 18/10/2018 in 100% Noticias, su [https://100noticias.com.ni/nacionales/93855-nicaragua-cumple-6-meses-crisis/] ultimo accesso 25-10-2018.

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