Iván Márquez e la sua confusa Lettera Aperta


Gearóid Ó Loingsigh

L’allora comandante delle FARC, Iván Márquez, ha messo fine al proprio silenzio con una lettera aperta, firmata anche da El Paisa, alla Commissione di Pace del Senato. Nella lettera Márquez svela, senza dirlo, una delle ragioni della sua scomparsa e l’incertezza riguardo al suo domicilio. Su molti aspetti la lettera dice molto, forse in un modo non voluto da Márquez. La prima preoccupazione che appare nella lettera è l’insicurezza giuridica dei fariani (membri delle FARC) e come esempio chiaro cita il caso di Santrich.

“Senza dubbio, l’INSICUREZZA GIURIDICA ha toccato il tetto con la detenzione di Jesús Santrich ai fini di un’estradizione mediante una montatura giudiziaria ordita dal Procuratore Generale, dall’ambasciatore degli USA e dalla DEA. Questa delirante decisione concepita per sabotare la pace ha finito con lo scacciare la fiducia che rimaneva negli ex combattenti… Siamo di fronte ad uno sfacciato abuso dell’esercizio del potere, mescolato ad una inaccettabile resa della nostra sovranità giuridica ad una potenza straniera”. [1]

Ha ragione riguardo alla grossolana montatura contro Santrich. È una montatura e da poco la Procura ha dovuto riconoscere che non ha la più minima prova contro di lui. Secondo il Procuratore Generale tutte le “prove” le ha la Procura degli USA.

“Ho ribadito alla JEP (Giurisdizione Speciale per la Pace) che nell’inchiesta non ci sono prove di audio e video (…). Il fatto è che la Grande Giuria della Corte di New York ha avuto accesso ad audio e video che determinano i fatti che in questo caso hanno dato luogo all’azione della Corte di New York”. [2]

Ma non è stato fatto per sabotare la pace come afferma Márquez, ma per ricordare al nuovo partito della FARC che lo stato esige una sottomissione totale. Quando hanno arrestato Santrich il massimo capo della FARC, Rodrigo Londoño, alias Timochenko, ha affermato in una lettera ai militanti della FARC che:

“Nel momento in cui abbiamo firmato l’accordo abbiamo accettato la costituzione e le leggi ed è nostro dovere agire conformemente a quelle. Chi non lo fa deve attenersi alle conseguenze e lì difficilmente si può chiedere solidarietà al partito”. [3]

Prima della lettera si riunì con Santos e affermò nella sua pagina twitter di aver chiesto il dovuto processo per Santrich, come dire, il dovuto processo dentro un quadro legale disegnato dai suoi nemici, un ambito legale che l’Accordo dell’Avana non cambia, nonostante il sistema transitorio della Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP). Dalla lettera è ovvio che Timochenko crede fermamente nella giustizia colombiana e, di passaggio, a quella di un qualsiasi stato capitalista (posizione rara per un presunto marxista). Timochenko crede tanto nel sistema giudiziario e nel diritto borghese che quando hanno annunciato di aver aperto un processo contro Uribe, è stato categorico nel chiedere il dovuto processo e la presunzione di innocenza. Uribe ha ricevuto un sostegno più energico di quello di Santrich. Joaquín Gómez e Bertulfo Álvarez, due ex comandanti hanno fatto riferimento a questo in un’altra lettera:

“3. Come è possibile che siano commesse delle incoerenze, partendo certamente dalla nostra ottica di rivoluzionari, tali come quella di Timo, affermando in un Forum a Manizales, che lui chiedeva che “all’onorevole” senatore Uribe fosse rispettato il dovuto processo, e “il principio di innocenza”, mentre nel caso Santrich, quello che ha detto è stato, parole più, parole meno, che Santrich dovrebbe dimostrare la propria innocenza, ossia, che si partiva dal fatto che era colpevole. Una posizione assolutamente avversa a Santrich, comparata con l’atteggiamento difensivo assunto in relazione al caso “dell’onorevole senatore” e psicopatico Álvaro Uribe, padre genuino del paramilitarismo in Colombia”. [4]

Márquez ha qualche ragione quando parla di funzionari degli USA e della Colombia, senza dar luogo a dubbi ci sono settori della borghesia e dello stato che cercano vendetta, ma l’insicurezza giuridica non è un problema creato da quei personaggi, è un problema di fondo dello stesso processo di pace e dell’accordo firmato.

L’Accordo dell’Avana nella sua versione originale sottoposta a referendum non avrebbe per niente impedito quanto è avvenuto a Santrich né ai fariani che ancora permangono nelle carceri del paese. La seconda versione, nemmeno. Nei negoziati all’Avana i fariani hanno creduto tanto nel loro stesso discorso e hanno avuto fiducia nelle bontà e nei buoni uffici della borghesia che mai gli sarebbe saltato in mente che potesse succedere quello che sta passando. Santrich è vittima del sistema giudiziario colombiano, ma anche della sua stessa organizzazione e dell’accordo che lui ha aiutato a negoziare. Hanno riso del suggerimento di insistere ad essere trattati come ribelli e con la tutela del diritto alla ribellione come figura giuridica. Non ridono più tanto vedendo come lo stato li tratta come criminali comuni.

Il riferimento alla consegna della sovranità giuridica è da ridere. La Colombia ha consegnato la propria sovranità giuridica molti anni fa e l’Accordo dell’Avana nemmeno tratta il tema. Di fatto, la sezione sulla giustizia di detto accordo non è altro che un debole e ignominioso tentativo di evitare l’intervento della Corte Penale Internazionale, organismo accettato come referente da tutti i firmatari dell’accordo, dalle ONG, dalla sinistra ecc. Mentre alcuni paesi africani minacciano di uscire dalla Corte per il suo imperialismo e razzismo giuridico (fino ad ora ha solo giudicato africani), in Colombia tutti accettano che questo organismo abbia voce, voto e perfino veto sulle decisioni giuridiche prese in Colombia e mai Iván Márquez ha dissentito che abbia questo potere. Ora è molto tardi per lamentarsi di interventi stranieri nel sistema giudiziario della Colombia, perfino la riforma giudiziaria e una parte del Pubblico Ministero è finanziato dagli USA.

Il medesimo Accordo dell’Avana è un documento internazionale avallato dall’ONU, dove hanno inciso governi stranieri, finanziando studi, il medesimo processo di pace e certamente consigliando il governo colombiano e finanziando i così mal chiamati progetti del post conflitto. Di fatto, Márquez fa appello al suo carattere internazionale quando si lamenta degli inadempimenti di detto accordo e si lamenta anche del furto di risorse internazionali “Che qualcuno ci dica in quali tasche sono andate a finire le risorse del post conflitto poste così generosamente dai paesi donatori”. [5] Ha un problema o no con l’ingerenza straniera? Sembrerebbe di no, e crede anche che i paesi donatori, le cui multinazionali saccheggiano le risorse naturali della Colombia e del mondo intero, siano generosi. Non è l’unico problema con il documento riguardo ai governi stranieri. Afferma che gli USA hanno fatto poco per rafforzare la pace. Il processo è cominciato sotto il mandato di Obama, il carismatico presidente che si sedeva tutti i martedì davanti ad uno schermo al plasma per supervisionare il seguente bombardamento di un matrimonio pachistano, il suo seguente crimine di lesa umanità. Che sperava il Sig. Márquez da un simile personaggio? Nei processi di pace i governi stranieri vogliono la stabilità e la sconfitta di coloro che li sfidano. La pace non è importante in sé.

Riguardo agli inadempimenti e ai cambiamenti nell’accordo, Márquez domanda in quale altra parte del mondo è avvenuto qualcosa di simile? La risposta è dappertutto Sr. Márquez, dappertutto, cominciando con il papà degli accordi di pace, gli accordi firmati tra l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e Israele. Detti accordi portano il nome di Accordi di Oslo. Quando Lei Sr. Márquez ha lanciato il processo di pace in una manifestazione a Oslo, non era cosciente che si trovava nella città dove firmarono detti accordi con i Palestinesi? Mentre negoziava all’Avana, non gli sono mai giunte notizie dei massacri perpetrati dai sionisti? È scorso tanto sangue in Palestina che uno non saprebbe da dove cominciare per ricordare a Márquez la realtà di quel paese. In El Salvador, Guatemala, Irlanda, da ogni parte non hanno adempiuto agli accordi e a volte come in Irlanda toccava rinegoziare l’accordo originale, così abbiamo L’Accordo del Venerdì Santo, dopo l’Accordo di St. Andrews e vari cambiamenti “amministrativi” del loro contenuto o della loro portata. Gli inadempimenti erano politici, ma anche pratici. In Sudafrica a differenza della timida e contraddittoria proposta firmata dalle FARC, sì proposero una riforma agraria di ripartizione di 25 milioni di ettari di terre dei bianchi ai contadini neri. Non è mai stata fatta, appena ora dopo più di 20 anni cominciano a parlare della terra e di altri temi economici sotto la pressione delle rivolte popolari e della crescente impopolarità del Congresso Nazionale Africano.

Si comprende l’ignoranza delle FARC sul tema. Nessuna delle ONG, che andavano all’Avana per parlare del processo, gli parlava della sconfitta dei movimenti armati in altre parti del mondo. Nemmeno i politici della sinistra lo hanno fatto. Sono giunti inviati di vari paesi per parlare di mille meraviglie dei loro processi. Ma Lei Sr. Márquez non ha mai letto nulla sugli altri processi di pace nel mondo? Neppure ora? Se avesse letto qualcosa sul Sudafrica, per esempio, non direbbe riguardo alla Colombia che “Cinque anni dopo aver raggiunto il Primo Accordo Parziale non ci sono titolazioni delle terre, né un fondo di tre milioni di ettari per coloro che non l’hanno, né nulla che significhi rendere degna la vita nel campo”. [6] Non lo direbbe perché mai lo avrebbe sperato. Realmente in tutti questi anni all’Avana, nessuno le ha parlato dei fallimenti degli altri accordi in materia di riforma agraria? Neppure del Guatemala dove nemmeno c’è stata una riforma agraria? Mi domando che cosa le dicevano allora.

La lettera di Márquez e di El Paisa rompe un lungo silenzio, mette fine ai pettegolezzi se loro rappresentano una rottura con il processo, se giungeranno a dirigere qualche dissidenza ecc. La risposta è chiara, Márquez non ha appreso nulla dal processo di pace, termina la sua lettera con la seguente supplica:

“Signori e signore congressisti: la nostra principale preoccupazione è come tirar fuori la pace della Colombia dall’abisso degli accordi falliti in cui è stata gettata con disprezzo, e al riguardo ci piacerebbe conoscere le vostre preziose valutazioni. Vale la pena tentare l’impossibile, perché del possibile si occupano gli altri tutti i giorni”. [7]

Non ha appreso nulla, crede come in Irlanda che tutto il male sia una manovra di forze oscure e non il risultato logico del processo di pace. Crede equivocandosi che il suo errore forse è stato di consegnare le armi prima che fosse stata compiuta la reintegrazione dei guerriglieri. Ma le armi non sono il problema. In fin dei conti, le FARC usavano le armi per portare avanti alcune idee politiche, ma se nel processo di pace vediamo che le posizioni delle FARC sono così effimere come la rugiada del mattino, il problema è di altra indole.

Sig. Márquez, gli errori sono stati molti, qui ne nomino appena 6:

1) Cominciando dal suo intervento nel lancio a Oslo dove per poco dichiara la vittoria sullo stato e il capitalismo. In quel momento Humberto de la Calle mise nel suo sito una dichiarazione che il modello non si tocca. Ma la sua gente, e le ONG, e il Polo e molti altri continuavano con il racconto della trasformazione del paese, mentre Voi negoziavate non solo a porte chiuse ma in segreto.

2) Quello fu un altro errore, il vostro processo fu un processo alle spalle della gente. Le organizzazioni popolari, i contadini, gli ambientalisti che oggi lottano contro il saccheggio minerario, non erano presenti, le donne, i gay ecc. Sì, certamente molte organizzazioni sono andate all’Avana a parlare con Voi. Ma presentare una proposta a Voi non è lo stesso che partecipare al processo. In fin dei conti, nessuno spiega perché Voi, alle spalle dei contadini, avete negoziato la terra e avete accettato il modello neoliberale, o perché Voi, alle spalle delle Madri di Soacha, avete negoziato l’impunità per gli aguzzini dei loro figli. In nome di che vi siete appropriati del diritto di quelle donne di chiedere giustizia quando i loro figli, così come loro dicono, non erano vittime del conflitto ma dello stato? Voi non avete partecipato a quei fatti, non avevate l’autorità morale di negoziare il futuro delle vittime che non erano membri né base sociale della vostra organizzazione.

3) Quando avete negoziato il tema agrario, Voi avete optato da buoni fariani per prebende e briciole. Pensavate che negoziare degli ettari e dei progetti per una base sociale vi avrebbe favorito. Non avete mai proposto una qualsiasi discussione sulle strutture di potere nel campo e sul modello agrario. Di fatto, l’ultimo punto dell’Accordo Agrario sono altre briciole per mitigare il danno del modello neoliberale esplicitamente accettato in ambedue le versioni dell’accordo. [8] Certamente, quel punto è contrario alle regole dell’OMC e non può essere mai applicato. Sono sicuro che nessuno glielo ha detto.

4) Quando avete accettato un accordo di giustizia che vi equiparava con coloro che erano considerati elementi criminali dentro le forze statali (e non le forze statali come tali) Voi avete accettato un trattamento da criminali comuni. Aver insistito nel loro riconoscimento come ribelli e nel diritto alla ribellione.

5) Voi avete creduto nella buona volontà dello stato, uno stato che ha massacrato per più di 50 anni la popolazione civile. È un errore politico di proporzioni monumentali. Non solo lo avete creduto, avete promosso quell’idea tra la società. Non c’era il più minimo indizio per credere nella buona volontà dello stato.

6) Sul tema della giustizia Lei Sig. Márquez confidava pienamente nelle prebende giuridiche che negoziava, mai pensavate che sarebbe potuto accadere quello di Santrich, così mai sono state prospettate delle garanzie giudiziarie per la massa della popolazione, ma alcune prebende per Voi. Voi avete negoziato una “garanzia” a metà di fronte all’estradizione invece di chiedere un cambiamento sostanziale nelle procedure di estradizione. Chiedere che qualsiasi estradato abbia alcune garanzie non è una cosa troppo grande. In molti stati capitalisti il paese che sollecita l’estradizione deve presentare degli indizi ragionevoli, stabilire un caso prima facie contro l’accusato. Ma Voi avete preferito negoziare alcuni vantaggi per Voi e non per la società nel suo insieme.

La lettera dimostra che Iván Márquez, per il momento, non rappresenta un’opposizione politica all’Accordo dell’Avana ma la sua continuazione con prebende più sicure e solide in materia giuridica per lui e i suoi militanti. Non propone nessuna riforma della giustizia, delle carceri. La pace per lei dipende dalla possibilità di continuare nella legalità e da alcune garanzie per i suoi militanti allo scopo di evitare che tornino ad impugnare le armi. Non propone nessuna alternativa per la popolazione, ma di consegnarci ad un accordo che non promette nulla. Quella di Márquez non è nessuna lettura critica del processo, ma una delusione personale di fronte a quello che lui dichiara nella sua lettera come un tradimento dell’accordo.

Le Reazioni

Quindi la lettera ha sorpreso molti, e sembrerebbe anche il partito della FARC. I paciologhi se ne sono usciti a dire che Márquez ha ragione di fronte agli inadempimenti e all’insicurezza giuridica. Ma siccome sono i medesimi “esperti” che ci dicevano che l’accordo di pace in Colombia sarebbe stato diverso da tutti gli altri firmati nel mondo, che le FARC erano le più forti e che l’accordo avrebbe trasformato la Colombia, possiamo scartare i loro apprezzamenti riguardo alla lettera di Márquez. Non sanno giudicare criticamente nulla, e temono che le critiche di Márquez incoraggino gli altri a guardare più a fondo i problemi dell’Accordo dell’Avana.

Le reazioni del partito della FARC sono più importanti e più interessanti, essendo Márquez l’ex capo del gruppo negoziatore delle FARC.

Prima dicono che sono opinioni personali. Questo è certo, ma non solo le opinioni personali di uno qualsiasi, ma di Iván Márquez Oscar Montero. Dicono che loro non hanno mai concepito la firma come la fine della lotta politica e sociale nel paese. Può essere, ma hanno dichiarato un mondo nuovo, che lo stato avrebbe rispettato (gli accordi, ndt) e il paese sarebbe stato trasformato. Nella loro conferenza stampa fanno riferimento ad una dichiarazione politica della FARC dove lamentano che “La Riforma Rurale Integrale non si vede da nessuna parte, nel momento in cui cresce l’intenzione di rimpiazzarla con progetti che puntano solo agli interessi dei grandi imprenditori”. Su questo coincidono con Iván Márquez e si sbagliano allo stesso modo. L’accordo firmato dalle FARC contempla apertamente ed esplicitamente l’agroindustria, l’economia di scala ecc. Alla pagina 12 dell’accordo si afferma quanto segue:

Sviluppo integrale del campo: lo sviluppo integrale del campo dipende da un adeguato bilanciamento tra le differenti forme di produzione esistenti (agricoltura familiare, agroindustria, turismo, agricoltura commerciale di scala); dalla competitività e dalla necessità di promuovere e applicare gli investimenti nel campo con una visione imprenditoriale e fini produttivi come condizione per il suo sviluppo; e dalla promozione e stimolo, in condizioni di equità, di connessioni della piccola produzione rurale con altri modelli di produzione, che potranno essere verticali od orizzontali e in differente scala. In ogni caso sarà sostenuta e protetta l’economia contadina, familiare e comunitaria provvedendo al suo sviluppo e rafforzamento”. (Sottolineatura non nell’originale)

E riguardo ai progetti l’accordo dice alla pagina 33, punto 1.3.3.6:

Associatività: il Governo favorirà e promuoverà l’associatività, le connessioni e le alleanze produttive tra piccoli, medi e grandi produttori così come con coloro che trasformano, commercializzano ed esportano allo scopo di garantire una produzione di scala e competitiva e inserita in catene di valore aggiunto che contribuiscano a migliorare le condizioni di vita degli abitanti del campo in generale e in particolare dei piccoli produttori. Per questo offrirà assistenza tecnica, giuridica ed economica (credito o finanziamento) ai piccoli produttori allo scopo di garantire progetti di economia familiare e associativi, equilibrati e sostenibili”. (Sottolineatura non nell’originale)

Ma gli aspetti politici sono più importanti e dentro di questi la questione della sicurezza giuridica per gli ex militanti della guerriglia delle FARC. Nella conferenza stampa convocata dalla FARC a seguito della lettera di Márquez, Carlos Antonio Lozada afferma che:

“Io me ne potrei uscire male dicendo che non ci sono condizioni né garanzie, stando seduto in una conferenza stampa nella sala stampa del Senato, questo sarebbe contraddirsi da sé stessi. Noi quello che stiamo dicendo è che il processo ha delle difficoltà, da parte dello stato l’applicazione non è stata conseguente, ma ci sono alcuni spazi indubbiamente che sono conquistati che apprezziamo, che sono spazi molto importanti per riuscire ad avanzare nell’attuazione degli accordi di pace”. [9]

Ha ragione, lui sta seduto al Senato e per il momento non ha cercato di fare nulla. L’Unione Patriottica godeva di quelle medesime garanzie fino a quando cominciarono ad assassinare i suoi militanti, dopo i consiglieri, i deputati e i senatori e perfino due candidati presidenziali come oggi assassinano i smobilitati e i dirigenti sociali. Può essere che lo stato decida che non sia necessario assassinare i senatori della FARC, così inginocchiati, per cosa? Ma la preoccupazione di Márquez è reale, non solo chiedono l’estradizione di Santrich senza alcuna prova, centinaia di fariani continuano ad essere prigionieri, nonostante quanto concordato e l’atteggiamento pusillanime di Timochenko e della FARC riguardo al caso di Santrich farebbe dubitare chiunque non solo del sistema giudiziario ma della “resistenza e opposizione” dei propri compagni.

Le critiche di Joaquín Gómez e Bertulfo Álvarez sono più politiche. Ma anche quelle di Márquez indicano che tutto non va bene nelle file della FARC. Nonostante ciò, Márquez si afferra all’Accordo dell’Avana come un uomo che sta affogando e afferrando qualsiasi cosa per mantenersi a galla. Bisogna rompere con la FARC. Le lettere di Márquez e Joaquin Gómez e compagnia, dimostrano una discordanza con il partito e i suoi cedimenti, ma non rompono con l’Accordo dell’Avana, non fanno un’analisi critica di quanto è avvenuto, del suo contenuto reale e i suoi impatti. Continuano a credere di aver firmato un buon accordo e, inoltre, nel caso di Márquez, termina la sua lettera supplicando l’intervento dei congressisti. Ma la lotta si fa lottando, qualcosa che Joaquín Gómez e Bertulfo Álvarez sembrano riconoscere. Così supplicheremo i poteri del paese di essere decenti o lotteremo per trasformare il paese? Lottare per un paese nuovo non significa ritornare al monte, ma sì significa rompere con la FARC, l’Accordo dell’Avana e le istituzioni borghesi. Di fronte a questo Joaquín Gómez e Bertulfo Álvarez dicono:

“39. Gran parte degli errori, delle inconsistenze e deviazioni, tanto nel teorico come nel pratico, sembrano derivare da postulati così assurdi non solo sotto la lente della teoria rivoluzionaria ma dalla medesima prospettiva scientifica, come quello che appare nei primi paragrafi del cosiddetto programma strategico che afferma senza nessun rimorso: “Abbiamo scelto di lottare dentro quel ordine, non per preservarlo, ma per migliorarlo e soprattutto per superarlo”.

40. Nonostante ciò, è chiaro che per migliorarlo ci vedremo obbligati a preservarlo, che sarebbe assurdo se realmente cercassimo di superarlo.

41. Da lì deriva l’entelechia di centrare il lavoro politico nel miglioramento e perfezionamento funzionalisti degli spazi istituzionali.

42. Da lì si vuole allontanare la visione scientifica della società e della medesima lotta per il socialismo per la diffusa promessa dell’arrivo di una “nuova società”, “ordine sociale alternativo” o “società alternativa”, equilibrismi che certamente cercano di mantenere l’importanza del Partito nella conduzione del processo rivoluzionario e giustificare così la propria ambigua configurazione attuale.”

La FARC come partito, non ha nulla di rivoluzionario. È un partito apertamente e irriconoscibilmente non solo riformista ma istituzionalista. Mi ricordo di una conversazione con un amico ex membro della guerriglia delle FARC al quale domandai chi pensava che sarebbe stato il Villalobos della Colombia. Senza vacillare sputò tutto in una volta il nome di Pastor Alape. Non ci sono dubbi, e perfino la lettera di Joaquín Gómez lo insinua, Pastor Alape sta vincendo la corsa per essere il Villalobos colombiano, ma la verità è che in pochissimo tempo sembra che tutto il partito si sia trasformato in Villalobos. Vale ricordare che Villalobos è un ex comandante del FMLN di El Salvador che oggigiorno è un neoliberale convinto, uno di destra senza imbrogli e membro del medesimo centro di pensiero di ultra destra dell’attuale vicepresidente della Colombia Marta Lucía Ramírez. La FARC va in quella direzione, è l’ora di rompere con loro e il loro accordo, Sig. Márquez. La lotta per il socialismo non passa attraverso le suppliche al Congresso ma attraverso l’incitamento dei contadini, degli operai, delle donne, degli studenti a prendere quello che gli spetta.

Bibliografía:

[1] Márquez, I. e Montero, O. (22/09/2018) Lettera Aperta alla Commissione di Pace del Senato, pagina 1.

[2] RCN Radio (27/09/2018) Il Procuratore risponde alla JEP di non aver prove sul caso Santrich www.rcnradio.com.

[3] El Tiempo (21/04/2018) Chi infrange la Costituzione e la legge deve assumersene le conseguenze www.eltiempo.com.

[4] Gómez, J. e Álvarez, B. (s/f) Lettera alla Plenaria della FARC, pagina 1.

[5] Márquez, I. e Montero, O. (22/09/2018) Lettera Aperta alla Commissione di Pace del Senato, pagine 3-4.

[6] Márquez, I. e Montero, O. Op. Cit., pagina 3.

[7] Ibidem, pagina 4.

[8] Punto 1.3.4 dell’Accordo dell’Avana nel suo ultimo inciso afferma “Addizionalmente, la previsione di condizioni ed incentivi alla produzione e alla commercializzazione, inclusi, quando siano necessari, sostegni diretti per il rafforzamento produttivo, con lo scopo che nell’economia contadina, familiare e comunitaria si evitino o minimizzino gli impatti negativi che presuppongono l’internazionalizzazione dell’economia e la liberalizzazione del commercio”.

[9] Conferenza Stampa della FARC.

07 ottobre 2018

El Salmón

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Gearóid Ó Loingsigh, Iván Márquez y su confusa Carta Abierta” pubblicato il 07/10/2018 in El Salmón, su [http://www.elsalmon.co/2018/10/ivan-marquez-y-su-confusa-carta-abierta.html] ultimo accesso 12-10-2018.

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