Lettera di Iván Márquez e di “El Paisa” sull’applicazione dell’accordo di pace


Gli ex capi guerriglieri hanno inviato la missiva, di poco più di tre pagine, alla Commissione di Pace dove fanno un racconto di come è stato il processo di pace e degli impegni che dal medesimo sono derivati.

Iván Márquez e Óscar Montero, conosciuto come “El Paisà”, hanno inviato una lettera al Congresso della Repubblica con la quale mettono in discussione l’applicazione dell’accordo di pace del quale dicono che ha difetti strutturali.

Gli ex capi guerriglieri, di cui non si conosceva la loro dimora, hanno inviato la lettera di poco più di tre fogli, alla Commissione di Pace e fanno un racconto di come è stato il processo di pace e degli impegni che dal medesimo sono derivati.

LETTERA APERTA ALLA COMMISSIONE DI PACE DEL SENATO

Signori

COMMISSIONE DI PACE DEL SENATO

Congresso della Repubblica

Bogotá

Nonostante che l’Accordo di Pace sia stato distrutto da predatori senza anima, il nostro sogno continua ad essere la pace della Colombia. Almeno tre atti di insensatezza hanno spinto la speranza tessuta all’Avana nel taciturno abisso dei processi di pace falliti: l’insicurezza giuridica, le modifiche al testo originale di quanto convenuto e gli inadempimenti di aspetti essenziali dell’Accordo.

Senza dubbio, l’INSICUREZZA GIURIDICA ha toccato il tetto con la detenzione di Jesús Santrich ai fini dell’estradizione mediante una montatura giudiziaria ordita dal Procuratore Generale, dall’ambasciatore degli USA e dalla DEA. Questa delirante decisione concepita per sabotare la pace è terminata mettendo in fuga la poca fiducia che ancora rimaneva negli ex combattenti. Dobbiamo riconoscere che la Procura Generale della Nazione si è trasformata in una fabbrica di menzogne per mettere sotto inchiesta giudiziariamente molta gente, e nel caso che ci interessa, i principali negoziatori di pace della guerriglia, giungendo fino allo sconcerto di elevare nella faccenda della sua montatura, il tentativo e il pensiero stesso alla categoria di delitto per giustificare l’estradizione, cercando disperatamente di affondare senza rimedio l’anelito collettivo di pace.

Siamo di fronte ad uno sfacciato abuso dell’esercizio del potere, mescolato con una resa inaccettabile della nostra sovranità giuridica ad una potenza straniera. Non possiamo lasciare la Pace -che è il diritto più importante- nelle mani di personaggi come Martínez e Whitaker. Loro sono privi del senso comune per tracciare il destino della Colombia, che definitivamente non può essere quello della guerra.

Ma, che guadagnano gli USA schiacciando la pace della Colombia? Molto poco hanno contribuito a rafforzarla. Per rafforzarla, per esempio, avrebbero potuto liberare, dopo la firma dell’Accordo dell’Avana, Simón Trinidad, estradato 14 anni prima mediante una montatura giudiziaria del Governo dell’epoca. John Kerry, ex Segretario del Dipartimento di Stato aveva aperto a questa possibilità in una riunione che sostenemmo personalmente nella capitale dell’Isola.

Quelle buone intenzioni furono portate via dal vento. D’altra parte, le MODIFICHE AL TESTO ORIGINALE DI QUANTO CONVENUTO hanno trasfigurato l’Accordo dell’Avana in un orribile Frankenstein. Personaggi che mai sono stati unti con l’onore di essere plenipotenziari delle parti, si sono dati il compito di metterci la mano per danneggiare quanto costruito con tanto sforzo e amore.

È successo dopo la consegna delle armi. Questo è perfidia, trappola. Mal fatto. Non si può tradire la pace in questo modo. Gli accordi, che solennemente sono stati firmati, sono per essere rispettati. In quale altra parte del mondo è avvenuto qualcosa di simile? Lo stesso stato che ha firmato l’Accordo, ha dopo aizzato il proprio tronco e le proprie estremità a distruggerlo adducendo l’indipendenza dei poteri quando aveva nelle sue mani la risorsa costituzionale della collaborazione armonica.

Allora è avvenuto il non riconoscimento di un obbligo internazionale che riposa nel noto fatto  che questo è un Accordo Speciale dell’Articolo 3 dei Trattati di Ginevra e che al medesimo tempo mostra il rango di Documento Ufficiale del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

A questo si deve aggiungere la sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito in modo chiaro e categorico che detto Accordo non poteva essere modificato dai prossimi tre governi. L’ex Presidente e Nobel per la Pace, Juan Manuel Santos, non ha avuto né il coraggio né la convinzione di far uso delle facoltà che gli concedeva la Costituzione per salvare il processo. Ha preferito non attraversare il Rubicone per timore della muta.

Signori Senatori: la JEP (Giurisdizione Speciale per la Pace) non è quella che abbiamo approvato all’Avana, ma quella che volevano il Procuratore e i nemici della concordia; questa non è più per tutti coloro che sono coinvolti nel conflitto; hanno sottratto dalla sua giurisdizione i terzi; hanno circondato di tenebre la verità, che è l’unica cosa che può chiudere e sanare le profonde ferite causate dal conflitto e allo stesso tempo generare un nuovo ambiente di convivenza.

Hanno anche ampliato l’universo dei giudicabili dal tribunale speciale per assicurare una lunga vita all’impunità. Con le sue proprie mani il procuratore Martínez ha seminato nella Giurisdizione Speciale per la Pace le mine della recidività, dei prestanome e altre arguzie per poter portare incatenati alla giustizia ordinaria vecchi guerriglieri e saziare così la propria sede di odio e di vendetta che condivide con certe élite del potere. Realmente il “fast track” legislativo è stato sfruttato per distruggere con rapide dentate aspetti sostanziali dell’Accordo di Pace con la incoerente benedizione della Corte.

Non si deve dimenticare che la Legge di Procedura della JEP è stata approvata unilateralmente senza per nulla tener conto dell’opinione della CSIVI (Commissione Verità). Abbiamo avuto sempre l’impressione che la preoccupazione del Governo per le vittime del conflitto sia stata una falsa preoccupazione adornata con parole piene d’aria.

Alla fine, senza eufemismi e con un linguaggio franco: l’essenziale dell’Accordo di Pace dell’Avana è stato tradito. Il precedente Congresso ha affondato la Riforma Politica e le Circoscrizioni Territoriali Speciali di Pace. Non è stata pienamente applicata l’amnistia; ci sono ancora guerriglieri prigionieri. Cinque anni dopo aver ottenuto il primo Accordo Parziale non ci sono titolazioni delle terre, né un fondo di 3 milioni di ettari per coloro che non l’hanno, né nulla che significhi rendere degna la vita nel campo.

La sostituzione (delle coltivazioni illecite, ndt) è impantanata perché il Procuratore non permette il trattamento penale differenziale per i contadini coltivatori e le donne povere, e perché non c’è una formalizzazione della proprietà della terra né progetti economici alternativi.

Il medesimo personaggio ha sabotato il funzionamento dell’Unità Speciale di lotta contro il paramilitarismo facendo sì con questo che più di 15 mila accuse di paramilitarismo e di appoggio economico a quelle strutture criminali, che secondo Memoria Storica hanno assassinato 100 mila colombiani, dormano nei cassetti nella Procura il pacifico sogno dell’impunità.

L’Accordo ha avuto un difetto strutturale che pesa come una piramide egizia, che è stato aver firmato, prima, l’Abbandono delle Armi, senza aver prima concordato i termini del reinserimento economico e sociale dei guerriglieri. Questa è la causa dei problemi che oggi affrontano gli ETCR (Spazi Territoriali di Abilitazione e Reinserimento) per gli inadempimenti dello stato.

Ingenuamente abbiamo creduto alla parola e alla buona fede del Governo, nonostante che Manuel Marulanda Vélez ci avesse sempre avvertito che le armi erano l’unica sicura garanzia del rispetto di eventuali accordi.

Oggi i guerriglieri li stanno uccidendo uno a uno in mezzo all’indifferenza delle autorità, e ugualmente succede con i dirigenti sociali il cui sacrificio sembra non aver fine. Tenete conto che fino ad oggi non è stato fatto nessun esborso per finanziare dei progetti produttivi negli Spazi Territoriali. Che qualcuno ci dica in quali tasche sono finite le risorse del post conflitto poste così generosamente dai paesi donatori.

Signori e signore congressisti: la nostra principale preoccupazione è come tirar fuori la pace della Colombia dall’abisso degli accordi falliti in cui è stata scagliata con disprezzo, e ci piacerebbe conoscere al riguardo le vostre preziose considerazioni. Vale la pena provare l’impossibile, perché del possibile si occupano gli altri tutti i giorni.

Riceviate da parte nostra un cordiale saluto.

Iván Márquez

Oscar Montero (El Paisa)

22 settembre 2018, Ottavo anniversario dell’assassinio del comandante Jorge Briceño

02 ottobre 2018

El Heraldo

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Iván Márquez e Oscar Montero (El Paisa)Lea aquí la carta de Iván Márquez y alias ‘El Paisa’ sobre implementación del acuerdo de paz” pubblicato il 02/10/2018 in El Heraldo, su [https://www.elheraldo.co/politica/lea-aqui-la-carta-de-ivan-marquez-y-alias-el-paisa-sobre-implementacion-del-acuerdo-de-paz] ultimo accesso 10-10-2018.

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