Brasile: Travolgente avanzata della nuova destra


Raúl Zibechi

Con quasi la metà dei voti (46%) l’ex capitano Jair Bolsonaro vince quasi venti milioni di suffragi a Fernando Haddad e si colloca in ottime condizioni per essere eletto presidente al secondo turno, da realizzarsi il 28 ottobre.

Con questa votazione, si può parlare di una ‘ondata’ a favore del candidato del Partito Social Liberale (PSL).

Di fronte alla dimensione di questo risultato, a poco servono gli aggettivi come ‘fascista’ per rendere conto della sua travolgente votazione giacché, anche se non sono completamente inadeguati, non bastano a comprendere lo stato d’animo che ha portato i brasiliani, in appena cinque anni, ad effettuare un cambio di direzione dal sostegno alla sinistra verso l’ultradestra.

La prima lettura consiste nel constatare che Bolsonaro ha avuto consistenti appoggi in tutti i settori sociali, ma in modo rilevante tra i maschi bianchi e i giovani di classe media con un maggior livello educativo. Questo rappresenta una anomalia rispetto al sostegno che ricevono gli altri candidati di destra, come Donald Trump. Lo studio menzionato, che riflette le intenzioni di voto della base sociale più fedele a Bolsonaro, evidenzia che riceve una maggior quantità di voti tra i minori di 34 anni, tra gli evangelici e i pentecostali e, sopratutto, tra i diplomati e gli universitari.

Per questo settore il principale problema del Brasile è la corruzione e in secondo luogo la violenza, molto davanti a sanità, a disoccupazione ed educazione. Ma quello che più differenzia i suoi votanti da quelli degli altri candidati è il sostegno alla pena di morte e al porto d’armi, questioni che Bolsonaro difende come punti centrali del suo programma politico.

La seconda è la frattura geografica. Gli stati del sud, i più popolati, più bianchi e con un livello di vita più alto, hanno votato in massa per Bolsonaro. A San Paolo, il più popolato e ricco, ha raggiunto il 53% di fronte al 16% di Haddad. Nel Santa Catarina il 65%, nel Paraná il 56% e nel Rio Grande do Sul il 52%. La cosa curiosa, nonostante ciò, è che fu in queste regioni che nacquero già quattro decenni fa il Partito dei Lavoratori, la centrale sindacale CUT e il Movimento Senza Terra.

Nel nord nero e povero, il panorama è il contrario. Nel Bahía il candidato del PT è giunto al 60%, nel Piauí al 63% e nel Maranhao al 60%. Questa regione era stata contraria al PT fino a quando nel 2003 Lula giunse al governo e mise in marcia delle politiche sociali come Borsa Famiglia che presuppongono dei trasferimenti monetari per le famiglie con minori entrate.

La terza questione è relativa ad un profondo cambiamento di orientamento delle élite economiche e sociali. Da quando cominciò il periodo neoliberale nel decennio del 1990, l’opzione elettorale della destra è stata il partito della socialdemocrazia (PSDB) dell’ex presidente Fernando Henrique Cardoso, che governò durante due periodi e nel 2003 consegnò il comando a Lula. La divisione tra il PSDB e il PT, i due maggiori partiti del Brasile, ha segnato per tre decenni la mappa politica del paese.

Ma ora il candidato del PSDB, Geraldo Alckmin, ha ottenuto una votazione quasi marginale (4,7%), fatto che presuppone un fenomenale cambiamento giacché le basi sociali del partito sono emigrate in massa verso Bolsonaro. È probabile che uno dei principali risultati del trionfo dell’ex capitano, sia il crollo di questo partito. In ogni caso, si deve constatare che le élite che lo hanno appoggiato fin dal primo momento, hanno smesso di credere nella conciliazione tra le classi sociali e anche nella democrazia.

La quarta consiste nel constatare che i principali gruppi della camera eletta continuano ad essere l’agro-affare, il minerario, il ‘gruppo del proiettile’ che difende l’armarsi contro i delinquenti e ‘l’industria della fede’, ossia le chiese evangeliche e pentecostali. Questi settori sono diventati forti nel Parlamento nelle elezioni del 2014 che Dilma Rousseff (PT) vinse, e che furono coloro che promossero la sua illegittima destituzione.

La quinta è la maschera antisistema che Bolsonaro si è posto mentre la sinistra rappresenta la politica tradizionale. Durante tutta la sua campagna elettorale ha criticato i grandi media come O Globo e si è visto costretto a cercare influenza nelle reti sociali giacché ha avuto molto poco tempo gratuito nella televisione. Questa situazione, sommata al suo profilo e alle sue dichiarazioni, gli hanno plasmato un’immagine antisistema che gli ha permesso di connettersi con i profondi sentimenti che attraversano la società brasiliana.

Al contrario, Haddad e lo stesso Lula fanno parte della tradizionale e screditata classe politica, che la popolazione identifica con la corruzione e l’inefficienza. E questo è grave perché il PT è giunto al governo con la speranza di produrre dei cambiamenti, ma molto presto si è adattato al sistema, ha cominciato a praticare i suoi peggiori vizi e non ha mai realizzato una seria autocritica. Gli intellettuali del PT si sono limitati a negare la corruzione e ad attribuire tutti i problemi alla destra, ai media e ai giudici volubili e di destra che si sono accaniti contro Lula.

Gli altri aspetti che hanno pesato in questa elezione sono più evidenti, come la crisi economica che è cominciata nel 2013 e dalla quale il paese non si è ancora ripreso, con elevati livelli di indebitamento delle famiglie e precarietà lavorativa. Un clima di crescente violenza, in grande misura promosso dal narcotraffico, che ha autorizzato i governi ad impiegare i militari nell’ordine pubblico. Una parte della popolazione percepisce gli uomini in uniforme come dei salvatori e difende la crescente militarizzazione delle grandi città.

In questo clima di sconforto e di disintegrazione della società, il discorso opportunista di Bolsonaro è calato molto a fondo. L’impressione è che questa ultradestra sia giunta per rimanere. Senza dubbio, i brasiliani non hanno votato ingannati e hanno optato per un ‘maschio alfa’ che ha detto ad una deputata “lei non la violenterei perché è molto brutta” e crede che i neri siano inferiori.

Forse bisogna concludere con la storica Lilia Schwarcz, una delle intellettuali più rispettate del Brasile, che sostiene che “c’è un desiderio di vedere la dittatura come un’utopia che migliorerebbe la sicurezza, l’economia e la stabilità”. In effetti, il regime militare (1964-1985) continua ad essere visto da buona parte della popolazione come un periodo di benessere, crescita e necessaria mano dura.

Tutto indica che nonostante abbia il Parlamento a proprio favore, nel caso giunga al potere, Bolsonaro non potrà mantenere la maggioranza delle sue promesse e che il suo Governo sarà instabile e avrà una forte opposizione in strada e in alcune istituzioni.

09-10-2018

Sputnik

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Raúl ZibechiBrasil: arrollador avance de la nueva derecha” pubblicato il 09/10/2018 in Sputnik, su [https://mundo.sputniknews.com/firmas/201810091082568302-brasil-arrollador-avance-nueva-derecha/] ultimo accesso 09-10-2018.

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