Nestora, libera


Gloria Muñoz Ramírez

La libertà di Nestora Salgado è un successo del movimento sociale, della protesta, della fine e sperimentata strategia dei suoi avvocati Leonel e Sandino Rivero, ma soprattutto è un successo della Polizia Comunitaria del Guerrero, questa notevole esperienza di sicurezza e giustizia autonoma che, come oggi si è potuto vedere, affronta in piedi i propri problemi interni e mantiene una posizione combattiva di fronte agli alti livelli di delinquenza organizzata legata ai differenti livelli di governo nella regione e nella nazione intera.

Non c’è chi le restituirà i 31 mesi in cui è stata in prigione, 22 in isolamento in un carcere di alta sicurezza a Tepic, Nayarit, dove aveva la luce mattina e notte, alle agenti di custodia era proibito toccarla e dirigerle la parola, non aveva visite e nemmeno i diritti di cui molte sue compagne, molte di loro di alta pericolosità, potevano godere. Dopo l’hanno trasferita alla torre medica del carcere penale femminile di Tepepan, da dove venerdì scorso è uscita libera da colpe, assolta da qualsiasi addebito. Né sequestratrice né delinquente, come ha ripetuto varie volte durante la lunga giornata della sua liberazione.

I nove prigionieri del Coordinamento Regionale delle Autorità Comunitarie (CRAC) del Guerrero sono stati al centro del discorso di Nestora Salgado. I familiari di coloro che rimangono in carcere l’hanno circondata. Ci hanno tacciato di delinquenti, ma le polizie comunitarie sono del tutto legittime. Abbiamo deciso di morire lottando e non come caproni, legati. Le polizie comunitarie sono la nostra unica via per dare sicurezza ai nostri popoli. Perché, allora, quando un popolo alza la voce, è represso? si è domandato Giovanni Torres Salgado, comunitario nipote della comandante, e uno dei più vicini durante tutto il suo processo.

La sua libertà, secondo l’avvocato Sandino Rivero, apre le porte ai restanti prigionieri comunitari. È stato giuridicamente provato che non c’è stato sequestro né nessun altro delitto, pertanto nessuno di loro dovrebbe essere in prigione.

Oltre al fatto dei prigionieri del CRAC, è stato messo sul tavolo quello dei circa 500 prigionieri politici del paese. Oaxaca, Chiapas, Puebla, Veracruz, Guerrero, tra gli altri, guidano la lista dei territori nei quali lottare e difendersi è un delitto.

Agustina García, moglie di Arturo Campos Herrera, consigliere regionale della Casa di Giustizia Comunitaria, prigioniero ad Ayutla, rappresenta i familiari dei prigionieri che abbandonano la propria quotidianità per trasformarsi in attivisti per la libertà dei propri genitori, sposi o figli. Donna combattiva, non dubita nel chiedere la libertà di suo marito: Ci sono molti prigionieri di coscienza che nessuno va a vedere. Perché li incarcerano e quelli che fanno il male sono liberi? è la domanda principale.

19 marzo 2016

La Jornada

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Gloria Muñoz Ramírez, “Nestora, libre” pubblicato il 19-03-2016 in La Jornadasu [http://www.jornada.unam.mx/2016/03/19/opinion/014o1pol] ultimo accesso 20-03-2016.

 

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