Cina: Gli artigli del dragone asiatico sull’Orinoquia?


María José González

Alla fine del mese di maggio del 2015, noi llaneros (abitanti del Llano Oriental, ndt) siamo rimasti sorpresi dall’informazione che hanno pubblicato nelle proprie pagine twitter la Ministra dei Trasporti, Natalia Abello: “Oggi firmiamo un accordo di cooperazione con la Cina per lo sviluppo viario e agropastorale dell’Orinoquia. La strada Puerto Arimena – Puerto Carreño” e il Presidente della Repubblica Juan Manuel Santos: “Invitiamo la Cina ad investire in progetti infrastrutturali come la strada Puerto Arimena-Puerto Carreño nei Llanos…” *

(*Notare che dove si dovrebbe dire “Puente” ambedue hanno scritto “Puerto”, curioso).

La Finanziaria per lo Sviluppo Nazionale, ente creato dal governo di Juan Manuel Santos per la progettazione e il finanziamento di progetti di infrastrutture nel paese, ha firmato in questo giorno un Memorandum d’Intesa per la Cooperazione con la Banca Cinese di Sviluppo, Istituto finanziario del settore pubblico della Repubblica Popolare Cinese, principale fornitore di finanziamenti per lo sviluppo di mega-opere nel suo paese e negli ultimi anni in Latinoamerica; in paesi come Brasile, Ecuador, Venezuela e Argentina.

Uno dei principali obiettivi di questo accordo di cooperazione è quello di “investire risorse nei fondi di cui dispone la Finanziaria per lo Sviluppo Nazionale per la realizzazione di studi di fattibilità, finanziamento e progettazione finanziaria di progetti infrastrutturali”. Tra gli altri, il corridoio viario Puente Arimena – Puerto Carreño.

Come non sorprendersi di fronte alla vicina possibilità di veder realizzato il sogno di mezza Colombia di poter percorrere questi 650 km che separano questi due punti della nostra geografia attraverso una via pavimentata e con tutte le condizioni tecniche, con il correlativo sviluppo della regione, quando siamo abituati a farlo attraverso un sentiero che scarsamente si può chiamare così e il cui attraversamento si trasforma, specialmente nei periodi invernali, in una avventura estrema per conducenti e passeggeri?

L’emozione iniziale passa a trasformarsi in una sensazione inquietante di fronte alla notizia che il principale investitore potrebbe essere la Cina, questo dragone asiatico, per molti lontano e sconosciuto, che mettiamo in relazione più con le etichette di migliaia di prodotti che inondano i nostri mercati (nella loro maggioranza grazie al contrabbando) come vestiti, giochi, radio, cellulari e perfino macchine, che con la costruzione di grandi opere infrastrutturali.

La Cina è la prima potenza industriale e agricola del mondo, secondo socio commerciale della Colombia (la destinazione di quasi il 10% delle nostre esportazioni), con una popolazione di più di 1,3 miliardi di abitanti e, pertanto, con una grande necessità di alimenti. Secondo la FAO, la Colombia è uno dei sette (7) paesi al mondo con il maggiore potenziale agricolo, la conca dell’Orinoquia, specialmente l’Altillanura, concentra più di 2,8 milioni di ettari adatti all’allevamento e alle coltivazioni di alimenti, con grandi riserve di idrocarburi, fonti d’acqua, biodiversità, tra gli altri.

Perché l’inquietudine? Varie cose a cui pensare:

  1. Questa cooperazione va per mano con la firma di un nuovo trattato di libero commercio con la Cina? Se è così, secondo gli analisti, questo potrebbe giungere ad essere nefasto per l’industria nazionale, specialmente per l’agroindustria, data la difficoltà di competere con i sussidi che ricevono i produttori cinesi, e i bassi costi della mano d’opera, che gli permettono di esportare i propri prodotti anche sotto il valore di mercato.
  2. Giungendo a realizzarsi lo sviluppo del corridoio viario, come si finanzierebbe questa mega-opera? Pedaggi, vendita di promesse di idrocarburi, di terre produttive? Quanti anni impegnati?
  3. Quale sarebbe la gestione ambientale? La Cina non si distingue proprio per le sue politiche di protezione dell’ambiente. È il primo emettitore di gas ad effetto serra ed esportatore di piogge acide nel mondo, e ha il 70% dei suoi fiumi contaminati.
  4. Nella regione si creerebbe lavoro? Nei luoghi dove la Cina è presente con i suoi progetti infrastrutturali la mano d’opera qualificata e non qualificata è sostituita quasi totalmente da personale di origine cinese, data la rigorosa cautela che mantiene sui propri segreti tecnologici e le difficoltà con la lingua.

Nota a piè pagina: La notizia giunge giusto nel momento in cui nel Congresso della Repubblica sta seguendo il suo corso il Progetto di Legge 223 del 2015, di iniziativa governativa, per mezzo del quale si creano le Zone di Interesse per lo Sviluppo Rurale, Economico e Sociale, ZIDRES, che sebbene non definiscano il problema della proprietà della terra, riguarda la produttività e dà la possibilità di fare progetti di carattere associativo tra grandi, medi e piccoli proprietari e possessori di terre con altre persone naturali o giuridiche. Lasciando così aperta la possibilità che le grandi multinazionali siano quelle che vengano e facciano lo sfruttamento con il cavillo che noi llaneros da soli non possiamo. Se è così: Sarebbe in gioco la sicurezza alimentare della Colombia?

07-06-2015

*Ripreso dal Periódico del Meta

Agencia Prensa Rural

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
María José González, “China: ¿Las garras del dragón asiático sobre la Orinoquia?pubblicato il 07-06-2015 in Agencia Prensa Rural, su [http://prensarural.org/spip/spip.php?article17043] ultimo accesso 12-06-2015.

 

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