Oggi in Perù governa l’esercito


Hugo Blanco Galdós*

Il 3 luglio sono state assassinate tre persone nella provincia di Celendín, Cajamarca.

Non si è trattato di una manifestazione contro il progetto minerario Conga, ma di una dimostrazione dei lavoratori edili che non erano stati pagati dal municipio.

In un’occasione precedente, quando c’era stata una marcia anti-miniera, un gruppo di provocatori al servizio del sindaco, fervido sostenitore della miniera, aveva cercato di spingere la marcia della gente indignata di fronte al comune. L’intenzione dei provocatori era quella di scagliare delle pietre contro la facciata, cosa che sarebbe stata poi imitata dai manifestanti, e in questo modo la repressione sarebbe stata più semplice.

Ma il portavoce della marcia, resosi conto della manovra provocatoria, aveva deciso di non guidare la manifestazione nella via del municipio e i provocatori, irritati, si erano ritirati.

Purtroppo il 3 luglio i provocatori hanno ottenuto ciò che volevano, a causa dell’inesperienza dei lavoratori. Hanno cominciato l’attacco ai locali municipali e la polizia ne ha approfittato per assassinare tre persone e ferirne altre venti. Sono stati feriti anche 3 poliziotti, con ferite da arma da fuoco secondo il premier Valdés, ma causate da pietre secondo i medici che hanno prestato soccorso.

Alcuni giorni prima, un ministro aveva convocato i sindaci di Cajamarca per una riunione dove si sarebbe trattato il tema delle opere di sviluppo. Dopo la riunione, alla quale si era presentato anche Humala, il governo aveva informato che i sindaci si erano riuniti per manifestare il loro appoggio al progetto Conga: questo è stato poi smentito con indignazione dal sindaco di Cortegana (un distretto di Celendín) Marino Vásquez, che ha spiegato di essere stato scelto dagli abitanti del suo paese per difendere l’acqua e la vita e di voler rispettare questo incarico.

Il giorno prima Humala aveva minacciato il movimento anti-Conga: “Che si assuma le proprie responsabilità” – aveva detto. Dopo 24 ore ha reso effettiva la sua minaccia.

I fatti sono accaduti a Celendín, tuttavia i diritti civili sono stati sospesi anche in altre province, come a Cajamarca e Hualgayoc, nella sua capitale Bambamarca. Non è un caso che queste siano le 3 province che verrebbero più danneggiate dal progetto Conga. Tra l’altro, il giorno seguente è stata uccisa un’altra persona a Bambamarca.

La sospensione dei diritti civili fa sì che vengano proibite le riunioni pubbliche, tuttavia Padre Marco Arana, ecologista e dirigente del partito registrato nel JNE (organo per il controllo della legalità dei processi elettorali), che non si trovava nelle precedenti manifestazioni a causa di una malattia, non è stato arrestato quindi in nessuna riunione, bensì mentre era seduto su uno scalino della piazza principale di Cajamarca. E’ stato violentemente aggredito da una ventina di poliziotti che con numerosi colpi di manganello e calci lo hanno scaraventato a terra, dove hanno continuato a colpirlo, come si può vedere nel video allegato.

Il governo vuole spostarlo a Labayeque, affinché sia giudicato lì invece che a Cajamarca, ma si tratta di una misura anticostituzionale. Viene anche accusato di aver provocato disordini a Celendín, luogo in cui però non va da mesi. Il suo arresto è un’ulteriore condotta incostituzionale di questo governo: il decreto di stato di emergenza non autorizza l’aggressione ad una persona seduta su un gradino della piazza. Non gli hanno nemmeno permesso di incontrare il suo avvocato.

Altre disposizioni anticostituzionali:

– Prima della dichiarazione di stato di emergenza hanno picchiato e trascinato fuori con la forza dalla questura l’avvocatessa rappresentante del Coordinamento Nazionale dei Diritti Umani e la rappresentante dell’organo statale Defensoría del Pueblo.

– Spostano le persone – che secondo il governo hanno violato la legge – da Cusco perché siano giudicate a Ica e da Cajamarca a Lambayeque.

– La precedente sospensione dei diritti civili doveva essere decretata dal gabinetto, ma è stata indetta invece dal presidente.

– Hanno arrestato senza alcun motivo il sindaco della provincia di Espinar, eletto dal popolo, solo per aver denunciato i danni provocati dalla miniera, e hanno annunciato che sarebbe stato in carcere per 5 mesi prima delle indagini (vedendosi poi costretti a liberarlo).

Possiamo dire che adesso chi governa è l’istituzione delle Forze Armate, che ha ordinato a Humala di manifestare pubblicamente il suo appoggio al premier Oscar Valdés, ex militare proprietario di miniere; hanno disposto inoltre che in questo atto pubblico apparisse anche la moglie del presidente, che gode di una popolarità maggiore rispetto a Humala.

I sondaggi segnalano un vertiginoso calo di consenso, in primo luogo per Valdés (che recentemente è stato elogiato dalle Forze Armate), poi per Humala e infine per sua moglie.

Le manifestazioni ufficiali e le azioni del governo mostrano la volontà di attaccare violentemente la protesta sociale e il desiderio di difendere in modo assoluto gli interessi delle multinazionali (miniere a cielo aperto, agroindustria, dighe per l’idroelettrico, alta velocità, pesca a strascico ecc), feroci depredatrici della natura, nemiche dell’acqua e della vita, difese in molte zone del paese.

La situazione sta peggiorando velocemente.

In Perù non è necessario un colpo di stato come in Paraguay, perché è già stato fatto “legalmente”. Ripeto, oggi governa l’esercito.

*Leader storico delle lotte contadine in Perù e direttore del periodico “Lucha Indigena

11 / 7 / 2012

Global Project

Hugo Blanco Galdós, “Oggi in Perù governa l’esercito” pubblicato il 11-07-2012 in Global Project, su [http://www.globalproject.info/it/mondi/oggi-in-peru-governa-lesercito/11954], ultimo accesso 12-07-2012.

 

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