Il massacro di Senkata: tra l’impunità e l’abbandono delle vittime


Nicolás G. Recoaro

A quasi quattro mesi dalla repressione che fece dieci morti e decine di feriti, dall’El Alto, denunciano ostacoli nell’indagine.

Sono passati quasi quattro mesi dalla repressione a Senkata, di fronte all’impianto della Yacimientos Petrolíferos Fiscales Bolivianos (YPFB) nella città di El Alto, quando proiettili e gas militari aprirono il passo ad un convoglio di cisterne con combustibile per alimentare La Paz bloccata. In questi giorni neri post colpo di stato contro il governo di Evo Morales, i ministri dell’autoproclamata presidente Jeanine Áñez hanno detto che coloro che avevano bloccato erano dei terroristi. Negli “scontri” denunciati dai funzionari caddero solo degli abitanti. Né caduti né feriti ci furono tra gli uomini in uniforme.

David Inca Apaza è il rappresentante dell’assemblea Permanente dei Diritti Umani (APDH) di El Alto. Assiste i familiari delle dieci vittime e le decine di feriti che fece la repressione. “Dai mesi di ottobre e novembre sto facendo accompagnamento umanitario -racconta dalla città situata a più di 4.000 metri sopra il livello del mare a Tiempo Argentino-. Dopo il 21 ottobre, con Morales ancora al governo, la polizia aveva un atteggiamento di contenimento delle manifestazioni, ma dal 10 novembre cominciarono a reprimere. La Áñez e i suoi ministri ordinano aperte aggressioni, con gas e pallini, e deplorevolmente il 19 ordina l’uso di armi da guerra e lì a Senkata ci sono i morti”.

-Qual è l’attuale situazione dei familiari delle vittime?

-Agli inizi di dicembre il governo tirò fuori un decreto supremo, che prometteva un indennizzo unico alle famiglie e cure mediche per i feriti, ma negava la possibilità di reclamare giustizia di fronte ai tribunali internazionali. Fu rifiutato. A gennaio ottenemmo che il governo eliminasse questo paragrafo che gli garantiva l’impunità e la possibilità di ottenere giustizia. Seguì un andirivieni. Chiediamo anche che non si faccia un unico pagamento alle vittime, ma che sia un aiuto umanitario permanente. Stiamo lavorando ad una bozza. Ancora non abbiamo ricevuto nulla.

-Qual è il suo bilancio del governo di fatto?

-Noi agiamo in buona fede: siamo andati alle riunioni con loro, abbiamo consegnato le nostre richieste. Bisogna dire che né il governo, né le organizzazioni sociali o la Centrale Operaia Boliviana, si sono preoccupati dei massacrati a Senkata. Non sono venuti in soccorso dei familiari. Se mettiamo in discussione l’atteggiamento del governo, critichiamo anche le organizzazioni sociali. Da questo governo non ci aspettiamo nulla, nemmeno dalle organizzazioni sociali né dagli altri partiti politici. Siamo i dimenticati. Non vogliamo che nessun partito politico, né la Áñez, né il MAS ci usino per ottenere una rendita elettorale. Vogliono solo ottenere una foto con le vedove e gli orfani. Nessuno ci ha aiutato.

-La settimana passata, durante una sessione speciale del Senato a Senkata, nel quartiere è tornata la repressione. Come avete vissuto quella giornata?

-Abbiamo chiesto alla Camera dei Senatori di fare un atto di riparazione verso le vittime e i feriti, che lo facessero nel nostro quartiere, non nell’Assemblea Legislativa a La Paz. Quel giorno andavamo a discutere la richiesta di un processo di responsabilità verso la Áñez, di interpellare i ministri repressori e della creazione di una commissione sulla verità, ma deplorevolmente le vittime non hanno potuto parlare. Ci sono stati incidenti tra i seguaci della sinistra e della destra, dopo è venuta un’operazione repressiva, hanno lanciato i gas e le vedove non hanno potuto esporre le proprie richieste. Un’altra volta le vere vittime sono state dimenticate.

-In questi giorni, c’è stato un andirivieni con l’uscita del ministro della Difesa, Fernando López, additato dagli abitanti di El Alto come uno dei responsabili del massacro.

-Non ci sono responsabili, non c’è nulla. Tirano fuori e mettono il ministro della Difesa, anche al Governo, ma continuano tutti impuniti. Noi abbiamo chiesto di interpellarli, nonostante ciò li liberano da ogni responsabilità. Sembra che invece di indagarli, li premino. Ad El Alto siamo molto arrabbiati, con molta rabbia e collera.

-Parallelamente, la Áñez ha dichiarato che non indietreggerà di fronte alle “bizze” di El Alto.

-Questo non attira la nostra attenzione, questa è la sua formazione ideologica e politica, il suo discorso di classe che discrimina gli abitanti di El Alto. Lei non ci rappresenta, e chiediamo che siano indagate le violazioni dei diritti umani che si stanno commettendo.

-Entro due mesi, ci sono le elezioni.

-Per me, è indifferente chi vinca, sia la destra o la sinistra. I governi neoliberali hanno ucciso contadini, operai e originari. Anche nel governo del MAS sono stati violati i diritti umani, ci sono stati morti. Né la Áñez, né Mesa, né Arce, né Camacho terranno conto di noi. Dovremo continuare a lottare per i nostri diritti.

Pausa nelle campagne elettorali, mentre si afferma il MAS

Dopo la dichiarazione di emergenza nazionale in Bolivia per l’arrivo del coronavirus nel paese andino-amazzonico e il lancio di misure di prevenzione, tra le quali la proibizione di concentramenti di massa, il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) ha confermato che lavora normalmente, con il mandato legale di “organizzare l’elezione del 3 maggio”.

In questo scenario, le principali forze politiche hanno deciso di mettere in pausa le campagne elettorali nel territorio. “Rispettando le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per invertire il contagio di propagazione del coronavirus nel nostro paese, abbiamo deciso di sospendere temporaneamente le concentrazioni di massa”, ha dichiarato Luis Arce, candidato del Movimento Al Socialismo (MAS), del destituito Evo Morales. Lo stesso hanno fatto i rappresentanti della destra Carlos Mesa e l’autoproclamata presidente Jeanine Áñez.

Secondo gli ultimi sondaggi nazionali, il candidato del MAS raggranella 34 punti, la Áñez sale fino al 20 per cento, Mesa si arena al 17 e il candidato di Santa Cruz, Luis Fernando “Macho” Camacho, non finisce di sgonfiarsi.

Tiempo Argentino

16 marzo, 2020

tratto da La tinta

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Nicolás G. Recoaro, Masacre de Senkata: entre la impunidad y el abandono a las víctimas” pubblicato il 16/03/2020 in La tinta, su [https://latinta.com.ar/2020/03/masacre-de-senkata-entre-la-impunidad-y-el-abandono-a-las-victimas/] ultimo accesso 21-03-2020.

, , , , , ,

I commenti sono stati disattivati.