Cdmx: Vivas y libre


Nelle scorse settimane il movimento delle donne messicane si era già fatto sentire promettendo un corteo potente, come lo é stato, più di 100 Mila donne in piazza.

Dall’occupazione dell’UNAM al terremoto femminista, fino ad arrivare all’esplosione di rabbia dovuta all’ennesimo femminicidio delle scorse settimane. La morte di Ingrid Escamilla ha portato centinaia di donne in piazza che hanno risposto all’appello “Se toccherà a me, sorella, distruggi tutto”. Alle ultime elezioni, come è noto, è salito al governo un presidente di sinistra appartenente al Movimento Rigenerazione Nazionale (AMLO), e lo stesso é avvenuto per il governatore della città del Messico, una donna, Claudia Sheinbaum. La capitale sembrava essere una città all’avanguardia rispetto alla sensibilizzazione femminista, se non fosse che ci troviamo in un paese dove vengono uccise circa 6 donne al giorno. Mosche. A Cdmx le banchine della metro hanno degli spazi separati da cui é possibile accedere ai vagoni per sole donne e bambini fino a 12 anni. È stata una sensazione positiva viaggiare con sole donne nella metropolitana. In ogni paese, i trasporti pubblici superaffollati sono il luogo in cui sguardi indiscreti, mani lunghe e vere e proprie molestie hanno il via libera. Ma quanto può essere una conquista? Tutti i luoghi dovrebbero essere liberi senza creare ghetti per sole donne. Ma ghetti non sono: sono spazi dedicati alle sole donne per sentirsi sicure. Non é un apartheid, non è vietato mischiarsi, ma è possibile scegliere, decidere con chi viaggiare, scegliere di sottrarsi a quella insubordinazione mediata dalla violenza fisica. La capitale del Messico, inoltre, è piena di cartelloni pubblicitari, sponsorizzati dal municipio federale, contro le molestie sul lavoro, nei trasporti, nelle relazioni, nelle scuole. Un’enorme propaganda femminista in tutta la città. La sera prima del corteo l’amministrazione si é fatta promotrice del festival “Tiempo de Mujeres” con ospiti sul palco le grandi artiste cilene Ana Tijoux e Mon Laferte.

Entrambe hanno lanciato messaggi potentissimi alla platea contro il patriarcato, contro la repressione dello Stato, contro la dittatura, a favore dei manifestanti cileni, contro il femminicidio e la violenza, invitando tutte e tutti alla marcha femminista.Il giorno dopo ci é parsa chiara una cosa: sembra esserci un patto nemmeno troppo implicito tra il movimento femminista e la governatrice di città del Messico. Le istituzioni possono (a tratti devono) “usare” la potenza femminista nel loro programma, ma in piazza le donne fanno quello che vogliono. La protesta, la rabbia è delle donne, durante le marce nessuno tocchi le mujeres, soprattutto la polizia perché “Marcho porque soy viva y no se hasta cuando”. Già raggiungere il corteo ci dava la potenza di quello che sarebbe stato. Le metro erano talmente affollate che si formavano cortei spontanei a partire dalle banchine. La piazza di convocazione e quella di arrivo non erano raggiunte da un solo corteo ma da diverse fiumane di persone che arrivavano da strade differenti. Non bastava un’unica via per contenerci tutte. Per questo motivo, quello che abbiamo visto è solo una parte della grande manifestazione della capitale. Erano presenti tutte le donne di tutte le età, rappresentanti di diverse istanze e appartenenti a diverse organizzazioni, ma anche singole che hanno risposto all’appello. Sicuramente in gran parte giovani e giovanissime. Durante il corteo tutte sono state libere di esprimere la loro indignazione nei modi più disparati, dai migliaia di cartelli presenti, alle danze, alle azioni dimostrative del movimento per l’aborto libero, alle azioni più radicali che hanno sfidato le barriere in difesa di monumenti, alberghi, banche e grandi multinazionali.

Erano state disposte infatti, intorno a queste strutture, delle barriere in ferro e in legno che sono state letteralmente abbattute con il consenso quasi unanime delle donne presenti in piazza, che al grido di “Fuimos todas”, “No es violencia, es autodefensa”, “Somos malas, podemos ser pejores, y a quien no le gusta, se hode” e “Mi Vida vale mas que tu pinche monumentos” difendevano le pratiche messe in campo.

Ma a prescindere dalle differenze nelle pratiche di piazza, si è sentita forte la stessa rabbia e determinazione negli interventi sotto l’antimonumenta, installata lo scorso 25 novembre ( https://desinformemonos.org/antimonumentos-la-ruta-por-la-memoria-amenazada/) donne di tutte le età che, dicendo il proprio nome o con il volto coperto, hanno gridato le loro esperienze di violenza domestica, molestie nei luoghi di lavoro o di studio, denunce di stupro non credute o minimizzate, hanno chiesto giustizia per le loro sorelle e compagne morte o scomparse, hanno preteso di poter tornare a casa sicure la sera. La risposta della piazza era un abbraccio collettivo al grido di “Hermana yo si te creo” e “No estas sola”. Come succede ormai da anni in tutto il latino America, il movimento femminista ha un grande pregio, entrare fino in fondo nella società, costringendo le persone a cambiare abitudini, comportamenti, pensiero e perfino ad imporre leggi sulla salute delle donne. Non dappertutto e non con la stessa intensità, ovviamente. Il Messico, ad esempio, é uno stato enorme e cdmx un mondo a sé per certi versi, ma tutto questo ha risonanza, dà coraggio a milioni di donne. I movimenti femministi sembra che non abbiano delle indicazioni precise, perché raccolgono una quantità di istanze troppo grande: violenza, femminicidi, salute, educazione, desaparecidas, istanze lgbtqia+. Invece tutte hanno una stessa radice, che viene indicata chiaramente: il patriarcato e il capitalismo. Per i movimenti femministi latino americani, oggi, l’obiettivo numero uno é prima di tutto agire sulla società stessa. Resistere alla violenza machista, mettere in discussione i ruoli, rifondare l’educazione, i saperi, la salute, la vita, vuol dire cambiarne la sostanza a partire però dal rifiuto dello sfruttamento totale delle donne che permettono la riproduzione di quella società e sulle quali si scatena un dominio fatto di migliaia di femminicidi l’anno. E allora “Sin miedo compañeras, se va a caer”.

12 marzo 2020

InfoAut

Cdmx: Vivas y libre” pubblicato il 12/03/2020 in InfoAut, su [https://www.infoaut.org/approfondimenti/cdmx-vivas-y-libre] ultimo accesso 22-03-2020.

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