Bolivia: Continue proteste contro il decreto del governo e il sequestro di minatori


Lennis Quispe

Le proteste sono esplose quando a dicembre il governo ha annunciato l’incostituzionale decreto 5503. La COB (Centrale Operaia Boliviana), organizzazioni sociali e movimenti di comunità originarie sono scesi in strada.

Si sono mobilitati per tre giorni per il rifiuto e la richiesta di annullamento dello stesso, denunciando che questo non solo viola la Costituzione boliviana ma viola anche accordi internazionali come il Trattato 169 dell’OIL. Dopo la forte mobilitazione di lunedì e forti repressioni, la COB è stata sorpresa martedì mattina dal sequestro di 4 minatori della base e di uno dei suoi dirigenti.

Il decreto e l’inizio del conflitto

A metà dicembre, il governo boliviano ha portato avanti un decreto che ha eliminato le sovvenzioni statali alla benzina e al diesel, una politica vigente da più di due decenni. La misura ha implicato forti aumenti dei combustibili, con immediati impatti sui trasporti, gli alimenti e i servizi basici, aumentando il deterioramento del potere d’acquisto di ampi settori popolari. Contadinx, lavoratorx dell’educazione, minatori e organizzazioni sindacali hanno denunciato che l’aggiustamento ricadeva direttamente sulla popolazione lavoratrice mentre si preservavano gli interessi dei settori concentrati. Nei giorni successivi, sono cominciate proteste, scioperi settoriali e comunicati di rifiuto, che sono confluiti in una convocazione nazionale promossa dalla Centrale Operaia Boliviana con la parola d’ordine “La Bolivia non si vende”.

La marcia verso La Paz e una presenza popolare di massa

Agli inizi di gennaio, migliaia di manifestanti hanno iniziato una marcia da Calamarca verso La Paz, percorrendo per tre giorni consecutivi decine di chilometri. Lungo il percorso, la mobilitazione è andata crescendo con l’aggregazione di delegazioni contadine, di docenti urbani e rurali, minatori e organizzazioni sociali di diverse regioni del paese. La protesta non solo ha espresso il rifiuto dell’aumento dei combustibili, ma anche una critica più ampia dell’indirizzo economico e del modo di governare mediante decreti, senza dibattito sociale né consenso popolare. Giungendo nelle vicinanze di La Paz e di El Alto, la marcia si è trasformata in una concentrazione di massa che ha reso teso il panorama politico nazionale, evidenziando il livello di scontento sociale di fronte alle politiche di aggiustamento.

Repressione, dialogo fallito e approfondimento delle misure

L’ingresso delle colonne nella città è stato segnato da una forte operazione di polizia, con il tentativo di impedire l’avanzata verso le zone centrali e da episodi di repressione che hanno incluso gas lacrimogeni e scontri. Parallelamente, il Governo ha convocato al dialogo, ma ha reso chiaro che non era disposto ad abrogare il decreto, ma ad introdurre solo delle modifiche parziali. Questa posizione è stata rifiutata dalle organizzazioni mobilitate, che hanno insistito nell’abrogazione totale della misura. Dopo il fallimento delle negoziazioni, la Centrale Operaia Boliviana ha annunciato l’approfondimento del piano di lotta, con blocchi delle strade a livello nazionale dalle ore 00,00 del 06/01, nuove mobilitazioni e la possibilità di andare verso uno sciopero di portata nazionale, in un contesto di crescente conflittualità sociale che continua ad essere aperto e senza una soluzione in vista. Sebbene il governo annunci un appello al “dialogo” torna ad attaccare colpendo alle spalle, ordinando questa mattina alle forze armate il sequestro di 4 minatori della base della COB e di un suo dirigente esecutivo, il sequestro è stato effettualo nei luoghi di riposo dei minatori (alloggi) dove sono stati sorpresi mentre dormivano dopo tre giorni intensi di marce. Inoltre, denunciano anche i più di 20 detenuti arbitrariamente. Fatto che il governo ha giustificato, di fronte al sequestro dei minatori, come “operazioni di routine”.

Una delle prime vittime del decreto 5503 è la riserva nazionale di flora e fauna unica dei nuvolosi boschi dove passa il fiume Tarija. Dopo questo decreto 5503, la riserva di Tariquia situata nel dipartimento di Tarija Bolivia, è consegnata dal governo a progetti petroliferi (Petrobras).

ANRed

8 gennaio 2026

Kaos en la Red

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Lennis Quispe, Bolivia: continuas protestas contra decretazo del gobierno y secuestro de mineros”, pubblicato il 08-01-2026 in Kaos en la Red, su [https://kaosenlared.net/bolivia-continuas-protestas-contra-decretazo-del-gobierno-y-secuestro-de-mineros/] ultimo accesso 09-01-2026.

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