Sequestro, colpo di stato, saccheggio: le parole che definiscono l’operazione degli USA contro il Venezuela


Mentre Trump centra il suo discorso sui benefici economici del golpe in Venezuela, l’UE di Von der Leyen e Macron si fa descrivere: un’Europa che giustifica l’ingiustificabile e abbandona il diritto internazionale.

L’ordine internazionale basato su regole o, che è la stessa cosa, la dottrina statunitense imposta dalla fine della II Guerra Mondiale come modo di eludere secondo il proprio interesse i dettami del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, è tornato ad essere violato dagli stessi USA. L’intervento degli USA, bombardando vari punti strategici del Venezuela, e sequestrando il suo presidente, Nicolás Maduro, presuppone un avvertimento che quel ordine internazionale basato su regole si basa sul fatto che gli USA possono provocare il disordine quando lo desiderano, e che non ci sono altre regole che la legge del più forte.

Forse per questo è importante riconoscere senza eufemismi che quanto successo è un sequestro, non una cattura e ancor meno un arresto; che quello che sta succedendo è un colpo di stato, destinato ad un cambio di regime, e che, nel corso dello stesso, gli USA si vedranno autorizzati ad esercitare il saccheggio delle risorse naturali del paese che ha deciso di controllare, principalmente il petrolio.

Nonostante la paura e/o la devozione reverenziale che si ha nei paesi europei per Trump, la Casa Bianca dirige le proprie politiche secondo il nucleo dell’economia interna del paese

Per quanto i sostenitori di Donald Trump in Europa vogliano mascherare quanto successo facendo appello ad una presunta difesa della libertà, nella sua apparizione del 3 gennaio, lo stesso leader si è preoccupato di cancellare qualsiasi alibi idealista. Trump guarda esclusivamente in chiave interna, si rivolge solo ai propri votanti, e a loro ha detto con crudezza che gli USA saranno più forti grazie ai profitti del petrolio venezuelano. Ha anche fatto riferimento all’altro tema con cui vuole legare i sostegni delle classi impoverite degli USA, denunciando la presunta emigrazione promossa da Maduro, esclusivamente in chiave securitaria, colorando, come è abituale, nella mente di ogni spettatore una pellicola del terrore con tinte pornografiche.

Trump agisce in chiave interna

L’alibi escogitato per il rovesciamento del presidente di una nazione sovrana, il presunto traffico di droga organizzato da Maduro, è stato un tema secondario nella conferenza stampa nella quale il messaggio principale si riassume con questa frase: “Le grandi e splendide compagnie petrolifere statunitensi stanno giungendo per ricostruire, approfittando delle vaste riserve di petrolio del Venezuela, fatto che farà sì che molte persone in Venezuela e negli USA saranno molto ricche e molto felici”.

Nonostante la paura e/o la devozione reverenziale che si ha nei paesi europei per Trump, la Casa Bianca dirige le proprie politiche secondo il nucleo dell’economia interna del paese. E la situazione all’interno degli Stati Uniti non è buona, no almeno per le classi impoverite: la maggioranza della popolazione (57%) pensa che il paese si stia dirigendo verso una recessione e il 45% crede che la situazione sia peggiorata da quando Trump è giunto alla Casa Bianca.

La crisi delle economie domestiche è stato il fattore chiave della sconfitta di Trump nel 2020 e, in un anno segnato dalle elezioni di medio termine (midterm), non bisogna sottovalutare l’incentivo che presuppone la promessa di benzina più economica per i cittadinani a piedi. Si può aggiungere a questo racconto in chiave interna l’interesse di allontanare l’attenzione dal caso Epstein e, guardando al futuro, l’impatto che può avere la caduta di Maduro sulla situazione a Cuba, importante per un grande settore dell’elettorato della Florida e di altri stati.

La chiave del saccheggio parla a breve termine, mentre l’imperialismo statunitense spiega il lungo percorso che sottostà al colpo di Stato propiziato il 3 gennaio. Le amministrazioni statunitensi, specialmente quelle del Partito Repubblicano, e mediante i propri servizi di intelligence, hanno dato per scontato l’intervento militare in Latinoamerica.

La Dottrina Monroe, esposta nel 1823 dal presidente James Monroe stabilì che gli USA avevano carta bianca negli interventi politici, militari ed economici nel resto del continente. Nel suo discorso di insediamento nel gennaio del 2025, Trump, ha invocato un’altra dottrina, legata a quella di Monroe, la cosiddetta del “Destino Manifesto”, per cui gli USA hanno la missione di espandere il proprio dominio e diffondere il capitalismo in tutto il continente.

La storia dimostra, disgraziatamente, che nessuno può fermare l’impero quando commette crimini, sequestra presidenti, e si getta sulle risorse naturali di un paese

Il Venezuela, un paese che, fino all’arrivo di Hugo Chávez, era stato sotto l’autorità statunitense, ha sfidato l’impero con politiche di redistribuzione e nazionalizzazione di settori, specialmente il petrolio, che dall’inizio del secolo l’hanno posto nel mirino dell’impero. I tentativi di rovesciare Chávez e il suo successore, Maduro, non sono cessati nei decenni. Oggi è stato realizzato l’obiettivo mediante un intervento selvaggio, nello stile di Panama nel 1989.

Le carte sono già state giocate 

La reazione internazionale al golpe perpetrato dagli USA in Venezuela ha voluto tralasciare i due elementi fondamentali dello stesso: l’interesse economico immediato e l’ideologia imperialista e suprematista che accompagnano gli USA dal suo consolidamento come potenza militare. La risposta della Commissione Europea, attraverso i suoi massimi rappresentanti istituzionali, Ursula von der Leyen e Kaja Kallas, è stata quanto più di vergognoso ci poteva essere in queste circostanze, assumendo alcuni postulati che nemmeno Trump ha difeso con particolare veemenza. Von der Leyen, Kallas o Macron hanno di nuovo presentato i paesi dell’UE come i servi perfetti, in grado di giustificare l’ingiustificabile attraverso argomenti peregrini.

Se l’ordine internazionale basato su regole era già una farsa, l’azione degli USA in Venezuela è un ampliamento di questa pratica verso un nuovo disordine mondiale provocato da coloro che impongono le loro proprie regole. È evidente che gli strumenti del diritto internazionale devono essere rivendicati anche se non funzionano, come è anche il fatto che nemmeno i paesi del sud globale né gli altri attori imperialisti (Russia, Cina) hanno nelle loro mani lo strumento, la capacità o qualche desiderio di invertire la situazione in Venezuela. Questo non deve rendere incapaci di chiedere una posizione ferma dei distinti governi e delle istituzioni. Ma la realtà è che così sarà.

È inevitabile prefigurare la linea che prenderà l’Esecutivo di Pedro Sánchez. È già simile a quella che ha seguito con la campagna genocida di Netanyahu e completamente opposta a quella seguita riguardo all’Ucraina. Possiamo sperare che Sánchez si mantenga a pochi centimetri dalla posizione delle Nazioni Unite. E rimane la vuota consolazione che almeno non si congratulerà con Trump per aver messo termine ad una dittatura, ma nient’altro.

La storia dimostra, disgraziatamente, che nessuno può fermare l’impero quando commette crimini, sequestra presidenti senza nessuna ombra di legittimità e di giurisdizione per farlo, e si getta sulle risorse naturali di un paese. Da parte delle popolazioni e delle società di tutto il mondo rimane solo da chiedere che non insultino più la nostra intelligenza e chiamino ciò che è successo in Venezuela per quello che è: sequestro, colpo di stato, saccheggio. Solo mantenendo il contatto con la realtà sarà possibile cambiarla.

3 gennaio 2026 

El Salto

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Secuestro, golpe de Estado, pillaje: las palabras que definen la operación de EEUU contra Venezuela”, pubblicato il 03-01-2026 in El Salto, su [https://www.elsaltodiario.com/editorial/secuestro-golpe-estado-pillaje-palabras-definen-operacion-eeuu-venezuela] ultimo accesso 04-01-2026.

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