Ecuador: L’impero contrattacca nella metà del mondo


Alberto Acosta

L’Ecuador invaso anche dal crimine organizzato.

“L’Ecuador è un territorio di pace. Non si permetterà l’insediamento di basi militari straniere né di installazioni straniere a scopi militari. Si proibisce cedere basi militari nazionali a forze armate o di sicurezza straniere”.

Articolo 5, Constituzione della Repubblica dell’Ecuador, 2008

In Ecuador, il presidente Daniel Noboa ha provocato una situazione critica aprendo le porte a ciò che ha chiamato “la guerra”. Il panorama del crimine organizzato, con diverse sfaccettature, è scoppiato all’inizio di quest’anno, ed è passato da un approccio di “mano dura” ad uno di “super mano dura”. La dichiarazione ufficiale include termini come “conflitto interno armato” e l’identificazione di “obiettivi militari” che devono essere neutralizzati. In questo processo, la militarizzazione della società è diventata apparentemente indispensabile, anche per ampi settori di una società disperata, e relega la Polizia Nazionale ad un ruolo subordinato alle Forze Armate.

Il giurista e docente universitario Córdova Alarcón segnala opportunamente che esiste il rischio che il regime democratico sia asfissiato da una tenaglia formata dal crimine organizzato, da un lato, e dai militari dall’altro. La crescente militarizzazione si traduce in meno democrazia, fatto che apre lo spazio a misure economiche neoliberali, antipopolari, e apre uno scenario pericoloso per la stabilità politica.

Nel suo breve tempo di gestione, Noboa, con il sostegno di quasi tutti i blocchi parlamentari, ha ottenuto l’approvazione di due leggi di ispirazione neoliberale, la Legge di Efficienza Economica e Generazione di Lavoro e la Legge di Competitività Energetica. Con la prima si rafforzano le zone franche e i meccanismi occulti di privatizzazione nel quadro delle alleanze pubblico-private, nel momento in cui ha condonato i debiti tributari ai grandi gruppi economici, così come negli anni 2018, 2015 e 2008. Con la seconda si apre ancor più la porta alla privatizzazione del settore elettrico. Ora si discute una legge per aumentare l’IVA al 15% con lo scopo di finanziare “la guerra”.

L’economia dollarizzata è un contesto propizio per la proliferazione del crimine e attrae attività illecite di ogni tipo. Il riciclaggio dei beni si stima perlomeno in circa 3.500 milioni di dollari, il 3% del PIL, di cui il 75% va a quello che si potrebbe considerare come economia formale. La dollarizzazione e l’economia di questo piccolo paese andino è sostenuta dall’influenza del narcodollaro, in un ambiente caratterizzato da diverse complicità tra le élite politiche e imprenditoriali.

La situazione politica si complica se si considera l’aspirazione di varie forze dentro il paese che chiedono il ritorno delle forze armate statunitensi. L’uscita di queste dalla Base di Manta nel 2008, disposta nella Costituzione del 2008, fu il risultato di processi di resistenza che risalgono al 1999. La dichiarazione di un “conflitto interno armato” sembra che si allinei alle aspirazione di Washington, sempre disposto ad approfondire i legami di sottomissione nel suo “cortile”. Dalla chiusura della Base di Manta gli USA hanno avuto diversi approcci mettendo in rilievo la lotta contro il narcotraffico e il coordinamento con i diversi governi, incluso quello di Guillermo Lasso. Nel 1942, truppe peruviane invasero un territorio dell’Ecuador per imporre un accordo di confine, e giunsero truppe americane che si ritirarono dopo l’accordo di pace.

Nel giugno del 2022, si concretizzò un accordo per la preparazione di un “Plan Ecuador”, simile al “Plan Colombia”. Nel dicembre di quello stesso anno, il Congresso degli Stati Uniti approvò la “Legge di Associazione Ecuador-Stati Uniti”, con un termine di mezzo anno per proporre un piano d’azione concreto. Durante questo processo, nell’ottobre del 2023, il cancelliere ecuadoriano e l’ambasciatore statunitense firmarono in modo riservato, l’ “Accordo relativo allo Statuto delle Forze”, passo significativo per il ritorno delle truppe statunitensi nonostante la proibizione costituzionale.

Dall’uscita dalla base militare statunitense di Manta, c’è una costante campagna per il loro ritorno che evidenzia la “collaborazione” militare offerta dai rappresentanti del Comando Sud. L’accordo firmato alla fine del governo di Lasso concederebbe privilegi e immunità a personale militare, civile e contrattasti statunitensi per diverse attività, includendo addestramento e aiuti umanitari. Questo implica un’esenzione di giurisdizione penale, esenzioni fiscali, libero movimento di veicoli e navi, e risoluzione dei conflitti secondo le leggi statunitensi.

La logica geostrategica degli Stati Uniti cerca di far assumere alle forze armate della regione un ruolo di polizia per combattere il narcotraffico, il terrorismo e altre minacce percepite. Questo approccio farebbe rivivere principi della Sicurezza Nazionale del passato, rafforzando schemi di controrivoluzione, possibilmente sostenuti da gruppi paramilitari, sotto l’apparenza della lotta contro il crimine organizzato.

Nonostante le aspirazioni di un ritorno delle truppe statunitensi, è importante ricordare che la presenza della Base di Manta non risolse il problema del narcotraffico in Ecuador. La criminalità aumentò, gli invii di droghe si triplicarono e ci furono notizie di abusi da parte dei soldati statunitensi, specialmente contro pescatori. La strategia bellicista, inoltre, adottata dal governo di Noboa, accompagnata da una crociata di neoliberalizzazione economica, è carente di fattibilità e ha dimostrato essere infruttuosa in simili esperienze in Messico, Colombia ed El Salvador.

*Economista ecuadoriano. Presidente dell’Assemblea Constituente (2007 -2008), membro del gruppo propugnatore di OBELA FLACSO Ecuador.

23/01/2024

Observatorio Económico de Latinoamérica – OBELA

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Alberto Acosta, El imperio contrataca en la mitad del mundo, pubblicato il 02-02-2024 in OBELAsu [https://www.obela.org/analisis/el-imperio-contrataca] ultimo accesso 08-02-2024.

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