Paese Mapuche: Héctor Llaitul dice che “con il governo di Boric non ci aspettiamo un cambiamento”


Berría

Intervista ad Héctor Llaitul, portavoce del CAM (Coordinamento Arauco-Malleco), l’organizzazione che guida il recupero delle terre ancestrali mapuche in Cile.

Hector Llaitul (Osorno, 1967), non aveva concesso interviste da quando in Cile c’è un nuovo governo. Llaitul ritiene che non ci sarà nessun cambiamento di fondo nelle politiche del governo di Gabriel Boric riguardo alle rivendicazioni mapuche. Difende che “la ricostruzione della nazione mapuche” è incompatibile con la proposta plurinazionale della sinistra cilena: “A noi non capiterà mai di chiedere di far parte dello stato, di essere un’appendice dello stato”. Il dirigente del movimento autonomista sostiene che “la liberazione nazionale significa una rottura totale con le strutture dello stato, siano queste capitaliste, socialdemocratiche o socialiste”.

Come influirà sul Wallmapu il cambio di governo in Cile?

Non avverrà assolutamente nessun cambiamento nelle cose fondamentali. Come non c’è stato, per noi, quando se n’è andato Pinochet. Sono passati più di 30 anni di pseudo governi democratici e non c’è stata una restituzione di territorio. Boric sta facendo tutta una ostentazione, ma le politiche estrattiviste non si sono fermate, non sono neppure diminuite. Non hanno la forza né l’avranno per far fronte al sistema di dominio che c’è in questa parte del Wallmapu. Il 90% dell’economia è dominato dall’industria forestale, che detiene praticamente tutto il sistema di proprietà usurpato al popolo Nazione Mapuche. Questo è un problema di struttura, e questo lo potrebbe trasformare in parte solo un governo rivoluzionario, e questo non lo è.

Ha avuto un’offerta da parte del governo per dialogare?

Quando ci faranno ufficialmente una richiesta per parlare di territorio e autonomia per la Nazione Mapuche non avrò nessun problema ad incontrarmi con loro. Ma siccome non vogliono farlo, di che parleremo? Preferisco continuare nel processo di accumulazione delle forze.

Che significa continuare ad accumulare forze?

Quando abbiamo incominciato, eravamo pochini, io e un paio di altri peñi (compagni). Oggigiorno siamo migliaia di weychafe (guerrieri) armati. Il CAM ha weychafe, e ci sono altre espressioni di resistenza, di liberazione nazionale mapuche. LNM, la WAM, la Resistenza Mapuche Lavkenche e quella Malleko, oltre a quelli che fanno parte della lof (comunità) in resistenza… È un tema strategico, la lotta politico-militare è all’orizzonte di molte espressioni di resistenza, e questo è buono per tutti noi che siamo nel processo di lotta rivoluzionaria mapuche.

Perché si è diffusa questa strategia?

Perché ci ha permesso dei progressi sostanziali che non offrivano le espressioni politiche esistenti. La forza politico-militare del popolo mapuche recupera territorio, autonomia e dignità. Del totale di terre recuperate un 10 o un 20% è stato consegnato dallo stato attraverso accordi di compravendita, negoziati con le tecniche del mercato che favoriscono il grande capitale, il resto, l’80-90%, lo abbiamo recuperato noi, con l’organizzazione e la lotta. Se ci chiedono dei documenti di proprietà, nemmeno sappiamo dove siano né ci importano. Perché noi abbiamo i nostri propri codici e norme conformi alla nostra storia e cultura.

Che opinione ha della Convenzione costituente?

Lì non partecipiamo, non ne siamo nemmeno vicini. Essere d’accordo con la convenzione implicherebbe riconoscere lo stato, la sua costituzione, le sue leggi e cultura. Qualunque sia la costituzione che uscirà non possiamo sottometterci a quella perché non sarà la nostra, non lo sarà mai. Noi lottiamo per poter tornare ad organizzarci secondo la nostra cultura ancestrale.

Come ha vissuto la vittoria elettorale di Boric?

Non me ne frega niente. Boric e Kast rappresentavano le due facce di una stessa moneta, lo abbiamo già detto in un comunicato. Nulla cambierà, continueremo ad avere uno stato militarizzato, criminalizzazione e persecuzione… In materia di sicurezza stanno mettendo in posti chiave la medesima gente che organizzò la repressione ai tempi della Bachelet. Sono segnali di come viene la mano.

Non crede possibile una distensione?

No.

Come pensa che reagiranno l’oligarchia e le grandi imprese forestali di questa zona?

L’oligarchia storica difenderà i propri interessi come è logico. Appariranno forze paramilitari e guardie bianche di ultradestra come il Comando Rolando Matus. I latifondisti e i gruppi economici forestali sentono che lo stato non li difenderà con la sufficiente durezza, per questo creeranno le loro proprie guardie per agire fuori della legge.

E come crede che risponderà il governo?

Vedremo se Boric si mostrerà deciso a perseguirli. Ho i miei dubbi… Si noti che non c’è stato nemmeno un cambiamento di discorso. Parlano di condannare la violenza “da qualunque parte venga”. Come possono comparare la violenza dello stato con la nostra? Come possono dirci questo, quando noi storicamente siamo abituati a subire la loro violenza? È qualcosa che ancora non intendo, si suppone che alcuni di loro abbiano una formazione e una cultura di sinistra, e che equiparino la violenza dell’oppressore con quella dell’oppresso.

La violenza rivoluzionaria degli oppressi, come i mapuche, è assolutamente legittima, è dignità pura. Io sono un portavoce pubblico, che mette la faccia, parlo in faccia. Perché non mi vergogno, né mi ritratterò, di dire che esercitiamo la violenza politica necessaria. Mentre continuano a devastare e depredare il nostro territorio ancestrale continueremo a farlo. Dei sabotaggi ce ne prendiamo la responsabilità e li rivendichiamo, ma non attacchiamo agricoltori e ancor meno poveri, né anziani, né bambini, né famiglie, né gente che possa subire effetti collaterali dalla nostra lotta. Mai… Da un quarto di secolo stiamo attaccando il capitale e in questa lotta frontale non abbiamo ucciso nessuno, anche se a noi hanno già ucciso molti fratelli. Li hanno anche giustiziati crudelmente, come nel caso del nostro weichafe Toño Marchant… per questo mai scenderemo a patti con il nemico.

Quale sarà la strategia del governo verso il movimento mapuche?

Da una parte offrirà prebende. Il veleno di sempre, ma in boccetta mapuche. D’altra parte cercherà di creare una piccola borghesia all’interno del movimento mapuche. Ma intravediamo un bel periodo di lotta. Per ora non cadremo nei loro canti di sirena perché siamo ideologicamente preparati. Si sbagliano se credono di sedurci con le loro proposte di multiculturalismo.

Il CAM ha quasi un quarto di secolo di lotta, che valutazione fa?

Il bilancio è positivo perché c’è stato un risveglio del nostro popolo. Prima, tutti avevamo un po’ di paura, insicurezza, ignoranza… Ma noi, nel movimento stiamo generando azione e pensiero, e questo si trasforma in scuola. Oggi apprendiamo e riapprendiamo. Si socializza, si dibatte… sempre più gente sta comprendendo quale sia la realtà e come si può cambiare. Il popolo mapuche ha smesso di essere un popolo sottomesso, vittimizzato, che faceva un po’ pena… Oggigiorno è un popolo guerriero, un popolo degno. Ed è bello vedere un popolo ribelle e in resistenza.

Come si sente dopo tanti anni di militanza?

Penso di poter passare alla storia come un uomo che non è sceso a patti, che non si è piegato, e non ha deviato dalla linea. Io continuo ad essere della linea dura, anche per quanto riguarda le forme di vita che ho scelto. Sono sempre stato, e continuerò a stare, dove l’organizzazione lo richiede.

La sua famiglia lo accompagna?

La mia famiglia sta con me. I miei figli sono waychafe, e sono molto orgoglioso di loro.

Giungerà un momento in cui il CAM negozierà?

Per ora lo vedo difficile, ma accumuliamo forze per essere una grande rappresentanza del nostro popolo. Quando avremo la forza sufficiente per trattare con lo stato, potrà essere. Ma sarà per parlare di restituzione del territorio, o non sarà. Crediamo che questo sia il tempo per fare un dibattito e per questo pubblicheremo tra breve un libro intitolato Chem Ka Radikuam, un testo che raccoglie il nostro pensiero e la nostra azione.

18/03/2022

La Haine

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Berría, Héctor Llaitul: No esperamos ningún cambio con el gobierno de Boric” pubblicato il 18-03-2022 in La Haine, su [https://www.lahaine.org/mundo.php/hector-llaitul-no-esperamos-ningun] ultimo accesso 19-03-2022.

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