Colombia: In Arauca uno scenario di guerra contro i movimenti sociali


Coloro che hanno avuto la fortuna di condividere con le e i dirigenti sociali della regione araucana, sicuramente avranno percepito l’allegria e la forza che irradiano i progetti alternativi nei quali si concretizza il loro programma politico per una nuova società.

È incoraggiante trovare imprese che a partire dall’organizzazione comunitaria riescono a dare risposte effettive alle necessità sociali e che anche funzionano bene, così come lì succede con i servizi dell’acqua e la raccolta dei rifiuti. A questo si sommano iniziative popolari come le catene alimentari tendenti a soddisfare le necessità della popolazione, ad ampliare le capacità produttive e a creare posti di lavoro con una copertura sociale universale, stabile, e ben remunerata, così come i progetti per aumentare i beni di consumo collettivo e migliorare l’assistenza sociale in tutte le aree fondamentali per la vita umana come salute, educazione o casa.

Da Praxis*. In mezzo ad un capitalismo in cui meno del 2% della popolazione concentra il 98% delle entrate, hanno un significato ottimista queste iniziative perché sono orientate a creare una società dove coloro che si sforzano di produrre abbiano benefici dai risultati dei propri lavori e anche decidano collettivamente che fare e come farlo. Sfortunatamente, questo disgusta in tutti i modi i padroni del capitale, incluse le multinazionali petrolifere, i narco, il governo e i suoi militari; coloro che, attraverso la stigmatizzazione, la persecuzione, l’essere messi sotto processo politicizzato e ingiusto, gli assassinii e le bombe, cercano di spegnere questa alternativa di vita. È a partire da questi elementi politici e morali che si può affrontare nel miglior dei modi la riflessione sull’inasprirsi della guerra contro il movimento sociale nel dipartimento dell’Arauca.

Si tratta di una guerra contro il movimento sociale, lo conferma lo stesso “Fronte 28 delle dissidenze delle FARC” (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) in un comunicato del 23 gennaio, con il quale di nuovo minacciano di morte i dirigenti sociali, dopo il tentativo di massacrarli mediante la collocazione di un’autobomba nella notte del 19 gennaio. Senza esito, cercano di nascondere la loro intenzione di distruggere il movimento sociale con una presunta guerra senza quartiere contro l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN). In questo assalto, non bisogna perdere di vista il ruolo che può giocare l’algida corsa elettorale alla presidenza (che del resto sembrerebbe che il regime uribista abbia piuttosto perso) né sottovalutare le trappole in cui si svolge la lotta geopolitica del capitalismo mondiale, in particolare in questa conveniente e interessata relazione USA-Colombia-Venezuela-Russia.

Per prima cosa risulta importante evitare la sistematica riduzione dell’inasprimento di questa guerra a mera lotta per una disputa di reti del narcotraffico tra queste dissidenze delle FARC e l’ELN. Ricordiamoci che uno dei propositi dell’attuale Governo uribista è stato quello di demolire gli Accordi di Pace con le FARC, e simultaneamente negare completamente il carattere politico di tutti gli attori armati, riducendoli a semplici gruppi delinquenziali organizzati e omologando le guerriglie politiche a meri cartelli e bande criminali. Insieme a questo, ha aumentato il proprio lavoro di stigmatizzazione delle organizzazioni sociali, associandole alle guerriglie armate, allo scopo di isolarle e colpirle.

I movimenti sociali araucani hanno fin dall’inizio dell’anno denunciato le violazioni dei Diritti Umani in questa regione, e di volta in volta hanno insistito sulla loro richiesta di non coinvolgere la popolazione civile nella guerra tra queste fazioni. Simultaneamente, le organizzazioni sociali hanno denunciato l’azione di tipo paramilitare del cosiddetto “Fronte 28 delle dissidenze delle FARC”. Bisogna ricordare che in Colombia il paramilitarismo è l’arma che in varie regioni del paese è sostenuta da latifondisti, allevatori e grandi capitalisti per ipoteticamente affrontare le guerriglie. Queste strutture mercenarie articolate, armate e addestrate da alti dirigenti politici, impresari e comandi dell’Esercito -così come molti di loro lo hanno riconosciuto di fronte alla Giurisdizione Speciale per la Pace- hanno imposto la legge della terra bruciata che riproduceva il discorso dell’Esercito di “togliere l’acqua al pesce”, e hanno posto come loro obiettivo militare centrale sindacalisti, dirigenti contadini, azioni comunali, cooperative, difensori dei Diritti Umani e comunicatori sociali. Questa medesima pratica è quella che sta utilizzando il presunto fronte delle dissidenze delle FARC, che come mostra l’articolo “disertori, imbroglioni e falsi dissidenti”, pubblicato il 21 gennaio nella pagina web Las dos orillas, è diretto da opportunisti, disposti a lavorare per la mafia della droga e l’ultradestra.

Al riguardo, una delle grandi rivendicazioni storiche delle sinistre nel mondo è stata quella di fare differenza tra attori politico-militari e attori politici. È così, perché solo in questo modo è possibile che in un ambiente dominato dal capitalismo possano esprimersi pubblicamente altre alternative di società, e si possa svolgere vita politica per un cambiamento sociale. Contro questa differenziazione essenziale si scaglia con troppa frequenza l’ultradestra nel mondo. Spazzando via questa differenziazione, i paramilitari si sono sentiti con le mani libere per sottomettere con il terrore le popolazioni di intere regioni. Per questo, questo è un limite politico e morale che nessuno deve superare, e chi così fa ha perduto tutto e le loro conquiste si sono trasformate negli oscuri nuvoloni della loro successiva sepultura. Questo limite deve essere assunto dai democratici di sinistra e deve essere difeso con tutte le nostre forze poiché è una delle grandi eredità storiche dell’umanità.

Comprendere le organizzazioni sociali come espressione dell’anticonformismo di fronte ad un capitalismo putrido fino al midollo e portatrici di un progetto di società alternativa è vitale, dato che solo in questo modo si può differenziare un attore armato dall’altro che si avvale solo della civiltà come mezzo d’azione, è questo il limite che superano coloro che con assassinii e bombe vogliono spegnere le luci del futuro.

In contraccambio, bisogna vedere la cattiva volontà con cui hanno agito gli alti comandi militari dell’esercito e lo stesso ministro Molano. Non si tratta solo della persecuzione giudiziaria e la detenzione politicizzata e ingiusta a cui sono stati sottoposti alcuni dirigenti sociali della regione del Centro Oriente, ma la sistematica stigmatizzazione della protesta sociale, come il recente caso dei giovani che hanno protestato per l’aumento del trasporto pubblico a Bogotà e che il ministro ha legato alle guerriglie delle FARC e dell’ELN, accusa che in un paese come la Colombia significa una minaccia di morte.

A sua volta, secondo quello che si può leggere nella stampa e nelle reti sociali, lo scontro che recentemente si vive sarebbe iniziato con l’assassinio di un membro dell’ELN per mano di queste presunte dissidenze, che già prima avevano partecipato all’assassinio di altri membri della Seconda Marquetalia. Queste morti hanno scatenato alcuni scontri che sono risultati molto convenienti all’uribismo, poiché acutizzano e giustificano la militarizzazione della frontiera con il Venezuela e gli serve per vendere la sua logora bandiera della sicurezza democratica, che accompagna con il discorso profondamente sciovinista della difesa della patria. E questo succede giustamente in mezzo alla retta finale di elezioni presidenziali che sembra abbiano più che perse, per cui il segnalato incidente sembra non avere nulla di casuale.

L’uribismo è l’espressione narco-paramilitare ed estremista della borghesia del paese, che nel 2002 andò al potere del Governo in un contesto di crisi istituzionale e di inasprimento della guerra. Questo successe di fronte alla rottura dei dialoghi del Caguán tra il Governo e le estinte FARC, a cui seguì una campagna di propaganda nera promossa dalla XX Brigata dell’intelligence, mediante la quale attivava in modo indiscriminato bombe nelle città. Con questo si creò un’atmosfera di caos sociale e immediatamente i grandi mezzi di comunicazione imposero l’idea di eleggere Uribe come salvatore della patria. Senza questi fatti, un politico sconosciuto e perdente nei sondaggi, alcuni mesi prima, non sarebbe giunto alla Casa di Nariño.

L’uso della violenza estrema e psicopatica come mezzo della politica ha come uno dei riferimenti l’incendio del parlamento ordinato da Hitler, del quale accusò i socialisti e i comunisti per poi chiuderlo, instaurare la dittatura, eliminare fisicamente i suoi oppositori (i socialisti) e lanciarsi militarmente su tutta l’Europa. Il discorso della “sicurezza democratica” protesse i grandi capitali mediante la persecuzione e l’assassinio di dirigenti sociali e popolazione innocente, come hanno evidenziato le confessioni degli stessi militari che agirono nei falsi positivi. Di questa fase di violenza ne sanno abbastanza gli araucani, perché in quel periodo i dirigenti incarcerati si contarono a centinaia.

Questo modo sottoterra di fare campagna politica sembra ripetersi nel paese mediante l’inusitato aumento dei massicci furti nelle città e nell’aggravamento delle diverse forme di violenza nelle aree rurali. È così che in mezzo all’attuale fallimento politico dell’uribismo, non sarebbe inconcepibile che l’esercito governativo abbia approfittato per muovere le sue corde e strumentalizzare le contraddizioni tra la cosiddetta dissidenza del “Fronte 28 delle FARC” e l’ELN per rafforzare il suo discorso sulla sicurezza democratica e lo sciovinismo nazionalista contro il Venezuela. In ogni caso, uno dei nefasti risultati della situazione si è già prodotto ed è l’incremento della forza militare in una regione già ipermilitarizzata e messa in tensione mediante gli utilitari giochi di potere geopolitico.

A tutti noi, a cui fa male questa situazione, ci rimane il compito quotidiano di denunciare di fronte al paese e al mondo il bivio in cui sono stati posti gli abitanti della regione, di segnalare il barbaro e ingiustificato scenario di violenza a cui sono sottoposti, di ricordare il loro esempio e aumentare la nostra ammirazione per quelli che di fronte alla lotta si mantengono in piedi, abbattono la barbarie e avvicinano la speranza.

*Questo articolo è stato scritto dal Centro di pensiero e teoria critica PRAXIS.

27 gennaio 2022

Colombia Informa

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Arauca: Escenario de guerra contra los movimientos sociales” pubblicato il 27-01-2022 in Colombia Informa, su [https://www.colombiainforma.info/opinion-arauca-escenario-de-guerra-contra-los-movimientos-sociales/] ultimo accesso 31-01-2022.

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