Il Cile nel suo labirinto


Mario Ramos

Il Cile si sta trascinando in una profonda ed estesa crisi politica, sociale, economica e di valori, intrappolata in sé stessa, che si è tradotta nell’installazione e nella formazione di una nuova fase neoliberale al servizio di un’infima minoranza*, distruttrice dei nostri popoli e con livelli di corruzione mai visti prima. Labirinto senza uscita ci dicono, di fatto, sembrerebbe che ogni via d’uscita si trasformi in un nuovo muro, e che questo faccia parte di questo modello di morte, installato dalle élite politiche e imprenditoriali, che continua a raggirare e risignificare tutte le dimensioni delle nostre vite, per il suo proprio mantenimento.

Sistema depredatore, centrato sul saccheggio, il profitto, consumismo, concorrenza, individualismo, mercato e denaro, depredatore delle nostre risorse, e antagonista della riproduzione delle specie e dei cicli trasformatori della natura, che scatena una cultura mediatica e violenta, inoculata da professionisti della comunicazione attraverso pubblicità, spot televisivi, reti virtuali e sistematiche montature che rimpiazzano la realtà.

La realtà è che il Cile è diventato un’anchilosata striscia dove giacciono milioni di esseri umani emarginati, condannati a sopravvivere in desolate periferie eccedenti delle città, comprando e rivendendo prodotti cinesi, indigeni prodotti da altri sorveglianti della miseria, in un ambiente di controllo e vigilanza, dove la felicità è stata trasformata in uno slogan, come la carota davanti agli occhi dell’asino.

Questo è il Cile che ci è scoppiato in faccia il 18 ottobre, spargimento di una processione che veniva da lontano e da dentro, rubinetto dell’acqua comunitaria che si è aperto alla possibilità di un’altra felicità, non eliminabile, che evidenziava l’intuizione che una svolta radicale nella società del profitto e del potere era possibile se tornavamo a camminare collettivamente… Ma le paure si sono attivate e un’altra volta ci hanno ricordato che questo è un labirinto e che il controllo è altrui: dei partiti, del mercato, del racconto imposto dall’amministratore di turno. È così che milioni di diversità, che nonostante tutto hanno decretato la sua esistenza, hanno di nuovo indietreggiato, ma hanno reso evidente che là nei sotterranei dove le radici si incontrano con le gocce riservate, e i microrganismi trasformano la merda in fertilizzante, si tesse incontenibile il mondo che è sempre stato disponibile ma che non riusciamo a vedere, rivolgendo tutta la nostra attenzione alla conquista del labirinto e a trovare una via d’uscita a secoli d’abusi, di non presa in considerazione, violenza e patriarcato.

Così oggi, in questo fine anno 2021, entriamo in un punto di definizione chiave per il futuro, tra l’adattamento e il cambiamento, tra il collasso o la barriera della vita contro il neoliberalismo mortifero. Le nostre vite e la natura dipendono dal seguire una rotta con una radicalità profonda di vita, lontano dai maquillage verdi o progressisti, trasformazione che ci ha posto, in verità, dalla parte del recupero e della ricostruzione dei cicli di vita e del suo ecosistema, dell’ampliamento della creazione e del pensiero critico, per uscire dal capitalismo e dalla sua società utilitaristica con corridoi di spreco e sofferenza ed evidenziare la potenza vivificatrice di presenti possibili che sosteniamo e ci sostengono.

Ora è il momento delle reti organiche, contadine, artigiane, anti patriarcali, femministe, anticoloniali, ecologiche, sociali, creatrici e ribelli, figlie della nostra memoria collettiva che sussiste, portavoce dei nostri antenati scomparsi come noi ma sempre presenti.

È una sfida molteplice e bella, che si intreccia con la natura come una placenta di vita, acqua, vento e materia, abbracciando un’altra società prossima e futura, perché tutti e tutte siamo un solo corpo territorio, unico, dalle nostre orme nane, fino ai nostri sguardi verso gli ovest. Ripararci, stringerci, ed essere un tessuto che pensa a sé stesso che si estende in flessibilità e recuperi diventando la nostra pelle multicolore e il nostro orizzonte aperto. Fluire nella tremenda dispersione che siamo, celebrarla ma senza standardizzarla, svegliarla, per intrufolarsi in tutti gli ambienti e le fessure, inselvatichendo la barbarie, la rottura, i privi di risorse, la turba, i cappucci, il conversare di pomeriggio e l’inebriare il ballo fino al godimento urgente, i consumatori di marijuana, gli estremisti, le ambulanti, gli indigeni, i membri dell’UP (di Allende), le puttane, le nere, le cinesi, i poeti e le folli.

Ora che sappiamo che il labirinto è una trappola per farci morire di tristezza e abbandono, tesa fin dall’arrivo degli dei coloniali, no perdiamoci, non cadiamo sottomessi alle loro offerte, leggi e calcoli, il labirinto è fantasia, falsità e promessa di dominio, frontiere che ci hanno imposto, con i loro dogmi e uniformi. Dal labirinto non si esce, si nasce, che sia il nostro cavallo di troia e il nostro riparo, e così come ci vedono fiorire e distenderci per la prateria, comprenderanno che il caos che hanno alimentato era nient’altro che dolori di parto, che seguiranno.

*El desconcierto, 8/12/21. Piñera, Paulmann, Angelini, Bethia, Luksic: parte dei grandi impresari che ricevono milionari buoni del tesoro.

18 dicembre 2021

Desinformémonos

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Mario Ramos, Chile en su laberinto” pubblicato il 18-12-2021 in Desinformémonos, su [https://desinformemonos.org/chile-en-su-laberinto/] ultimo accesso 19-12-2021.

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