Cile: Intervista a Gabriel Cardozo, “un anno dopo è tornata ad essere confermata l’attualità della Rivolta”


Carlos Aznárez

Dopo la massiccia mobilitazione avvenuta domenica scorsa in Cile diventa necessario parlare di tutto quello che è stato questa giornata di memoria del primo anniversario dell’inizio della rivolta popolare contro il governo di Sebastián Piñera. Per questo, contattiamo Gabriel Cardozo, collega del Canal 3 de La Victoria, che tutti i sabati emette il programma televisivo di Resumen Latinoamericano.

-Questi sono giorni nei quali, nel continente, molti di noi stanno palpitando per tutto quello che sta avvenendo in Bolivia, ma anche in Cile. In quest’ultimo caso per la grave situazione che vive il popolo cileno, e ora per la massiccia discesa in strada di cui centinaia di migliaia di persone sono state protagoniste per commemorare il primo anniversario di una Rivolta che oggi si nota conservare intatte gran parte delle proprie forze. Qual è la tua percezione della situazione, come comunicatore popolare che sta seguendo le mobilitazioni nella capitale cilena?

-Primo, raccontarti che la giornata di questa domenica si sta vivendo da vari giorni. Questo 18 era molto presente nella coscienza della gente. Anche prima si diceva che la celebrazione doveva essere il 18 ottobre e non il 18 settembre. In qualche modo, estirpando questo nazionalismo delle feste patrie, che ci sono anche nel periodo di pandemia. Mostrando per la cittadinanza l’importanza del 18 ottobre, in questo caso molto più della festa patria. Dietro a questo c’è uno schema configurato che implica, da molto tempo, lo scontento, la disuguaglianza, questa specie di apertura degli occhi, rispetto ai modelli economici, in questo caso quello del Cile, con una certa violenza da questo luogo. Unendosi in strada, mettendosi a disposizione di differenti collettivi. Questo 18 giunge con una preparazione unitaria in tutti i luoghi, e trae una grande espressione di lotta costruita dai diversi territori.

-È notorio che la rivolta è continuata tutto l’anno. Inoltre, nonostante la pandemia, abbiamo sempre registrato discese in strada in differenti città di tutto il Cile. Ma quello di domenica è stato molto speciale, nel senso che in tutti questi giorni si stavano scaldando i motori, ed è esploso in una manifestazione molto affollata. Abbiamo visto immagini di Plaza de la Dignidad, dopo la repressione e gli abituali scontri con i Carabinieri, piena dai quattro lati, con molta gente giovane e di tutte le età. Tu hai sentito lo stesso, che la gente aveva la necessità di manifestare e dimostrare la propria forza e il proprio numero?

-Questa domenica 18 c’è stato un affollamento da 500 mila ad un milione di persone. Sta coincidendo con una grande marcia che continua a svilupparsi, anche molto affollata, di gente che è allo stesso tempo seguace dell’Approvazione nel plebiscito costituente di domenica 25/O. Tutto il tema del plebiscito è posto. Allora ci sono state parole d’ordine molto differenti rispetto a quello stava avvenendo l’anno passato. Tra il periodo del precedente ottobre e questo periodo c’è un progresso, ma anche è un arretramento rispetto alla situazione politica. Nasce la domanda dell’Assemblea Costituente con molta più chiarezza che prima, e oggi si giunge al 18 con un plebiscito che è pattuito con l’élite politica.

C’è molto dietro a quello che significa l’Approvazione e ad aprire la porta per scrollarsi la Costituzione assassina di Pinochet. Ha molto a che vedere anche con le differenze che ci sono su questo tema. Questo affollamento obbedisce anche a gente che sta intorno ai 60 o ai 70 anni, ma ho visto anche gente molto giovane, ho visto bambini, persone con famiglie complete che stavano andando a commemorare questo 18 che finisce con l’avere un’importanza abbastanza più grande dello spirito patrio del 18 settembre.

-Ad un anno da quel primo 18/O, a parte questa differenza di scenario che propone il plebiscito, sono state favorite alcune delle rivendicazioni iniziali per cui scoppiò la Rivolta?

– Tra il passato18 e l’attuale 18 le élite politiche hanno finito con il criminalizzare le proteste, e non dando assolutamente nulla per cuanto significa un avanzamento delle richieste cittadine. Questa visione è molto chiara nella classe d’età delle persone, per quanto ci siano dei bambini, che sono le nuove generazioni. Lo abbiamo potuto vedere nella gestazione di questo movimento, il ruolo degli ACES (Associazione Coordinatrice degli Studenti Secondari), che sono gli studenti organizzati che stanno facendo una lotta interna riguardo alla PSU, che è la misura di selezione universitaria.

C’è anche una classe d’età dai 25 verso il basso, molto massiccia, e anche verso l’alto, dai 25 ai 35. Molta presenza anche di quelli che stanno lottando da altri luoghi. Come gli universitari, quella che si è già formata e ha un tremendo debito per una politica pubblica nefasta, che finisce con non essere una politica pubblica ma un favore alle grandi banche del paese. Queste classi d’età finiscono con il confluire in una richiesta cittadina che è molto più ampia e molto più chiara rispetto all’anno passato.

Il fatto di massa ha a che vedere con la celebrazione. Lì ci sono stati e abbiamo potuto vedere, pranzi, pentolate comuni, organizzazioni sociali che sono andate ad appoggiare la richiesta, ovviamente c’è anche il commercio ambulante. Ma in generale c’era molta disposizione alla collaborazione in tutti gli ambiti. E parlando di collaborare, nuovamente le brigate di salute lì ci sono state, mettendo il petto davanti alle pallottole, che significa curare i feriti, sia per i lacrimogeni o per le lotte di strada che ci sono state ieri tra le tifoserie del calcio. L’anno passato questo non succedeva, c’era molta fratellanza. Le diverse richieste hanno provocato una svolta e ci sono questi infortuni. Ma in generale è stato molto di massa, e molto aperto alla gente. La cosa più importante è vedere le famiglie intere, che hanno una relazione con la generazione dei 60/70, e la generazione dei bambini che qui in Cile sta salendo a farsi carico di questo cambiamento generazionale e politico.

-C’è anche qualcosa che è stato molto evidente: all’inizio del mattino c’erano i carabinieri. Con questa operazione minacciosa di mettere in strada 40.000 carabinieri e carabiniere. In un attimo, questa repressione è andata in frantumi, la gente è avanzata nella piazza e l’ha occupata. In realtà, questa giornata è stata una vittoria sulla violenza statale, perché al di là dei giovani della “prima linea” hanno fatto una forte resistenza affinché i pakos non avanzassero nell’Alameda, Plaza de la Dignidad è stata del popolo per molte ore. Questo, sul piano simbolico è un fatto potente ad un anno dalla sollevazione popolare del 18.

-La minaccia, in generale c’è sempre, perché il municipio di Santiago è governato da Felipe Guevara che è stato uno molto duro con le manifestazioni. Ma da molto tempo, succede che la gente non chieda più il permesso, non è più preoccupata per quello, e si prende la strada perché sente che è un diritto. Ma d’altra parte, anche quelli che sono a favore del Rifiuto (del plebiscito), agiscono senza permesso e protetti dai Carabinieri. Il governo ha una linea politica e quello che si vede è che all’interno dei Carabinieri c’è un profilo politico che è favorito dagli alti comandi. Allora, questo è uno dei grandi problemi, al di là della Costituzione o no. Qua ci sono problemi di formazione che hanno a che vedere con l’eredità della Dittatura e dello sviluppo di tutto questo schema repressivo.

Al di là del fatto che la gente fosse lì, lo scontro con i Carabinieri era normale, al di là di quanti carabinieri fossero, la gente tende a prendersi il luogo, a contenderlo. Lo contende fino a quando lo conquista. E questo può provocare, gente ferita, arresti, gas, acqua con prodotti chimici. Le differenti forme di repressione hanno a che vedere con questa lotta. Ma domenica sono state ampiamente superate dalla quantità di gente, non avevano nessuna capacità di incidere in quel luogo. Allora, si occupa totalmente la piazza. Io ho percorso dalla stessa Moneda fino ad avanti, altra gente veniva da dietro, riempiendo dalla Reja, che è anche una zona con molta storia, fino alla Línea de Francia. Si vedeva molta gente, e questo rendeva il luogo assolutamente difficile per i Carabinieri.

Chiaramente, c’è una lotta, come sempre succede, ma non hanno la capacità di fronte alla quantità di gente che stava lì manifestando. Questo è durato fino al pomeriggio, anche nella pericolosità dell’oscurità, la quantità di repressione e la quantità di gente che giunge per questa lotta. Ci sono sempre il conflitto, i feriti, abbiamo potuto vedere alcune persone ferite in faccia. Credo che questo continuerà. Non credo che ci sia un punto fermo, per quel che si può vedere.

-Dopo Plaza de la Dignidad la lotta è avvenuta negli insediamenti urbani e lì dobbiamo lamentare un giovane (Aníbal Villalba) assassinato, precisamente nell’insediamento di La Victoria, dove c’è il vostro canale. Come è avvenuto questo fatto di un’altra vittima mortale a causa della repressione?

-La verità è che ci sono un paio di video che circolano che smentiscono la versione ufficiale, che segnalava che c’era stato un scontro incrociato. La verità è che quando c’è uno zorrillo (veicolo blindato dei Carabinieri), e di fronte questi pakos, e solo pietre come arma di difesa e una richiesta cittadina che viene espressa con la pietra, diventa chiaro che la disuguaglianza è tremenda. Il ragazzo non aveva altro che questo per difendersi e codardamente gli hanno sparato.

Qui si tratta di voler giustificare l’ingiustificabile. Se c’è un omicidio, quello che c’è da fare è assumersene le responsabilità politiche che si richiedono avendo una carica politica. Qui è morto un giovane a seguito di un’azione repressiva di agenti dello stato. E questo è una violazione dei Diritti Umani, qui e dove sia. Si tratta della vita di una ragazzo che non meritava di morire. Al di là del fatto che, per la sua classe d’età, stia protestando in strada, perché anche lui intende che la lotta è sua, e finisce con il morire per un proiettile che sembrerebbe che provenisse da un Carabiniere che era sul luogo.

Questo è un fatto grave e non è la prima persona che durante questo periodo muore in una presunta democrazia. Se questo è il modo di dare delle risposte ai problemi, ci domandiamo qual è la democrazia, se non si può protestare, se non si può scendere pacificamente in strada a dire “Ascolta non sono d’accordo su questo”, “non voglio questo per il mio futuro”, “non posso farlo” e la risposta è che possono assassinarti, allora la responsabilità politica è molto importante.

-Ti porto qualcosa che ha a che vedere con quello che hai detto prima, che è il tema dell’Approvazione del plebiscito. I due climi a livello della Rivolta, il clima di un anno fa e il clima di ora. Come stai vedendo questo plebiscito?

In generale, quello che si vede è che ci sono due opzioni chiare, una è il Rifiuto e l’altra è l’Approvazione. Dentro a questo c’è anche una quantità di gente che è in disaccordo, che ha espresso il proprio malessere perché sente che si tratta effettivamente di una “cucina politica”. Bisogna guardare indietro, perché la Costituzione disegnata da (il giustiziato senatore pinochettista Jaime) Guzmán, ha delle chiavi autoritarie troppo profonde. Le figure delle élite politiche che gestiscono tutto questo sono le uniche autorizzate a poter aprire il processo di un accordo all’interno dei loro stessi pari. Era una porta impossibile da aprire, le richieste cittadine la aprono, ma l’Approvazione è solo l’approvazione.

-Ma allora qual è la cosa importante di questa convocazione?

-La cosa più importante è la convenzione mista o la convenzione costituzionale. Qua la gente sente che in queste opzioni non è espresso il suo potere. Le élite politiche e in generale i partiti sono troppo decadenti, hanno perso una quantità importante di credibilità perché la gente sente di essere stata tradita. Questo aumento di malessere che ha differenti angolature finisce con l’esprimersi in strada e questa strada è quella che oggi ti dice “ascolta io non sono d’accordo con questo”. Allora, ci possono essere diversi punti di vista, ma la cosa più importante, a mio parere, è che questo processo deve essere sostenuto dappertutto.

Questa medesima comunicazione attraverso il Latinoamerica, attraverso, per esempio, i fratelli in Bolivia che stanno recuperando un poco di dignità di fronte al golpismo della destra boliviana, deve essere espressa nella comunità dei popoli, che va verso un luogo più importante che è il nostro senso di vita, i nostri diritti. Perché parliamo di imposte? Alla gente domando, perché paghi le imposte? Che ricevi da queste imposte? Tu stai facendo un lavoro degno che sta venendo remunerato, bene o male, ma tu paghi imposte per comprare del latte, e non stai ricevendo né educazione di qualità, né salute di qualità, non hai pensioni, stai venendo leso in tutti i tuoi diritti. Si tratta di intendere questo, che il macro, è un sistema abusivo, non è un sistema disegnato affinché alcuni abbiano benefici uguali per tutti, non è così.

-Questo è precisamente il capitalismo e i suoi derivati.

-Questi sono grandi poteri, grandi élite. È molto grave come il potere politico si contrappone. È una democrazia del potere, disciplinare, che ha a che vedere con la sequenza del modello. Questo sta avanzando, e produce una dissociazione da quanto è politico. Questa dissociazione si vede anche espressa in strada, perché non c’è fiducia. Ma d’altra parte dobbiamo anche vedere e intendere, che in futuro abbiamo dei doveri da rispettare. La democrazia non è solo andare a mettere la righetta e dire “ascolta io ho eletto Juanito o Pepito, o chi sia”, ha a che vedere con il controllare. La gente deve sapere come funziona il proprio stato, in che modo la favoriscono o non la favoriscono. Su quello che non la favorisce o non le sembra, dovrà farsi una opinione critica riguardo a questo.

Allora, hai queste angolature. Può essere senza liberare la strada, può essere votare, un’altra può essere la formazione. Credo che attualmente i saperi popolari siano più disposti a costruire questo luogo di integrazione dell’educazione, che è qualcosa di non accademico, accademico per chi lo può suggerire, ma conosco molta gente che ha dell’esperienza su come si fa un’occupazione di terreni. Questo ha anche a che vedere con la disposizione della gente a poter costruire in un modo differente. Da passare ad un cambiamento di paradigma tanto individuale, al collettivo, in certe fasi. Ma anche la persona continua ad essere un poco chiusa, intanto continua a pensare a “la mia famiglia”, “mio figlio”. In questo luogo uno deve esprimere la propria opinione e dire: bene questa lotta non per te, è per tuo figlio o per tuo nipote, è per coloro che verranno.

Questa espressione si vede chiaramente segnata nell’Approvazione, c’è molta gente a favore, si prevede che la quantità di voti sia molto più massiccia, nonostante che il plebiscito non abbia una clausola obbligatoria. Nonostante questo ci sarà un’alta partecipazione e si starebbe vincendo facilmente, secondo i sondaggi, secondo quello che si vede in strada e la quantità di alleanze che si possono vedere in differenti luoghi di Santiago.

Foto: Una domenica molto speciale a Plaza de la Dignidad. Di Leandro Torchio Olivares

19 ottobre 2020

Resumen Latinoamericano

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Carlos Aznárez, Chile. Entrevista a Gabriel Cardozo, del Canal 3 La Victoria: un año después se volvió a confirmar la vigencia de la Revuelta” pubblicato il 19/10/2020 in Resumen Latinoamericano, su [https://www.resumenlatinoamericano.org/2020/10/19/chile-entrevista-a-gabriel-cardozo-del-canal-3-la-victoria-un-ano-despues-se-volvio-a-confirmar-la-vigencia-de-la-revuelta/] ultimo accesso 21-10-2020.

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