Vite in pericolo, i prigionieri politici in Cile


Pablo Ruiz

Più di 70 organizzazioni dei diritti umani e siti della memoria hanno inviato una Lettera al Presidente del Cile,  Sebastián Piñera, al Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani, Hernán Larraín, al Ministro della Salute, Jaime Mañalich, tra le altre autorità, sollecitando di mettere in libertà tutte le persone che sono state arrestate nel contesto della protesta sociale, di fronte al pericolo, per le loro vite, del Covid-19 e “tenendo conto che la maggioranza di loro non ha precedenti penali e tutti/e godono del principio di innocenza”.

Dicono che “l’applicazione massiccia della privazione della libertà alle persone che sono scese a manifestare contro il sistema politico/economico in Cile, da ottobre 2019, è stata sproporzionata” e che la prigionia di 2.500 bambini/e, adolescenti, e adulti “si è trasformata in una castigo anticipato, senza processo, né prove, che è già una cosa ingiusta in sé stessa”.

Alicia Lira, presidente dell’Associazione dei Familiari dei Giustiziati Politici (AFEP), ha dichiarato che hanno firmato questa petizione “perché in questo momento le loro vite e la salute dei prigionieri politici corrono un pericolo” aggiungendo che “le migliaia di persone che sono state arrestate hanno fatto uso del proprio diritto a mobilitarsi di fronte alle ingiustizie e all’impotenza per il fatto che non sono ascoltate le richieste di questo popolo così colpito”.

José Miguel Guzmán, direttore esecutivo del Centro di Salute Mentale e dei Diritti Umani (CINTRAS), organizzazione che ha prestato cure a centinaia di ex prigionieri politici, segnala che tutte queste detenzioni dimostrano che lo stato non ha voluto ascoltare le raccomandazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite e della Commissione Interamericana dei Diritti Umani sul diritto a manifestare pubblicamente giacché le persone che hanno partecipato alle proteste sociali e sono state incarcerate, “stanno venendo castigate con questo tipo di misure”.

“Anche quello che abbiamo visto, per il nostro lavoro di salute mentale e dei diritti umani, è un disturbo non solo per coloro che oggi sono privati della libertà, in condizioni carcerarie molto gravi, che colpisce la loro situazione di salute fisica come mentale, ma che colpisce anche le loro famiglie. Mettono nuovamente le famiglie in una situazione di pericolo, di incertezza, senza poter risolvere una situazione che è di tremenda ingiustizia”, dichiara Guzmán.

Per l’avvocata dei diritti umani Alejandra Arriaza, la liberazione dei prigionieri politici obbedisce a ragioni di giustizia e umanitarie. “Alla grande maggioranza, i tribunali ha applicato la misura cautelare della privazione della libertà, la più estrema di tutte, la più severa di tutte”, dice.

Tra i detenuti, denuncia l’avvocata, ci sono circa 180 minori d’età incarcerati e, a tutti, “non viene rispettato il principio di innocenza” e “con poche prove, i tribunali li tengono in prigione, con processi che stanno diventando eterni. Tutta questa situazione di ingiustizia si aggrava per il rischio della loro integrità fisica a causa del coronavirus”.

José Miguel Guzman, aggiunge, a quanto detto prima, che “ci sembrano impresentabili, a questo punto della storia del paese, recinti che sono stati centri di detenzione e tortura, come fu il 3 e il 4 Álamos, di scomparsa di persone durante la dittatura, diventino oggi un centro di detenzione per i nuovi giovani. I giovani di questa generazione vittime anche di maltrattamenti, di abusi e tortura dello stato cileno”.

“È urgente mettere fine alla privazione della libertà di tutte le persone che sono state portate davanti ad un giudice e accusate; in pochi casi con prove concrete contro di loro. Bisogna mettere fine alla criminalizzazione che c’è in Cile e rivendicare i diritti umani”, termina l’avvocata Alejandra Arriaza.

La lettera per la libertà dei prigionieri politici è stata firmata dalle associazioni dei familiari dei giustiziati politici e dei detenuti scomparsi, dalla Rete dei siti della Memoria, dalla Fondazione Víctor Jara, dalla Commissione Etica Contro la Tortura, Commissione Cilena dei Diritti Umani, CODEPU, Rete Cilena contro la Violenza verso le Donne, tra le altre. Anche da organizzazioni degli USA come SOAWatch, Alliance For Global Justice, Denver Justice and Peace Committee, e Solidarity Chile-Chicago, e da professionisti, intellettuali, e difensori dei diritti umani di Argentina, Colombia, Messico, Paraguay, Francia, Svezia, Belgio e Stati Uniti.

Tra i firmatari, figura Martín Almada, Premio Nobel Alternativo del Paraguay, gli storici Sergio Grez e Jorge Magasich, Alvaro Ramis, Rettore dell’Università di Umanismo Cristiano,  gli avvocati dei diritti umani Alberto Espinoza e Roberto Garretón, e Adrián Ramírez López, presidente della Lega Messicana per la Difesa dei Diritti Umani, tra gli altri.

Precedentemente, Amnesty International (AI) aveva anche segnalato che “le autorità cilene devono accelerare l’applicazione di misure che riducano l’affollamento carcerario, così come fornire tutti i servizi essenziali per evitare casi di persone con il Covid-19 nelle carceri del paese” e, nel medesimo contesto, ha chiesto la “liberazione di tutte le persone detenute unicamente per aver esercitato il proprio diritto all’assemblea pacifica, così come rivedere immediatamente tutte le misure di carcere preventivo attualmente in vigore.

“La strategia di criminalizzazione della protesta sociale applicata dalle autorità durante gli ultimi mesi mantiene tra le sbarre centinaia di persone per delitti minori, fatto che aggrava le già precarie condizioni del sistema penitenziario cileno, mettendo a rischio migliaia di persone”, ha detto Ana Piquer, direttrice esecutiva di AI Cile.

Alla fine, bisogna aggiungere che in Cile continuano a stare in prigione una trentina di prigionieri politici mapuche e circa 15 prigionieri politici detenuti prima del 18 ottobre 2019. La lettera finisce con la richiesta di “Libertà per tutti i prigionieri politici in Cile”.

*Pablo Ruiz, giornalista SOAWatch

07/05/2020

Rebelión

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Pablo RuizVidas en peligro, los presos políticos en Chile” pubblicato il 07/05/2020 in Rebelión, su [https://rebelion.org/vidas-en-peligro-los-presos-politicos-en-chile/] ultimo accesso 13-05-2020

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