Jaime Bassa, avvocato costituzionalista: “Anche se la Costituzione non cambierà, il Cile è già cambiato”


Diego Picotto e Josefina Payró

Il prossimo 26 aprile, se tutto continua il corso stabilito, i cilene e le cilene voteranno un plebiscito dove diranno se vogliono una nuova Costituzione.

Questo sarà il primo passo per lasciare indietro la Costituzione di Augusto Pinochet, impalcatura legale del neoliberalismo cileno. Tra le strade e le urne si gioca la continuità o la rifondazione di un modello. Per Jaime Bassa, avvocato cileno costituzionalista: “Ci sarà una nuova forma di organizzazione politica, nonostante che una nuova Costituzione non lo metta per iscritto”.

A quasi quattro mesi dall’esplosione, la mobilitazione sociale è ancora visibile nelle strade cilene, le piazze ospitano assemblee e riunioni. Anche se nelle ultime settimane la protesta ha abbassato la sua intensità e si è aggravata la repressione, il (non) inizio delle lezioni nelle scuole secondarie e nelle università, la mobilitazione femminista dell’8M, uno sciopero generale programmato, il sempre bellicoso “Giorno del Combattente” fanno supporre che a marzo il conflitto sociale tornerà a riprendere forza e intensità. Dietro la parola d’ordine che è stata impressa infinitamente sulle pareti e sugli striscioni: “Il Cile si è Svegliato”, la domanda che rimane aperta è che succederà nei prossimi mesi. Concretamente, si riuscirà a far nascere una nuova Costituzione che lasci indietro l’eredità che Augusto Pinochet e Jaime Guzmán hanno disegnato con la precisione di un orologiaio: la Costituzione dell’80, base legale sulla quale è stato costruito l’esperimento neoliberale più festeggiato degli ultimi decenni.

Jaime Bassa, docente di Diritto Costituzionale e avvocato cileno costituzionalista sta attivamente partecipando al dibattito sulla nuova Costituzione, partecipa ad assemblee e riunioni nei quartieri spiegando i meccanismi e le possibilità di partecipazione popolare. “Quando esplode questo, il 18 ottobre, già c’era un gruppo sociale organizzato per una nuova Costituzione che stava lavorando da prima e che, quando incominciano ad articolarsi tutte le richieste sociali, emerge”, spiega.

La prima fase del processo costituente si celebrerà il 26 aprile -se il presidente Sebastián Piñera non deciderà di vietare la decisione-. In questo giorno si farà il referendum se si approva o rifiuta una nuova Costituzione e come sarà l’organo che la redigerà: misto o 100 per cento cittadino. La seconda fase sarà ad ottobre, quando si eleggeranno i congressisti e nel 2021 si farà il referendum per convalidare o rifiutare il nuovo testo costituzionale.

-In che modo l’esplosione del 18 ottobre ha ristabilito il dibattito per la costituente?

-L’esplosione ha implicato una dimensione destituente molto rilevante, destituente non solo rispetto ai politici che oggi hanno incarichi di potere, ma rispetto al modello neoliberale nel suo insieme. Quello che è in gioco va molto al di là del mandar via Piñera, quello che è in discussione è la destituzione del neoliberalismo. E, questa situazione genera condizioni molto interessanti per pensare forme di organizzazione politica diverse. Il problema è che è difficile pensare quello che prima non è stato pensato e le nostre condizioni di possibilità di pensiero sono condizionate dal neoliberalismo. Nonostante ciò, il dato chiave è l’incapacità dell’élite governante di elaborare la dimensione strutturale che hanno le domande sociali condensate nell’esplosione. Domande che non sono nuove, alcune hanno più di 20 anni, legate a salute, educazione, lavoro, previdenza sociale, ambiente, uguaglianza di fronte alla legge, fine del patriarcato. Al di là di rattoppi o riforme parziali, tutte queste domande sono state rimandate e invisibilizzate ma dopo l’esplosione sono tornate comuni a noi che eravamo in strada. Non era passata una settimana e qualcuno ha detto: “nuova Costituzione”, una domanda che veniva anche da prima. La Costituzione è stata sistematicamente utilizzata come un meccanismo per evitare cambiamenti sociali, per questo il dibattito costituente è così importante.

-Appena avviene l’esplosione, soprattutto gli ideologi del neoliberalismo, affermano che in realtà eravamo di fronte alla crisi di crescita del modello…

-Il principale intellettuale che installa questa idea è Carlos Peña e dice che in realtà questa è una ribellione delle classi medie che stanno chiedendo più accesso al consumo, come se fosse una specie di conseguenza naturale della modernizzazione capitalista che stava vivendo il paese. Nonostante ciò, abbiamo sempre detto che c’erano per lo meno due elementi che la sua “modernizzazione capitalista” non stava considerando: il primo, un mercato del lavoro molto precario, con stipendi molto bassi. E il secondo, che questa “modernizzazione” non si sostiene in sviluppo, né in maggiore attività economica, ma in indebitamento. Il livello di famiglie sovraindebitate in Cile è quasi del 70 per cento e molte sono indebitate per il doppio delle proprie entrate. Allora, non è una domanda di più accesso a prodotti, è per un altro tipo di vita che la gente sta in strada.

-Che istanze presuppone il processo costituente?

-Il processo costituente ha tre fasi. Una è il plebiscito di aprile, successivamente l’elezione dell’organo costituente in ottobre e una terza fase, che è l’elaborazione della Costituzione, da novembre in avanti. In aprile, la cittadinanza deve rispondere a due domande: se vuole una nuova costituzione, e nel caso che ci sia una nuova costituzione, che organo vuole che la rediga. Se una convenzione costituzionale eletta democraticamente al 100 per cento per questi effetti o una convenzione costituzionale mista composta al 50 per cento da deputati e senatori in esercizio, e 50 per cento da cittadinanza eletta a questo fine. Queste condizioni di partecipazione non sono perfette ma sono abbastanza buone perché il popolo potrà decidere se vuole una nuova costituzione o no, che è quello che il movimento sociale per l’assemblea costituente stava chiedendo per lo meno da 10 anni. C’è, inoltre, uno spazio di partecipazione cittadina che segue un suo corso parallelo: molte riunioni e assemblee territoriali stanno lavorando sul tema costituente dal 23 ottobre, quando si ritirano i militari dalle strade e la gente incomincia a riunirsi per pensare che cosa significhi l’esplosione, a pensare ad una nuova organizzazione e una nuova costituzione. Questa è una dimensione della partecipazione che accompagnerà questo sviluppo istituzionale del processo costituente.

-Come si può produrre questo ponte tra quello che si discute nelle assemblee e quello che effettivamente esprime il testo costituzionale scritto?

-Questa è la grande domanda. Come la costituente definirà le sue proprie regole di funzionamento potremmo chiedere a ciascun membro della costituente di organizzare incontri in queste assemblee locali affinché questi investimenti salgano. Ugualmente, già c’è una dimensione del processo costituente che sta generando i propri effetti nel popolo, nella forma di organizzazione sociale, e dispiegherà i propri effetti con indipendenza se si giunge a concretizzare la nuova Costituzione. Ci sarà una nuova Costituzione, nel senso di una nuova forma di organizzazione politica ugualitaria, nonostante che una nuova Costituzione lo metta per iscritto. L’ideale sarebbe trovare formule che ci permettano di metterlo per iscritto ma se non riusciamo a dirlo, meglio sì, nemmeno è così grave perché c’è una nuova forma di organizzazione politica che è in marcia.

-Come pensi che si giunga ad aprile, tenendo conto che nelle ultime settimane è scesa la mobilitazione ed è aumentata la violazione dei diritti umani?

-Lo scenario è molto incerto. La protesta è andata effettivamente scemando per logorio e perché a gennaio e febbraio in Cile tutto si paralizza ma c’è ancora molta coscienza che ci siano cose in sospeso. Il problema è che c’è un importante settore delle istituzioni, non solo della destra ma anche di senatori progressisti, che stanno intenzionalmente legando la violenza in generale con la richiesta di una nuova costituzione. A marzo avremo importanti sfide. Perché sebbene sia un mese molto intenso con mobilitazioni sociali, può essere molto positivo perché evidenzia un movimento che ancora è vivo, si corre anche il rischio che il governo si attacchi a questo per reprimere con più forza e che di conseguenza questa maggiore repressione generi maggiore violenza.

-E questo può mettere a rischio la realizzazione del plebiscito?

-Direi di no perché il plebiscito già è nella Costituzione, ma siccome è stato convocato dal presidente, formalmente, potrebbe redigere un decreto per cancellarlo, solo che sarebbe incostituzionale. Ora, effettivamente il sostegno alla nuova Costituzione a dicembre superava l’80, l’85 per cento. Oggigiorno si suppone che sia -se uno crede ai sondaggi- al 70 per cento. E questi sono ancora numeri molto buoni. Ugualmente richiama l’attenzione l’effetto che sta avendo la propagazione della paura politica, che è stato quello che ha sempre fatto la destra, e le ha funzionato. Ma come dicono gli striscioni, il 18 ottobre il Cile è cambiato, allora molti di noi sperano che questa campagna di terrore non abbia più i medesimi effetti che ha avuto nel passato, che la gente possa uscire a votare liberamente.

12 febbraio 2020

Nodal

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Diego Picotto y Josefina PayróJaime Bassa, abogado constitucionalista: Aunque la Constitución no cambie, Chile ya cambió” pubblicato il 12/02/2020 in Nodal, su [https://www.nodal.am/2020/02/jaime-bassa-abogado-constitucionalista-aunque-la-constitucion-no-cambie-chile-ya-cambio/] ultimo accesso 03-03-2020.

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