Latinoamerica oggi


Congreso de los Pueblos

Le minacce contro il Venezuela da parte del governo di Trump, accompagnato dai suoi leccapiedi Duque e Bolsonaro, e dal “Cartello di Lima”, stanno aprendo nella regione un possibile scenario di guerra, che deve essere prevenuta dalle organizzazioni sociali e dai partiti politici di sinistra, progressisti e democratici della regione. Apportiamo alcune note che possono servire per la riflessione e il dibattito.

1) Gli attuali conflitti del Latinoamerica fanno parte del gioco degli scacchi della geopolitica mondiale. La potenza imperialista degli USA ha due fattori importanti da superare, uno di crisi interna per la perdita di correlazione di forze di Trump con i democratici nel Congresso della Repubblica e in particolare nella Camera dei rappresentanti, oggi a maggioranza democratica, oltre al proprio discredito personale per la sua dimostrata incapacità come statista. E a livello esterno la sua presenza imperiale svanisce per la sua obbligata uscita dalla guerra di Siria e per gli avanzamenti di altre potenze come Russia e Cina.

2) La Cina avanza velocemente nel suo posizionamento mondiale, giocando il gioco del neoliberalismo e della globalizzazione, con la sua concorrenza nel commercio mondiale, con investimenti a breve, medio e lungo termine in Europa, Asia e Africa (Rotta della Seta) e in vari paesi del Latinoamerica (Brasile, Panama, Salvador, Cuba, Venezuela), oltre che negli USA, con i quali ha un commercio internazionale fluido, incluso il possesso di buoni del tesoro pubblico del paese nordamericano. Questo posizionamento economico mondiale è sostenuto da un forte esercito, dai progressi nelle scienze, nella conquista dello spazio, ecc. che la fanno riconoscere come una potenza nel mondo.

3) Gli USA cercano di impedire la presenza della Cina in tutta l’America, che li fornisce di mano d’opera economica, beni naturali e milioni di consumatori dei loro prodotti. Hanno anche il proposito di tirar fuori la Cina dal loro stesso paese bloccando l’entrata di imprese (es. Huawei) mettendo alti dazi all’acciaio e ad altri prodotti, che rappresentano più di 200 mila milioni di dollari, misura a cui ha risposto la Cina in modo simile, colpendo i produttori nordamericani e il commercio mondiale.

4) Il Cartello di Lima, guidato dal governo degli USA, Iván Duque e Bolsonaro, nel stesso momento in cui cospirano contro la stabilità del Venezuela, prende la decisione di impedire l’avanzata della Cina in questo continente. Cosa impossibile per molti paesi come il Brasile, le cui esportazioni in questo paese asiatico rappresentano il 25% e le sue importazione il 20%, ugualmente Panama sta facendo accordi con la Cina, per ampliare il canale.

5) In questo momento due visioni di continente si trovano in conflitto in tutta l’America. La visione imperialista, che non riconosce che i tempi sono cambiati, che pensa che il Latinoamerica continui ad essere il proprio cortile di casa, con mano d’opera economica, disposta al saccheggio dei suoi beni naturali (e in particolare quelli minerari-energetici) e con delle oligarchie creole che si identificano con gli interessi delle loro imprese transnazionali gringhe, che diventano loro alleate e lavorano per il dominio degli USA nella regione. La guidano i gruppi e i partiti di destra della regione. Oggi si distingue chiaramente un gruppo di governi che è stato chiamato il “Gruppo di Lima” o “Cartello di Lima” (Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Perù, Cile, Costa Rica, Guatemala, Paraguay, Honduras, Guyana e Santa Lucía), eccettuato il Messico che, con il governo di López Obrador, prende una posizione differente.

6) Questa visione dei partiti di destra, difende i fondamenti neoliberali nell’economico, con le privatizzazioni di imprese di stato, che nel caso del Brasile oggi sono Embraer, Caixa, Petrobras, o Ecopetrol in Colombia, con l’aumento dell’estrattivismo, con la consegna di concessioni minerario-energetiche alle multinazionali come la ricchezza unica del petrolio nel mondo del PRESAL in Brasile, e l’espansione dell’agro-negozio, che nel caso del Brasile è il maggior esportatore di soia nel mondo, e della Colombia con prodotti per gli agro-combustibili. Accomunati da una politica conservatrice e discriminatrice, razzista, misogina, patriarcale e omofobica, come ha detto senza alcuna vergogna Jair Bolsonaro, che giustificano perfino l’assassinio e la persecuzione dei dirigenti sociali, sotto il mantello di una falsa morale cristiana mal basata.

7) L’altra è una visione dei governi, che non rinunciano ad avere relazioni con tutti i paesi del mondo (inclusi gli USA), ma che sono disposti a difendere la propria sovranità, indipendenza e autonomia economica, sociale e politica senza nessuna ingerenza straniera. Oggi in questo gruppo ci sono i governi del Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua, Messico e Uruguay, tra gli altri, alcuni di loro riscattando elementi di costruzione del socialismo e del potere popolare, ma in termini generali opposti all’applicazione fondamentalista del modello neoliberale. La guidano partiti di sinistra progressisti della regione.

8) Queste posizioni sono di paesi o di stati? No, sono degli attuali governi di questi paesi, ma che possono cambiare, e di fatto sono cambiate in processi generati dall’opposizione, dato che ciascuna delle due espressioni è presente in tutti i paesi, in alcuni sono opposizione e in altri sono governo. Queste espressioni si manifestano nei nostri popoli in una permanente contraddizione, che prendono posizione secondo strategie di attrazione e convinzione delle destre o delle sinistre di ciascun paese.

9) Il metodo più accettato nel continente americano per nominare governanti e legislatori sono le elezioni, processi ai quali l’imperialismo, oltre alla corruzione nel comprare voti, ha dedicato sforzi con consiglieri specializzati come Steve Bannon, per manipolare le menti e le decisioni degli elettori, con strategie che fanno inclinare le votazioni verso i governi e i legislatori dei propri interessi, come è successo con Trump negli USA, e recentemente con Duque in Colombia e Bolsonaro in Brasile.

10) Quando la decisione elettorale dei popoli è avversa ai gringos, montano strategie molteplici per abbattere governanti come è recentemente successo con Zelaya in Honduras, Dilma in Brasil, Chávez e Maduro in Venezuela, Lugo in Paraguay, Evo Morales in Bolivia, e certamente lo tenteranno con AMLO in Messico. Senza dimenticare le invasioni e i colpi militari nella regione effettuati solo alcuni decenni fa dai governi nordamericani.

11) Il 2019, in Latinoamerica sarà un anno elettorale. Si effettueranno elezioni presidenziali in El Salvador (febbraio), Panama, Guatemala, Argentina, Bolivia e Uruguay. Decisioni che possono muove i blocchi a livello internazionale, che come recentemente abbiamo visto nell’OEA e nell’ONU sono determinanti per opporsi all’invasione del Venezuela, sempre e quando le sinistre e i settori progressisti insieme al movimento sociale, giungano ad accordi politici con piattaforme che convincano i propri popoli.

12) È in questo contesto che avviene la presa di possesso (10 gennaio 2019) del secondo mandato di Nicolás Maduro Moros come presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che ha resistito al blocco economico e finanziario degli USA, alla sua proibizione della commercializzazione di alimenti e medicine per il Venezuela, fatto che crea scarsezza e malessere nella popolazione, un recente attentato alla persona di Maduro (4 agosto 2018), e ora l’imposizione di un presunto presidente di transizione, JUAN GUAIDÓ, misura totalmente incostituzionale, appoggiata dal cartello di Lima e da altri paesi alleati dell’imperialismo.

13) Colombia, Brasile e Guyana (del Cartello di Lima), sono i paesi con frontiere territoriali con il Venezuela, formando una tenaglia da dove truppe straniere possono invadere il paese Bolivariano. Bolsonaro già si offre di invadere, Duque fa la campagna internazionale contro Maduro e tra le altre cose, con la rottura del tavolo dei negoziati del governo colombiano con l’ELN, non riconosce i protocolli di fine del tavolo, chiede a Cuba che siano arrestati i negoziatori della guerriglia, ma lo scopo è lo stesso: che la comunità internazionale condanni Cuba e il Venezuela per “proteggere i terroristi” e dare così un colpo addizionale a questo blocco di paesi che lottano per la propria sovranità.

14) I movimenti sociali e i partiti politici di sinistra, insieme ad analisti, politologi, e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, si sono pronunciati per una via d’uscita politica per il Venezuela, a partire dalle sue forze interne. Tutti avvisano che si sta giocando con il fuoco, che una guerra o invasione del paese fratello si sa dove inizi, ma non dove finisca, che può avere ripercussioni in altri paesi della regione come la Colombia, che ne esce direttamente colpita.

15) Il sostegno della Russia e della Cina al Venezuela può contenere in parte una possibile invasione. Ma quando si tratta di interessi e di dominio delle quantità di beni naturali che possiede il paese bolivariano, come il petrolio (le maggiori riserve del mondo), l’oro, il ferro e il coltan, qualsiasi cosa ci si può aspettare dall’imperialismo nordamericano.

16) Noi movimenti sociali della Nostra America, i partiti politici di sinistra e democratici della regione, dobbiamo pronunciarci a favore di una via d’uscita politica, dialogata tra il governo e i settori dell’opposizione senza ingerenze degli interessi stranieri. È urgente un appello dell’Alba dei Popoli, del Forum di San Paolo, delle organizzazioni sindacali, contadine, popolari, studentesche, di donne della regione, affinché sia fatto un allarme urgente, di fronte ai governi dei propri paesi, cercando di evitare la pazzia di Trump di iniziare una guerra contro il popolo fratello del Venezuela, con imprescindibili conseguenze.

29 gennaio 2019

Congreso de los Pueblos

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Congreso de los PueblosLatinoamerica hoy” pubblicato il 29/01/2019 in Congreso de los Pueblos, su [http://www.congresodelospueblos.org/latinoamericahr/] ultimo accesso 12-02-2019.

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