La popolazione indigena del Brasile è la più colpita dall’assenza di medici brasiliani


Lilian Campelo

Dopo l’uscita di Cuba dal Programma Più Medici, pochi professionisti del paese si sono presentati ad occupare i posti liberi.

Dopo che migliaia di medici cubani sono usciti dal Brasile a seguito del ritiro di Cuba dal Programma Più Medici, dopo le dichiarazioni “minacciose e dispregiative” del presidente eletto Jair Bolsonaro, i cittadini di diversi municipi brasiliani sono rimasti senza attenzione medica e il governo brasiliano ha lanciato un bando di concorso per coprire i posti di lavoro dei medici cubani.

Nella regione Nord del paese, dove si trova l’Amazonia brasiliana, lo stato di Amazonas ha il minor numero di posti occupati dopo la partenza dei cubani e fino al giorno di chiusura dell’iscrizione, il 7 dicembre, nessun medico brasiliano aveva fatto domanda per lavorare in 14 città della regione.

Il Programma Più Medici fu approvato nel 2013 dalla presidente Dilma Rousseff, include misure per ampliare l’accesso alla sanità pubblica della popolazione brasiliana e combattere l’assenza di professionisti della sanità in aree povere e di difficile accesso attraverso accordi di cooperazione con paesi stranieri.

L’Amazonas, nell’Amazonia Brasiliana, è lo stato del Nord del paese con il minor numero di posti di lavoro occupati nel Programma Più Medici. Nelle terre indigene, solo 29 medici brasiliani si sono iscritti al bando del governo brasiliano, mentre 63 posti continuano ancora ad essere vuoti. Nel bando, il governo offre 230 posti di lavoro nei municipi della regione nord e 92 nelle terre indigene, un totale di 322 posti.

Brasil de Fato ha contattato il Ministero della Sanità per verificare quali siano gli stati della regione nord che affrontano una scarsezza critica di assistenza medica.

Oltre all’Amazonas, altri stati della regione, Pará e Amapá, affrontano il medesimo problema. Il Ministero della Sanità ha informato che sette municipi del Pará e dell’Amapá sono ancora in attesa delle domande.

Nell’Amapá, diversi dei 49 medici che si erano presentati, non potranno occupare il posto di lavoro a seguito di orari incompatibili.

Lo scorso mercoledì, 5 dicembre, il Ministero della Sanità ha annunciato che 200 medici brasiliani hanno deciso di ritirarsi dal Programma Più Medici.

Sanità indigena

Uno dei distretti è situato nelle terre indigene del Vale do Javari, nel municipio di Atalaia do Norte, ad ovest dell’Amazonas, dove ci sono cinque posti liberi e solo un medico si è presentato.

Neon Solimões Paiva Pinheiro, un antropologo che lavora nel Vale do Javari, argomenta che il basso interesse dei medici è dovuto a diverse ragioni, tra le quali, la distanza da zone urbane, gli stipendi, malattie endemiche come malaria, epatite, tubercolosi, così come l’ignoranza da parte dei medici sulla diversità etnica e culturale dei popoli indigeni.

Egli afferma che le terre indigene del Vale de Javari sono le seconde più grandi del paese, con 54 comunità e una popolazione stimata di 6 mila indigeni.

Tutti i medici che lavoravano nelle terre indigene erano cubani. Dopo la ritirata di Cuba dal programma, solo un medico brasiliano si è presentato ad uno dei posti liberi e l’antropologo teme che i medici desistano dal lavorare nella regione.

“C’è anche il rischio che questa persona, giungendo qua e trovando questa realtà, si ritiri a seguito delle difficoltà poiché il fiume si sta seccando, perché a volte bisogna dormire sulla spiaggia; a volte bisogna rimanere molto tempo nei villaggi per problemi di mobilità, quando le barche non possono giungere fino ai villaggi. Pertanto, sono diversi fattori per cui, quando si presenta la realtà della nostra missione, le persone si tirano indietro”.

Impegno

Nonostante le difficoltà, l’antropologo che da un anno lavora nelle terre indigene, evidenzia che “i medici cubani hanno sempre abbracciato la comunità”. “Erano sempre disponibili, impegnati verso la comunità e hanno realmente fatto un buon lavoro”.

Francisco Loebens, membro del Consiglio Indigeno Missionario (CIMI), dice che il basso interesse dei medici brasiliani per un impegno basilare verso la sanità indigena riflette il fatto che i medici non sono pronti ad accettare le sfide che si presentano in queste comunità.

“Di fatto, l’aspettativa è che i medici lavorino per assistere la popolazione, fatto che molte volte rimane in secondo piano. Qui sappiamo della lotta dei municipi, che molte volte offrono un alto stipendio ai medici, fatto che genera problemi al bilancio, e anche così non ci sono medici”, racconta.

Il direttore della Federazione delle Organizzazioni Indigene del Rio Negro, Marivelton Baré, afferma che lo stato dell’Amazonas concentra un gran numero di territori indigeni, i più colpiti dalla partenza dei medici cubani. Rende responsabile l’attuale governo di questo e critica il presidente eletto Jair Bolsonaro che nelle sue dichiarazioni ha comparato i popoli indigeni ad animali nei giardini zoologici.

“Non siamo animali nel giardino zoologico, siamo nelle nostre case, nel nostro territorio. E aspettiamo che lui rispetti i sui doveri e i sui obblighi verso i popoli indigeni. Ma dal nostro punto di vista, il suo governo avrà una politica totalmente contraria. Quello che fanno è cercare di renderci più vulnerabili, per dire che impediamo lo sviluppo e per questo viviamo così, ma continueremo a mobilitarci per esigere i nostri diritti”, afferma.

La Segretaria Statale della Sanità ha affermato in un comunicato stampa che 508 professionisti del Programma Più Medici lavoravano nella regione, tra loro, 318 cubani che lavoravano nelle terre indigene.

11 dicembre 2018

Brasil de Fato

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Lilian CampeloPoblación indígena de Brasil es la más afectada por la ausencia de médicos brasileños” pubblicato il 11/12/2018 in Brasil de Fato, su [https://www.brasildefato.com.br/2018/12/11/poblacion-indigena-de-brasil-es-la-mas-afectada-por-la-ausencia-de-medicos-brasilenos/] ultimo accesso 11-01-2019.

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