Repressione alla frontiera: il Messico chiede agli USA di indagare l’uso delle armi contro i migranti


Città del Messico / Ieri la Segreteria delle Relazioni Estere (SRE) ha chiesto al governo degli Stati Uniti di realizzare un’indagine esaustiva sull’uso delle armi non letali, quando le autorità statunitensi hanno lanciato gas lacrimogeni dal proprio paese su alcuni migranti centroamericani che protestavano sul lato messicano della frontiera che separa San Diego e Tijuana.

La SRE ha configurato questa richiesta in una nota diplomatica che ha inviato all’ambasciata degli Stati Uniti in Messico, con la quale ha ribadito che “sono state utilizzate armi non letali dagli Stati Uniti verso il Messico”, secondo quanto ha indicato in un bollettino.

Ieri, forze statunitensi hanno sparato gas lacrimogeni per disperdere una protesta che un gruppo di circa 500 membri del cosiddetto esodo centroamericano effettuava nelle vicinanze del porto di frontiera di El Chaparral, a Tijuana; successivamente, l’Ufficio delle Dogane e Protezione Frontaliera (CBP, con la sua sigla in inglese) ha affermato che i suoi agenti sono stati “attaccati” con pietre e bottiglie.

Alcuni membri della protesta hanno cercato di attraversare la frontiera, e sono stati arrestati dalle autorità federali e statali messicane. Secondo la Segreteria di Governo (Segob), 98 di loro si trovano in processo di essere deportati, e l’Istituto Nazionale di Migrazione (INM) ha avvertito che saranno deportate “immediatamente le persone identificate che hanno partecipato a questi fatti violenti”.

In risposta, il governo statunitense ha chiuso per più di cinque ore il punto di frontiera, e il presidente Donald Trump ha avvertito, attraverso Twitter, che chiuderanno la frontiera “in modo definitivo” nel caso fosse necessario.

All’alba di questo lunedì c’erano 5.738 persone nell’accampamento installato nell’Unità Sportiva Benito Juárez di Tijuana, tra loro 1.060 donne e 1.002 bambini. Durante la settimana passata, si sono andate aggiungendo altre persone nei rifugi, fatto che ha provocato un collasso della loro capacità e ha peggiorato le precarie condizioni di vite nell’accampamento.

Apro ha documentato come, poco a poco, la disperazione e la frustrazione si sono andate acutizzando nel rifugio, molti dei membri dell’esodo si sono resi conto che la situazione tarderà dei mesi a risolversi, e che l’enorme maggioranza di loro -soprattutto i maschi-, non otterranno asilo negli Stati Uniti.

Fonte: PROCESO

26 novembre 2018

Resumen Latinoamericano

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Represión en la frontera: México pide a EEUU investigar uso de armas contra migrantes” pubblicato il 26/11/2018 in Resumen Latinoamericano, su [http://www.resumenlatinoamericano.org/2018/11/26/represion-en-la-frontera-mexico-pide-a-eeuu-investigar-uso-de-armas-contra-migrantes/] ultimo accesso 28-11-2018.

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