È giunta l’ora


Gilberto López y Rivas

Come sempre, nei grandi mezzi di comunicazione e particolarmente tra la classe politica è passato inavvertito l’importante comunicato del Congresso Nazionale Indigeno Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (CNI-EZLN), “È giunta l’ora”, del 28 maggio scorso. Immersi nelle elezioni dello stato, così prevedibili nei loro risultati fraudolenti, come la frustrazione di coloro che votano in buona fede, confidando nel fatto che “ora sì, potrà esserci un’alternanza”, tanto i media come i politici ignorano o rendono invisibili quanto si riferisce alle resistenze e alle iniziative politiche dei popoli indigeni. L’autismo e l’egocentrismo della classe politica va di pari passo con l’ossequio degli analisti mediatici di fronte al potere.

Nel suo documento il CNI-EZLN fa conoscere l’ampia rappresentanza di popoli, comunità, nazioni e tribù indigene presenti nell’assemblea costitutiva del Consiglio Indigeno di Governo: Apache, Amuzgo, Chatino, Chichimeca, Chinanteco, Chol, Chontal dell’Oaxaca, Chontal del Tabasco, Coca, Cuicateco, Mestizo, Hñähñü, Ñathö, Ñuhhü, Ikoots, Kumiai, Lakota, Mam, Matlazinca, Maya, Mayo, Mazahua, Mazateco, Me`phaa, Mixe, Mixe-Popoluca, Mixteco, Mochó, Nahua o Mexicano, Nayeri, Popoluca, Purépecha, Q´anjob´al, Rarámuri, Tének, Tepehua, Tlahuica, Tohono Odham, Tojolabal, Totonaco, Triqui, Tseltal, Tsotsil, Wixárika, Xi´iuy, Yaqui, Binniza, Zoque, Akimel O´otham e Comkaac.

Il documento descrive in profondità la guerra capitalista di spettro completo contro i popoli in tutto il territorio nazionale, e il momento di violenza, paura, lutto e rabbia che si vive, da quando: “la classe politica si è ostinata nel fare dello stato una corporazione che vende la terra che è dei popoli originari, dei contadini, dei cittadini, che vende le persone come se fossero una mercanzia che si uccide e si sotterra come materia prima dei cartelli della droga, per venderle alle imprese capitaliste affinché li sfruttino fino a quando si ammalano o muoiono, da vendere in parti per il mercato illegale di organi. Il dolore dei familiari degli scomparsi e la loro decisione di trovarli nonostante che i governi si ostinino a non farli trovare, insieme a loro, sta apparendo anche la putredine che comanda in questo paese. Quello è il destino che quelli in alto hanno costruito per noi, affinché la distruzione del tessuto sociale, per cui ci rendiamo coscienti di essere popoli, nazioni, tribù, quartieri, colonie, anche famiglie, ci mantenga isolati e soli nella nostra desolazione, mentre consolidano l’appropriazione di interi territori, nelle montagne, nelle valli, nelle coste, nelle città”.

Al contrario della classe politica che partecipa ai processi elettorali come se questi fossero portati a termine in un cantone svizzero, il comunicato specifica: “la distruzione che abbiamo non solo denunciato, ma affrontato per 20 anni e che evolve nella maggior parte del paese in una aperta guerra intrapresa da corporazioni criminali, che agiscono in aperta complicità con tutti gli organismi del mal governo, con tutti i partiti politici e le istituzioni. Tutti loro rappresentano il potere dall’alto e sono causa di ripugnanza per milioni di messicani dei campi e delle città. In mezzo a quella ripugnanza continuano a dirci di votare, di credere al potere dall’alto, e continuano a progettare e imporci il nostro destino. In quella direzione, vediamo solo una guerra che cresce e all’orizzonte c’è la morte e la distruzione delle nostre terre, delle nostre famiglie, della nostra vita; c’è l’assoluta certezza che questo diventerà peggiore, molto peggiore, per tutti, per tutte”.

Ribadiscono “che solo con la resistenza e la ribellione abbiamo trovato i percorsi possibili per poter continuare a vivere, che in quelle sono le chiavi non solo per sopravvivere alla guerra del denaro contro l’umanità e contro la nostra Madre Terra, ma per rinascere insieme a ogni seme che seminiamo, a ogni sogno e a ogni speranza che si va materializzando in grandi regioni in forme autonome di sicurezza, di comunicazione, di propri governi di protezione e difesa dei territori. Pertanto non c’è altro cammino possibile che quello che in cui si sta veramente andando verso il basso, in alto non è il nostro cammino, è quello di loro e noi li ostacoliamo”.

Il CNI-EZLN ha deciso di “non aspettare il disastro che indubbiamente ci portano i sicari capitalisti che governano, ma di passare all’offensiva e rendere quella speranza un Consiglio Indigeno di Governo per il Messico, che si rivolga alla vita dal basso e alla sinistra anticapitalista, che sia laico e che risponda ai setti principi del comandare obbedendo come nostra garanzia morale (…) vogliamo strappargli il destino che ci hanno tolto e rovinato, vogliamo demolire quel putrido potere che sta uccidendo i nostri popoli e la Madre Terra, e le uniche crepe, che abbiamo trovato e che sono andate liberando coscienze e territori, dando consolazioni e speranza, sono nella resistenza e nella ribellione”.

Il CNI-EZLN fa un appello “a organizzarci in tutti gli angoli del paese, per riunire gli elementi necessari affinché il Consiglio Indigeno di Governo e la nostra portavoce sia registrata come candidata indipendente alla presidenza di questo paese e sì, cominciare a rovinare la loro festa basata sulla nostra morte e fare la propria, basata sulla dignità, l’organizzazione e la costruzione di un nuovo paese e di un nuovo mondo”.

Convocano “tutti i settori della società a stare attenti ai passi che il Consiglio Indigeno di Governo deciderà e definirà attraverso la nostra portavoce, a non arrenderci, a non venderci, a non farci cambiare direzione né a riposare, per andare a intagliare la freccia che porterà l’offensiva di tutti i popoli indigeni e non indigeni, organizzati e non organizzati, per puntarla contro il vero nemico”.

È chiaro che è giunta l’ora di costruire potere dal basso e a sinistra. Un potere che comandi obbedendo a partire dai suoi sette principi: Servire e non servirsi, rappresentare e non soppiantare, costruire e non distruggere, obbedire e non comandare, proporre e non imporre, convincere e non vincere, scendere e non salire.

16 giugno 2017

La Jornada

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Gilberto López y Rivas, “Llegó la hora” pubblicato il 16-06-2017 in La Jornadasu [http://www.jornada.unam.mx/2017/06/16/opinion/018a2pol] ultimo accesso 21-06-2017.

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