Il pensiero magico di López Obrador


Ramón I. Centeno

Nel suo ultimo libro, Andrés Manuel López Obrador (AMLO) è contundente: “l’ancora di salvezza del Messico può essere l’onestà”. Questa sarebbe la medicina per alleviare l’attuale nostra “decadenza”. La tesi è ottimista e non solo questo: è forte. Giusto oggi, quando gli scandali di corruzione del “nuovo PRI” rivelano che l’unica cosa nuova del PRI era la sua disposizione a rubare con animo rinnovato e doppio, la scommessa di AMLO emerge come un’alternativa più che pertinente. Di qui il successo del suo marchio, Morena.

Di fronte al capitalismo corrotto e depredatore, AMLO rappresenta un capitalismo pulito e vigoroso. Il capitalismo messicano è stato guidato da politici disonesti, ma ora potrebbe avere un manager interessato al bene collettivo, lontano da meschini interessi individuali o di mafia. È giunta l’ora dell’Uomo astuto e lui lo sa. Per questo, la sua principale preoccupazione non è più di ottenere l’ampio sostegno delle masse, che considera di avere già in tasca. Ora quello che più lo preoccupa è guadagnarsi il sostegno dei corrotti, questi che potrebbero ostacolare il suo cammino a Los Pinos (residenza presidenziale, ndt) nelle elezioni del 2018. Ma anche per loro ha delle proposte, mancava il più:

“Diciamo ai membri del gruppo al potere che, nonostante il grande danno che hanno causato al popolo e alla nazione, non gli serbiamo alcun rancore e gli assicuriamo che, di fronte ad una loro possibile sconfitta, nel 2018, non ci saranno rappresaglie o persecuzioni per nessuno. Dichiariamo questa amnistia anticipata, perché quello che è necessario è giustizia, non vendetta”.

Che è la giustizia? Nella logica di AMLO, per lo meno oggi sappiamo che non sarebbe giustizia processare con un giudizio i corrotti. Questa incoerenza (o tradimento?) è stata anche troppo segnalata da molti. Nonostante ciò, la tesi di AMLO non perde forza per questo. Alla fine, se a partire dal 2018 il Messico entrerà nell’era dell’onestà, forse non sarebbe un semplice male minore che i vecchi corrotti rimangano liberi? Che i Duarte o gli Yarrington non calpestino nessun carcere messicano sarebbe una mancanza minuscola di fronte alla prospettiva di uno stato rinato, dove non tornerà più ad esserci il furto.

Per AMLO, l’ondata di privatizzazioni che ha comportato l’onda neoliberale può essere considerata chiaramente furto. Il secondo capitolo del suo libro si intitola giustamente “privatizzare, sinonimo di rubare”. Un esempio di questo è stata la riforma energetica di Peña Nieto, che ha invertito decenni di monopolio (e ricchezza) statale in questo settore. Ma AMLO non vuole essere accusato di vendetta: per questo, invece di decretare la deroga della riforma di Peña organizzerà un plebiscito. E “se la gente decide così”, il saccheggio della Pemex sarà fermato.

Ma occhio, le privatizzazioni hanno incluso la vendita di Telmex a Slim, a prezzo di liquidazione. Ha incluso, anche, il boom delle concessioni alle imprese minerarie, che ha dato adito alla presenza delle imprese minerarie canadesi che hanno lasciato crateri dove c’erano montagne, oltre all’elevata contaminazione. AMLO esproprierà anche Slim? AMLO espellerà le canadesi? Chi nel libro di AMLO cerca un SÍ a queste domande o qualcosa di simile, cercherà invano.

Con tutto ciò si potrebbe dire: “bene, se recuperiamo il petrolio, è sufficiente, non importa che si siano portati via tutto il resto”. Non bisogna essere tanto golosi. Inoltre, se ora la Pemex sarà diretta con onestà, già ci sarà un grande progresso. Ora bene, se lo stato che “l’Uomo astuto” amministrerà -con onestà- sarà giusto quello che da 30 anni i neoliberali hanno modellato a loro piacere, tale stato come darà dei risultati diversi? Perché amministrare, con tutta l’onestà che vogliamo, uno stato che dà per buone le privatizzazioni e il saccheggio -alla fine, sono già avvenute- e che protegge l’oligarchia, sperando qualcosa di nuovo, è come credere che se collochiamo un monaco francescano di fronte ad un postribolo finirà la prostituzione.

Questo lo comprende bene un settore degli impresari, come Alfonso Romo, creatore degli Oxxo e oggi coordinatore del Progetto di Nazione 2018-2014 di AMLO. Romo afferma che “Andrés Manuel non è così orribile”. AMLO non guarderà al passato, solo al futuro; lui non cerca vendetta, ma giustizia. Lui sa che per salvare questo paese dalla rivoluzione bisogna pensare ai poveri. Propone, in questo senso, un aumento del salario minimo. A quanti pesos lo aumenterebbe? La sua proposta è chiara: questo aumento “dovrà essere valutato e pattuito, a suo tempo, con la rappresentanza dei lavoratori e degli imprenditori”. Come dire, giusto con le forze che hanno portato il salario minimo a livelli da risata (o lacrime).

Il libro di AMLO non è sprovvisto di poesia del XIX secolo:

“Quando i milioni di paria che oggi vegetano nella fame e nella nudità mangeranno meno male, useranno vestiti e calzature e smetteranno di avere un fagotto come corredo, la richiesta di mille generi, che oggi è insignificante aumenterà in proporzioni colossali”. (Genere è una parola che significava “stoffa”).

Il benessere dei poveri, pertanto, avrebbe benefici diretti per gli impresari. Perché il Messico ha una classe imprenditoriale così poco istruita, incapace di balbettii strategici come quelli di AMLO? Forse solo Dio lo sa. Perché, per quanto precaria sia la logica di Andrés Manuel, riesce ad elevarsi al di sopra dello sguardo di una classe imprenditoriale che ha abbandonato il compito di pensare in cambio dell’amore che Washington gli promise nel 1994, con l’entrata in vigore del TLC. Con Trump, oggi vediamo che detto amore non sarebbe eterno.

AMLO è pronto a condurre il Messico fuori dal TLCAN? L’assenza di questo tema nel suo libro, sembra indicare che no. La relazione con gli Stati Uniti è uno degli elefanti nella stanza di cui nessuno vuole parlare, ma che tutto il mondo ha di fronte. Come ci salverà l’onestà da minacce come Trump o dalla guerra del narco? AMLO è pronto a legalizzare le droghe e a far tornare i soldati nelle loro caserme?

Per illustrare l’effetto magico dell’onestà, López Obrador cita il generale Francisco J. Múgica, precursore del cardenismo, che affermò che il progresso del Messico sarebbe stato il frutto “della semplice moralità e di alcune piccole riforme”. Solo che AMLO promette più moralità che riforme, e queste non saranno piccole, ma piccolissime.

I figli della corruzione, sorridono.

08-05-2017

Carabina 30-30

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Ramón I. CentenoEl pensamiento mágico de López Obrador” pubblicato il 08-05-2017 in Carabina 30-30su [http://www.30-30.com.mx/el-pensamiento-magico-de-lopez-obrador/] ultimo accesso 14-05-2017.

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