Ex governatore di destra di Rio de Janeiro arrestato per un “delitto minore”


Juan Luis Berterretche

La corruzione è un “delitto minore” comparata alla responsabilità di Cabral nelle morti e sparizioni durante i suoi mandati tra il 2007 e il 2013.

L’ex governatore di Rio de Janeiro, Sergio Cabral, è stato arrestato all’alba di giovedì 17 novembre poiché implicato in un caso di corruzione nell’impresa petrolifera statale Petrobras, indagato per l’operazione Lava Jato (Autolavaggio, ndr). Il giudice federale Sergio Moro, titolare di suddetta operazione, accusa l’ex governatore Sergio Cabral di aver dirottato fondi per 224 milioni di reales, circa 64,9 milioni di dollari.

L’operazione Lava Jato è una falsa campagna anticorruzione con la mira posta sui rappresentanti del PT. Una campagna che è centrata sui petisti e gli alleati evitando la condanna dei grandi corrotti dell’oligarchia che per secoli hanno perfezionato la corruzione istituzionale come un beneficio patrimoniale endemico e indiscutibile, che gli consegna lo stato brasiliano. Si tratta -insieme al razzismo- di due dei principali pilastri della disuguaglianza sociale del paese. In realtà l’accusa giudiziaria è per un “delitto minore” se teniamo conto della responsabilità di Cabral nelle morti e sparizioni durante i suoi mandati come governatore tra il 2007 e il 2013. Vediamo sommariamente come a Rio sono variate durante i governi di Sergio Cabral le metodologie della violenza letale. Nei primi anni del XXI secolo vigeva a beneficio della polizia il delitto di “atto di resistenza”, nel gergo poliziesco, come dire morte di civili in un falso “scontro con la polizia”, che era la norma per catalogare ufficialmente le esecuzioni sommarie della polizia che non venivano indagate.

Siccome l’aumento delle cifre di questi crimini, chiamati “atto di resistenza”, si facevano sempre più difficili da coprire, nel periodo 2007-2013 sotto il mandato di Sergio Cabral (PMDB) come governatore di Rio, sono state modificate le modalità di repressione e “l’atto di resistenza” è diventato sparizioni senza autore esplicito. In realtà si trattava di “sparizioni forzate”, realizzate dalla polizia militare come un piano di sterminio. Le stesse statistiche dell’Istituto di Sicurezza Pubblica (ISP), dipendente dalla Segreteria di Sicurezza Istituzionale di Rio, contabilizzarono in questi anni, in suddetta città, 35 mila sparizioni.

Il PMDB che a Rio ha contato sui primi governatori del nuovo secolo, sotto Álvaro Cabral, con l’appoggio del governo petista -alleato elettorale- cominciò a rendere operative nel territorio delle favelas le Unità di Polizia Pacificatrice (UPPs). Con l’indagine popolare sull’assassinio del lavoratori Amarillo, si dimostrò che le UPPs erano centri di tortura e scomparsa di persone.

Fu allora che per la resistenza degli abitanti delle favelas il modello UPP cominciò ad essere superato, e come risposta il governo del PT con Dilma Rousseff come presidente, dal 2008, iniziò un intervento militare diretto in varie favelas con unità dell’esercito che venivano dall’aver fatto la loro esperienza di laboratorio nella repressione della popolazione di Haiti, con la Minustah. A giugno 2008 i militari invasero il Morro de Previdencia, a novembre 2010 occuparono il Complexo do Alemão che riunisce 13 favelas, dal maggio 2012 fecero irruzione nella favela Santo Amaro, e ad aprile 2014 entrarono in massa nel Complexo da Maré con 2700 soldati dell’esercito e della marina.

Questa occupazione poliziesca e militare di Rio de Janeiro spazzò via lo stato di diritto nella città e in qualsiasi altro paese del continente sarebbe stata rappresentata come terrorismo di stato. Fu la falsa immagine di “progressista” del governo del PT che permise questa azione di brutale repressione sulla popolazione disarmata, sarebbe passata come una “necessità nazionale” per garantire i mega-eventi -come il mondiale di calcio- a beneficio della mafia internazionale della FIFA.

Dobbiamo mettere in conto che questo enorme crimine, che fu effettuato contro la popolazione povera di Rio de Janeiro, non fu responsabilità di qualche movimento retrogrado o di individui razzisti. Proviene direttamente da un governo statale, dalle istituzioni dello stato e conta sull’occultamento diretto da parte di funzionari governativi. E si esprime in modo letale nei vari “battaglioni per operazioni speciali” della Polizia Militare (come il BOPE, ROTA o Rondesp) che operano nelle città, e contano sull’aiuto di “gruppi di sterminio” para-polizieschi e paramilitari così come delle “milizie” delle favelas di Rio de Janeiro e di San Paolo, integrate da poliziotti nelle loro ore “libere”, che hanno agito in tutto il paese con l’assenso governativo. Qualcosa che i governi “petisti” hanno continuato senza vergogna. La polizia militare è la principale esecutrice di questa politica di letale violenza razzista. Successivamente emulata a Rio de Janeiro dalle unità militari inviate dal governo petista per eseguire un piano di indiscutibile terrorismo di stato.

Le sparizioni forzate sotto il governo statale di Sergio Cabral, furono un vero genocidio che supera le sparizioni in Cile sotto Pinochet e lo rende simile all’azione della giunta militare argentina. Ed è di totale responsabilità dell’ex governatore Sergio Cabral. Di modo che il primo fatto per cui bisognerebbe giudicare Sergio Cabral è per il genocidio degli abitanti delle favelas che fu realizzato sotto il suo governo con la complicità dei governi del PT.

L’accusa “minore” per furto alla stato, che Sergio Moro fa a Cabral, dimostra una volta di più la ridicolaggine della sua operazione Lava Jato e la totale assenza in Brasile di una vera ed effettiva Giustizia che difenda gli interessi popolari.

Brasile, 20 novembre 2016

21/11/2016

La Haine

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Juan Luis BerterretcheEx-Gobernador derechista de Rio de Janeiro detenido por delito menor” pubblicato il 21-11-2016 in La Hainesu [http://www.lahaine.org/mundo.php/ex-gobernador-derechista-de-rio] ultimo accesso 03-12-2016.

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