Santiago: più di 100.000 cuori contro la corruzione


Andrés Figueroa Cornejo

Infrangendo le aspettative di alcune persone e ratificando quelle di molte, più di 100.000 persone hanno sfilato per il viale principale di Santiago del Cile, da Piazza Italia fino all’incrocio dell’Alameda con via Ricardo Cumming, a partire da mezzogiorno del 16 aprile, sotto la comune indignazione causata dalla corruzione del sistema politico dominante e degli impresari che nel 2005 ha segnato nel paese andino la congiuntura.

Tutti i mali sociali, tutte le necessità, tutti i visi. La convocazione fatta dalla Confederazione delle Federazioni degli Studenti delle Università del Cile (CONFECH) ha abbondantemente superato la semplice rivendicazione di una educazione gratuita a tutti i livelli. Studenti secondari e universitari, professori, pensionati, lavoratori di diverse aree per un nuovo codice del lavoro, il popolo mapuche in resistenza, ambientalisti coerenti, abitanti senza casa, gruppi antipatriarcato, artisti e intellettuali e organizzazioni sociali e politiche il cui orizzonte è la lotta anticapitalista e cambiare la vita, hanno riempito le strade vuote per molto tempo di fronte alla collusione tra il capitale e le espressioni politico-partitiche dei loro interessi nel governo, nel Congresso, nella giustizia. Ciò che fino ad ora sembrava essere una crisi possibile da aggiustare mediante uno scandaloso accordo tra i mandarini e il sacrificio di alcuni pezzi implicati, come sonnifero e catarsi per l’opinione pubblica e gli investitori, sempre alle spalle dell’immensa maggioranza della popolazione che appena esprimeva la propria indignazione mediante i sondaggi, il 16 aprile è terminato con la strategia dell’ordine e dell’impunità. Durante il primo terzo dell’anno la protesta della gioventù e del popolo lavoratore si è trasformata in Cile in una variabile concreta alla corruzione in vetrina.

Dal palco della manifestazione il portavoce studentesco dell’Università privata Diego Portales ha affermato che “non vogliamo università private: vogliamo solo università pubbliche, democratiche, con un degno accesso. Salutiamo tutti i lavoratori presenti con un forte abbraccio e specialmente il Movimento degli Abitanti UKAMAU che oggi ha sfilato deciso insieme a noi”.

La rappresentante dei Lavoratori dell’Educazione, Johanna Salinas, ha affermato che “siamo qui perché l’anno passato abbiamo presentato una proposta completa per l’educazione di cui il paese ha bisogno, ma è stata archiviata dalle autorità in una scrivania”. Da parte sua, Gloria Arévalo dell’Assemblea di Coordinamento degli Studenti Secondari (ACES) ha dichiarato che “basta che l’educazione sia in mano dei ricchi, dei potenti, dei corrotti. L’educazione è un tema trasversale: noi oggi stiamo preparando nelle scuole ad essere domani mano d’opera a buon mercato. Che tutti se ne vadano!

Il portavoce della comunità dell’Università Arcis, Manuel Erazo, ha detto che “nell’Arcis i lavoratori sono da 6 mesi e mezzo senza salario, sono repressi, i docenti critici sono licenziati e gli studenti che si mobilitano sono chiamati nelle commissioni di disciplina. Dove sono oggi quelli che parlano di riforme? Che succede con i ministri dell’Educazione, del Lavoro, con il sottosegretario della Previdenza Sociale? La crisi dell’Università Arcis è responsabilità degli stessi politici che attualmente sono al governo. Come è possibile che il Partito Comunista che ha saccheggiato la nostra università parli di riforme al Congresso? Il caso Penta, il caso Caval, il caso Soquimich, il caso Arcis, sono un medesimo caso”.

La disobbedienza necessaria

Si è espresso così anche il Movimento per la difesa dell’Acqua, la Protezione della Terra e il Rispetto dell’Ambiente, attraverso Rodrigo Mundaca: “Facciamo parte di una organizzazione di uomini e donne semplici che nella provincia di Petorca siamo riusciti a rendere visibile il conflitto per l’acqua che c’è nel paese. Non è possibile che dopo 33 anni, l’acqua sia oggetto di usura, profitti ed esclusione. Da Arica e Parinacota fino a Magallanes, noi gruppi socio-ambientali che lottiamo per il recupero dei beni naturali stiamo protestando a pochi isolati dal cuore politico e finanziario del Cile perché la politica è stata colonizzata dal denaro che compra deputati, senatori e ministri. È necessario essere disobbedienti ogni volta che ci danno un ordine che va contro il senso comune e la coscienza più elementare degli esseri umani. Il nostro messaggio è di sovversione e rivoluzione. Il prossimo 22 aprile nella Regione di Valparaíso inizieremo la Terza Marcia Nazionale per l’Acqua. Vi invitiamo a costruire un solo pugno per cambiare l’attuale ordine delle cose”.

Il Coordinamento 8 Marzo ha fatto un appello per ottenere una “educazione gratuita, laica e non sessista. Non vogliamo che i corrotti decidano dell’educazione, dei nostri corpi e le nostre vite. La democrazia è in debito con le donne, con tutti e tutte”.

Il rappresentante dei Pescatori Artigianali del Cile ha dichiarato che “noi portiamo un dolore nell’anima perché siamo stati i pochi che hanno lottato contro Pablo Longueira quando per mezzo di parlamentari comprati emise una legge che favorì la grande industria peschiera. Il “signor” Longueira non può rimanere impunito. È un altro svergognato. Per questo noi pescatori artigianali siamo in lotta.

Nella mia città di Valdivia gli universitari sfilano insieme a noi e in questo momento hanno occupato il ponte che attraversa il fiume Calle-Calle, il ponte della vittoria”.

Alla fine, la presidente della Federazione degli Studenti dell’Università del Cile, Valentina Saavedra, ha messo in risalto al valore unitario della massiccia manifestazione popolare e ha detto che “non abbiamo nessun impresario dietro: solo la nostra unità e convinzione. La maggioranza della società ora deve riprendersi la politica”.

Dopo la fine dell’atto principale, mentre in diverse città del paese venivano effettuate proteste simili, sono avvenuti incidenti minori tra i presenti e le forze speciali dei carabinieri.

Uno degli aspetti che ha richiamato l’attenzione, ha avuto a che vedere con l’assenza di approfittare dell’opportunità per proporre immediatamente una nuova protesta di fronte alla numerosa partecipazione sociale che ha fatto eco all’appello del 16 aprile. La presente inaugurazione del ciclo di lotte popolari non solo ha rivelato l’emergenza di quelli in basso per le loro ragioni storiche e contro la corruzione strutturale del particolare sistema politico cileno, ma ha anche dimostrato la necessità che l’unità nell’azione diretta coaguli nell’unità politica dei lavoratori e del popolo. Questo è, che il movimento reale della maggioranza sociale, con i suoi modi e contenuti e secondo le presenti relazioni di forza tra capitalismo e umanità, cammini democraticamente verso forme di una originale gestione politica capace di dare corpo, sostegno, partecipazione, strategia, progetto e obiettivi indipendenti dagli interessi della minoranza al potere.

17/04/2015

Alai

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Andrés Figueroa Cornejo, “Santiago: Más de 100.000 corazones contra la corrupción” pubblicato il 17-04-2015 in Alai, su [http://alainet.org/es/articulo/169015] ultimo accesso 22-04-2015.

 

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