La condanna del maggiore del Gaula, Julio César Parga, per “falsi positivi”


Si tratta di Julio César Parga Rivas, che era stato anche estradato negli Stati Uniti per narcotraffico.

Nei primi nove mesi dell’anno 2007 il Gaula (Gruppo Antisequestro e Antiestorsione) dell’esercito, nel Córdoba, sotto il comando del maggiore Julio César Parga Rivas, commise 48 assassini di persone indifese, chiamati eufemisticamente “falsi positivi”.

L’ufficiale ha confessato di aver utilizzato 87 milioni di pesos del gruppo per spese relative ai crimini, tra le quali per le armi che ponevano accanto alle vittime per far credere che fossero delinquenti.

In quel periodo, il Gaula sotto il comando di Parga era uno di quelli che nel paese otteneva i migliori risultati, che gli valse il riconoscimento come brillante ufficiale. Diverse volte alla settimana, in varie operazioni che venivano effettuate contro supposti estorsori e sequestratori, durante i combattimenti causavano due o tre morti.

Lontano dalla realtà dei buoni risultati c’era tutto un apparato criminale che approfittava della povertà di molte delle vittime per ingannarle e condurle alla morte. I presunti caduti si trovavano in vari municipi del Córdoba, numerosi erano molto vicini a Montería.

Al momento di riportare i morti in combattimento, alcuni erano presentati come estorsori, ladri o sequestratori. Nella loro maggioranza, non avevano documenti personali e passavano come persone senza identità. Fino a quel momento tutto veniva mostrato come il frutto del lavoro che c’era dietro ad un brillante ufficiale e ai suoi uomini dediti a contrastare la delinquenza che colpiva la cittadinanza.

Ma le indagini della Procura cominciarono a dire il contrario. Molte degli esami forensi dimostravano che i probabili delinquenti mai avevano sparato con armi e che la traiettoria dei colpi sui loro corpi non concordava con le dichiarazioni su come erano avvenuti i presunti combattimenti. Questo si sommava alle menzionate denuncie di estorsione, che erano all’origine delle operazioni, e che in realtà non esistevano.

Agli informatori nemmeno fu corrisposto il denaro, con cui il Gaula Córdoba aveva giustificato nei suoi capitoli la spesa di 87 milioni.

Le vittime

Ciò che soprattutto causò stupore fu la conoscenza del profilo delle 48 persone che erano morte, anche se al momento alcune di loro non sono state identificate. Il comune denominatore era quello di cittadini con scarse risorse, senza lavoro e di differenti regioni del paese. Alcuni erano degli smobilitati, degli sfollati, muratori, venditori ambulanti e perfino abitanti della strada dediti alla droga.

Tutti i crimini sono stati confessati dall’allora maggiore Parga, che ha raccontato di essere a conoscenza delle false operazioni. Ha raccontato come firmò le autorizzazioni delle stesse, come in ciascuna fossero giustificati i pagamenti agli informatori che mai erano esistiti (che andavano da 1,5 a 6 milioni di pesos) e il modo con cui gli intermediari si procuravano gli ingenui affinché viaggiassero in differenti paesi del Córdoba con la promessa di un lavoro.

“Per raggiungere il proprio obiettivo, lo stesso comandante del Gruppo Gaula-Córdoba, il signor Julio César Parga Rivas, prelevava indistintamente risorse dai capitoli delle Spese Riservate del Gaula, per comprare armi che a volte risultavano difettose e poter, in questo modo, ricreare la scena di un combattimento armato, assicurandosi anticipatamente che le vittime si trovassero nella totale incapacità di reagire di fronte ad un imminente attacco, giacché come dichiarano l’accusa e i familiari delle vittime, questi furono ingannati con false promesse di trovare un lavoro che migliorasse le loro condizioni di vita”, chiarisce la sentenza di cento pagine.

Era un drogato

Uno dei casi che ha più attirato l’attenzione durante l’indagine è stato quello di Jorge Hernández, che viaggiò da Medellín a Montería per stabilirsi in questa città. Lì la sua vita prese una brutta strada che lo portò a cadere nelle droga, che secondo alcuni sui conoscenti, lo trasformò in un abitante della strada dedito a rubare i cavi telefonici per procurarsi la droga.

Un giorno, coloro che erano abituati alla sua presenza, non ebbero notizie di lui. Dopo poco tempo seppero che era morto il 20 maggio 2007 durante l’operazione militare “Minatori 8” del Gaula Córdoba e che era stato presentato come un presunto delinquente.

“L’ufficiale stella” fu anche coinvolto nella morte di Fren Darío Chanthe e  di Yeison Hidrovo, che furono assassinati il 7 settembre 2007. Negli ordini dell’operazione ci furono serie inconsistenze come le differenti versioni sulla data e sui fatti.

Nel rapporto, appariva che i combattimenti avvennero alle 3.30 a.m., mentre le necropsie dettero come risultato che le due persone morirono alle 2,30 a.m. di quello stesso giorno, come dire un’ora prima che ci fosse stato il presunto scontro.

Nonostante che i soldati che parteciparono all’operazioni avessero detto che al momento erano in condizioni di svantaggio rispetto ai presunti sovversivi che li avevano attaccati, una delle ragioni che destò meraviglia fu che nessuno di loro venne ferito.

In questo caso, la Procura accertò che mai ci fu alcun combattimento, ma che i giovani cercarono di scappare per salvarsi mentre che i membri del Gaula li inseguirono per ucciderli successivamente: “una caccia, di cui furono vittime Efrén e Yeison”.

Parga ha confessato la propria responsabilità in questo e negli altri casi. Ha affermato che il reclutamento delle vittime fu fatto in massa e che non conosceva la provenienza delle persone, di questo si incaricavano alcuni membri della Rete dei Cooperanti.

Falsificavano i documenti

La Procura ha anche messo in evidenza come l’ufficiale e le altre persone implicate nel caso ottenessero le firme che gli permettevano di legalizzare i pagamenti ai presunti informatori. Un caso è quello del nipote di un soldato di professione al quale appariva avessero saldato quattro milioni di pesos, quando in realtà il suo familiare gli dette 20.000 pesos per firmare un documento in bianco. Questa versione l’ha confermata lo stesso giovane di fronte alle autorità.

I 48 omicidi hanno comportato, dopo essersi avvalso della sentenza anticipata e aver accettato le incriminazioni, che la corte penale del circuito specializzato di Montería condannasse lo scorso 30 luglio Julio César Parga Rivas alla pena di 60 anni di prigione, ma dopo la accettazione delle imputazioni ha ottenuto un ribasso della metà della pena.

Parga è stato riconosciuto responsabile dei delitti di omicidio aggravato con concorso materiale, di favoreggiamento di omicidio, di peculato per appropriazione, di falsità in documenti pubblici e di concerto a delinquere aggravato. Ha sollecitato il trasferimento nella prigione militare di Tolemaida per scontarvi la propria condanna, richiesta che è stata accettata dalla giudice Rosana Mattar, incaricata di proferire la sentenza. Il verdetto comporta che il processato dovrà anche pagare una multa di 87 milioni di pesos.

Parga estradato

Ma i guai giudiziari di Julio César Parga Rivas vengono da molto lontano dato che fu anche coinvolto in presunti legami con il narcotraffico. Per questa ragione fu estradato negli Stati Uniti ma due anni dopo, come dire nell’ottobre del 2010, ritornò nel paese deportato. In quel momento l’Unità per i Diritti Umani lo aspettava affinché rispondesse dei “falsi positivi”.

Il suo ordine di comparizione di fronte alla giustizia degli Stati Uniti avvenne per presunti legami con ex paramilitari che inviavano droga dalla Colombia. Dalle suddette accuse successivamente riuscì ad uscirne, salvandosi da almeno 30 anni di carcere. Ma il suo passaggio in quel paese ha lasciato bollati alcuni ufficiali che con le sue dichiarazioni furono compromessi.

07-08-2013

Semana

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
“La condena al mayor Julio César Parga, del Gaula por falsos positivos” pubblicato il 07-08-2013 in Semana, su [http://www.semana.com/nacion/articulo/la-condena-mayor-del-gaula-falsos-positivos/353321-3] ultimo accesso 20-08-2013.

 

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