La cittadinanza chiede la sospensione dello stato d’assedio decretato a Huehuetenango


Rosalinda Hernández Alarcón

Persone guatemalteche e di altri paesi oggi hanno richiesto l’abolizione dello Stato d’Assedio nel municipio di Barrillas, Huehuetenengo, dipartimento confinante con il Chiapas, Messico, decretato cinque giorni fa dal presidente della Repubblica, il generale in ritiro Otto Pérez.

Mentre questa richiesta veniva presentata in una conferenza stampa, da un luogo sconosciuto, per telefono doña Aurora ha denunciato che varie comunità sono perlustrate da elementi dell’esercito e della polizia, “sono nascosta, patendo la fame e molto preoccupata”.

La presenza dell’esercito in quella località ricorda ai suoi abitanti la repressione che hanno patito nel decennio degli anni ottanta quando “i militari uccisero i nostri genitori, stiamo vivendo con molta angoscia e terrore, soprattutto le donne con le loro figlie e figli, per favore mettano fine allo Stato d’Assedio”, ha dichiarato doña Aurora, che si è vista obbligata a lasciare la propria casa per la persecuzione delle forze di sicurezza.

Per il momento sono detenute 12 persone, tra le quali, Carmelina López Miranda (43 anni) e Esperanza Herrera Serrano (74), però non si conosce la situazione in cui si trovano tutti. C’è preoccupazione specialmente per le donne, giacché i giornalisti hanno riportato che sono state catturate non essendo stati trovati nel loro domicilio i loro rispettivi sposi.

Da tre anni a Barillas c’è dissenso tra le e gli abitanti a causa della costruzione di una centrale idroelettrica, giacché si vuole installare quel progetto in un’area utilizzata tradizionalmente come luogo di ricreazione e centro cerimoniale, e tra le conseguenze di questa opera indicano la limitazione dell’uso domestico e agricolo dell’acqua.

Il 13 aprile, 298 comunità – su un totale di 305 – hanno ratificato il loro rifiuto di questa opera. Il 2 maggio, presunte guardie per la sicurezza dell’impresa costruttrice Hidro Santa Cruz ha fatto una imboscata ad Andrés Francisco Miguel, Pablo Antonio Pablo e Esteban Bernabé, il primo di questi è morto e gli altri due sono stati gravemente feriti.

Questa aggressione ha immediatamente provocato varie proteste, alle quali hanno partecipato più di cinquemila persone, ma hanno provocato atti violenti contro vari edifici e personale in divisa, giustificazione per l’imposizione dello Stato d’Assedio.

Spiegando che, ora che sono state soppresse le garanzie individuali,  le persone stanno fuggendo in montagna – come avvenne durante la guerra – per il timore di essere catturate, doña Aurora ha raccontato con voce rotta, “noi siamo gente onesta, chiediamo che siano chiariti i fatti di violenza, che si metta fine alla persecuzione nelle comunità.”

Con lo Stato d’Assedio si recupera la governabilità, ha affermato il presidente Pérez, che in varie dichiarazioni ha assicurato che la costruzione delle centrali idroelettriche e l’industria mineraria rappresentano “lo sviluppo” per il Guatemala, per questo il suo governo gli dà tutto il suo appoggio.

Secondo Daniel Pascual, rappresentante dell’organizzazione indigena Waquij K’ej, la militarizzazione di determinati municipi fa parte di un piano per dar via libera alle imprese sia minerarie o idroelettriche, ignorando così i risultati delle consultazioni comunitarie che rifiutano questo tipo di progetti.

In una lettera aperta al presidente della Repubblica, sottoscritta da più di 200 persone appartenenti alla ricerca sociale, all’arte, alle lotte femministe, alla difesa dei diritti umani e del territorio, si è segnalato che i fatti di Barillas nei quali viene utilizzata tutta la forza pubblica, sono simili a quelli avvenuti a Livingston (Izabal) nel 2008, a San Juan Sacatepéquez (Suchitepéquez) nel 2009, a Polochic (Alta Verapaz) nel 2011 e a Cunén (Quiché) nel 2012.

Questa lettera è stata giudicata come una Allerta Umanitaria, che sarà consegnata a rappresentanti dei tre poteri dello stato, ad ambasciate e organizzazioni della cooperazione, giacché c’è la tendenza degli enti governativi e dei mezzi di comunicazione conservatori di qualificare come “terroristi”, “agenti del narcotraffico” o “oppositori dello sviluppo”, le persone organizzate che manifestano il proprio rifiuto verso le imprese nazionali e multinazionali che distruggono la natura, e allo stesso tempo, rivendicano il proprio diritto alla consultazione come stabilito nell’Articolo 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

– Rosalinda Hernández Alarcón è una giornalista messicana, residente in Guatemala. Coeditrice della pubblicazione femminista laCuerda.

Città del Guatemala, 6 maggio 2012

ALAI – América Latina en Movimiento

Fonti
Rosalinda Hernández Alarcón, “Ciudadanía pide suspensión al Estado de Sitio decretado en Huehuetenango” in ALAI – América Latina en Movimiento, pubblicato il 06-08-2011 su [http://alainet.org/active/54605], ultimo accesso 09-05-2012.

 

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