Fernando Cássio analizza l’espansione del modello in Brasile, segnala la mancanza di dati pubblici e critica i governi di sinistra che adottano detta politica.
L’anno scolastico 2026 è cominciato nello stato di San Paolo con 100 scuole pubbliche convertite nel modello civico-militare. In queste scuole, il personale militare di riserva è diventato responsabile della disciplina studentesca. Questo modello, una politica emblematica di governatori di estrema destra come Tarcísio de Freitas (Republicanos) e Romeu Zema (Novo), viene adottato anche in stati governati dalla sinistra, come Bahía e Maranhão, fatto che genera preoccupazione tra i ricercatori dell’educazione.
Secondo il professore Fernando Cássio, della Facoltà di Educazione dell’Università di San Paolo (USP), il fenomeno deve essere analizzato al di là dei casi specifici di abuso o errore che hanno la preminenza nella stampa. “Sappiamo molto su quanto avviene nell’ambito pubblico: abbondano le denunce di abuso, razzismo e omofobia. Ma sappiamo molto poco su quanto avviene nell’ambito pubblico: qual è l’impatto della militarizzazione nei sistemi educativi, nei piccoli municipi e nell’accesso alle scuole pubbliche?”, domanda in un’intervista con BdF.
Cássio spiega che le scuole militari propriamente dette sono finanziate totalmente dalle Forze Armate o dalle forze ausiliari, e ce ne sono solo 94 in tutto il paese. Nonostante ciò, le scuole militarizzate -che includono quelle amministrate dalla Polizia Militare, dal Corpo dei Pompieri e le cosiddette scuole civico-militari- sono già più di 1500. “Sono finanziate dai dipartimenti dell’educazione, ma la loro gestione o disciplina è a carico dei militari. È un modello completamente differente che sta crescendo senza avere al riguardo dati sistematizzati”.
Secondo il ricercatore, la mancanza di trasparenza impedisce la controargomentazione, basata sull’evidenza, secondo cui la militarizzazione migliora gli indicatori educativi. “Non sappiamo quali scuole siano state militarizzate, dove siano situate, chi siano i militari che lavorano lì né chi li paga. Non abbiamo modo di realizzare una ricerca sistematica sull’impatto nell’IDEB (Indice di Sviluppo dell’Educazione Basica) né nell’accesso alla scuola”.
Per Cássio, la militarizzazione è, prima di tutto, un progetto elettorale. “L’evoluzione di questo fenomeno è sempre più pronunciata negli anni elettorali. Ora, nel 2026, siamo davanti ad un’esplosione: San Paolo con 100 scuole, il Mato Grosso ne pianifica altre 100, il Paraná ne ha militarizzate altre 50, il Maranhão con 80”.
Segnala che le scuole scelte per il modello non sono le più vulnerabili. “Nel San Paolo, 72 scuole militarizzate su 100 sono a tempo pieno, che già si prendono cura di studenti meno vulnerabili. Solo due sono nella capitale; la maggioranza si trovano all’interno, dove l’elettorato è più vicino al governo. È una decisione politica, non pedagogica”.
Il ricercatore critica anche i governi di sinistra che adottano questo modello. “Bahía e Maranhão hanno avuto per decenni programmi di militarizzazione. Servono come moneta di scambio politico nei municipi, come un modo per i governatori di mantenersi al potere. Ma, a lungo termine, stanno contribuendo ad un progetto reazionario che rende di nuovo naturale la presenza dei militari nella società, il controllo dei corpi, l’omofobia e il razzismo. Stanno formando generazioni che in futuro abbatteranno questi stessi governi”.
Cássio respinge l’argomento che la militarizzazione risolva i problemi di disciplina. “Primo, è un mito: le scuole militarizzate sono selettive. Non si prendono cura degli studenti più vulnerabili, quelli che hanno bisogno di più sostegno. E quando lo fanno, non migliorano i risultati”.
Per lui, la soluzione alla disciplina non risiede nella paura. “Creeremo migliori cittadini attraverso la paura e la disciplina? Creeremo solo dei robot traumatizzati. Quello che dà una soluzione al problema è avere scuole decenti, con infrastrutture e programmi di sostegno per coloro che ne hanno più bisogno. L’origine non importa. Coloro che hanno bisogno di più educazione hanno bisogno di più sostegno statale. Non è un poliziotto con una pistola al fianco che lo risolverà”.
Il ricercatore avverte che dietro la militarizzazione si nasconde un progetto più ampio di mercificazione dell’educazione. “Questa idea che le famiglie possano scegliere tra differenti modelli scolastici -militarizzati, parificati, a tempo pieno- è la logica della Scelta della Scuola, del mercato. È la stessa logica della privatizzazione”.
Conclude con una preoccupazione: “La destra userà questo come vetrina elettorale. La sinistra deve comprendere che, adottando la stessa tattica, sta scavando la sua propria tomba. Il dibattito non può focalizzarsi unicamente su San Paolo e l’estrema destra. La militarizzazione è un fenomeno nazionale e deve essere affrontato come tale”.
foto: Flávio Florido / Educação SP
20 febbraio 2026
Brasil de Fato /Resumen Latinoamericano
| Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: |
| Raquel Setz y Tabitha Ramalho, “Brasil. “La militarización de las escuelas es un proyecto electoral y reaccionario”, afirma investigador de la USP”, pubblicato il 20-02-2026 in Resumen Latinoamericano, su [https://www.resumenlatinoamericano.org/2026/02/20/brasil-la-militarizacion-de-las-escuelas-es-un-proyecto-electoral-y-reaccionario-afirma-investigador-de-la-usp/] ultimo accesso 25-02-2026. |







