Un nuovo sciopero contro la riforma del lavoro di Milei paralizza l’Argentina


Martin Pared

Il Governo di ultradestra con il sostegno di alleati macristi, radicali e peronisti è riuscito a far approvare alla Camera dei Deputati la norma che modifica radicalmente le relazioni lavorative nel paese.

Giovedì 19 febbraio, il paese si è risvegliato paralizzato per opporsi alla riforma del lavoro di Javier Milei approvata, passata la mezzanotte, dalla Camera dei Deputati, in mezzo a cacerolazos che si sono ascoltati nel centro e in vari quartieri di Buenos Aires fino alle alte ore della mattinata.

La misura di forza è stata convocata dalla Confederazione Generale del Lavoro (CGT), anche se questo sindacato non ha chiamato alla mobilitazione. Si sono uniti allo sciopero le altre centrali operaie come le due CTA (Centrale dei Lavoratori e Lavoratrici dell’Argentina e Centrale dei Lavoratori e Lavoratrici dell’Argentina Autonoma) e diversi sindacati e gruppi di lotta. Lo sciopero si è sentito con forza nella stazioni degli autobus, nei treni, nei porti e aeroporti.

Lo sciopero ha anche riguardato le principali industrie del paese, in un momento di forte caduta dell’attività in un settore colpito, tra le altre questioni, dalla paralisi dell’attività economica e dall’ondata importatrice che promuove il Governo di Javier Milei.

Questa settimana, l’impresa Fate, una storica fabbrica di pneumatici di proprietà dell’impresario Javier Madanes Quintanilla, ha annunciato la chiusura dei suoi impianti e il licenziamento di quasi mille operai

Secondo l’ultimo rapporto ufficiale dell’Istituto Nazionale di Statistica e Censimenti (Indec), l’utilizzo della capacità installata dell’industria argentina è stato del 53,8%, che rappresenta il livello mensile più basso dal marzo 2024.

Questa settimana, l’impresa Fate, una storica fabbrica di pneumatici di proprietà dell’impresario Javier Madanes Quintanilla, ha annunciato la chiusura dei suoi impianti e il licenziamento di quasi mille operai. Precisamente, i lavoratori di questa fabbrica sono stati protagonisti della protesta nazionale, continuando l’occupazione dell’impianto situato nella zona nord del Gran Buenos Aires. Insieme a diverse organizzazioni sociali, sindacali e di sinistra, hanno partecipato ad un blocco di alcuni accessi della strada Panamericana.

Ci sono stati blocchi e picchetti anche ad altri accessi alla città di Buenos Aires, oltre alle mobilitazioni nelle principali città del paese come Córdoba, Rosario, Mendoza, Neuquén, Tucumán e Jujuy, tra le altre. A Buenos Aires, da mezzogiorno diverse organizzazioni di lavoratori e pensionati si sono riunite a Plaza Congreso.

Nel pomeriggio e mentre si svolgeva il dibattito dei Deputati, le forze federali sono andate contro i manifestanti con carri idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Varie persone sono rimaste ferite, tra loro una donna anziana che ha subito la frattura dell’anca.

La brutalità della polizia sta divenendo moneta corrente in ciascuna delle proteste che si stanno realizzando nei dintorni del Congresso della Nazione da quando governa Javier Milei, con il caso emblematico di Pablo Grillo, un giovane fotoreporter che un anno fa subì una grave ferita alla testa a seguito dell’impatto di un cilindro di gas lacrimogeni.

Il malessere nella base operaia per la riforma ha obbligato la stessa CGT a dover convocare questa misura di forza, dopo aver tenuto una posizione conciliatrice con il Governo di ultradestra di Milei

Tra gli articoli più scandalosi della riforma legale che vuole sotterrare molte delle conquiste lavorative ottenute durante il XX secolo se ne trovava uno che eliminava i congedi remunerati per malattia. Il Governo è stato costretto a ritirarlo all’ultimo momento. Il malessere nella base operaia per la riforma ha obbligato la stessa CGT a dover convocare questa misura di forza, dopo aver tenuto una posizione conciliatrice con il Governo di ultradestra di Milei, mantenendo un’assoluta passività di fronte agli attacchi e agli aggiustamenti del Governo ultraliberale.

Una legge schiavista

La legge che, approvata alla Camera dei Deputati, riporta indietro di un secolo i diritti del lavoro, un trasferimento di entrate monumentale dalla classe lavoratrice alle principali imprese.

La nuova legge introduce modifiche al tempo di lavoro con l’eliminazione delle ore extra, la creazione di una banca ore affinché il padrone possa disporre a proprio piacimento del tempo di un lavoratore, limita gli indennizzi per licenziamento creando un Fondo di Assistenza Lavorativa (FAL), permette il frazionamento dei permessi per le vacanze, amplia i periodi di prova e liquida certi regolamenti speciali, come lo statuto del giornalista che non solo protegge i diritti lavorativi dei lavoratori della stampa, ma anche la stessa libertà d’espressione e di stampa.

La legge di riforma del lavoro ha ottenuto 135 voti a favore e 115 contro. Il Governo ha avuto come alleati macristi, radicali e governatori di varie province. I peronisti di province come Tucumán e Catamarca sono stati chiave in vari momenti della giornata.

“Nonostante le dirigenze abbiano tentato di far passare lo sciopero inosservato, la classe lavoratrice è stata contundente”, ha criticato la deputata di sinistra Myriam Bregman

Questo è stato criticato dal Fronte dei Sindacati Uniti che ha elogiato l’adesione allo sciopero e ha difeso la mobilitazione. I dirigenti di un centinaio di gruppi sindacali hanno criticato il Governo, i governatori peronisti “che tradiscono” e la dirigenza della CGT. Hanno chiesto, inoltre, di approfondire il piano di lotta. Da parte sua, Myriam Bregman, deputata nazionale del PTS-Fronte di Sinistra, si è mobilitata insieme ai sindacati di lotta e di sinistra e ha mostrato la sua totale opposizione alla misura: “Nessun passo indietro contro la riforma del lavoro, questa lotta sta per iniziare”. La Bregman si è diretta anche contro la dirigenza della principale centrale operaia del paese: “nonostante che le dirigenze abbiano cercato di far passare lo sciopero inosservato, la classe lavoratrice è stata contundente. E in quella forza noi appoggeremo per continuare ad affrontare tutto il piano di Milei”.

Il progetto di riforma del lavoro passerà nuovamente al Senato e il Governo ha previsto che sarà convertito in legge la settimana prossima. Quel giorno sicuramente ci sarà un’altra giornata di tensione, mobilitazione e di misure di forza, in una situazione di crescente malessere sociale e di impatto per la paralisi economica che minaccia altre chiusure di imprese e fabbriche, e fa intravedere nuove proteste. La strada darà il suo verdetto.

20 febbraio 2026

El Salto

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Martin Pared, Una nueva huelga general paraliza Argentina para protestar contra la reforma laboral salvaje de Milei”, pubblicato il 20-02-2026 in El Salto, su [https://www.elsaltodiario.com/argentina/argentina-se-paraliza-reforma-laboral-salvaje-milei] ultimo accesso 23-02-2026.

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