Cile: Boric si congeda reprimendo i senza tetto


Alejandro Valenzuela

Il violento sgombero del Cerro Centinela, nella comuna di San Antonio, e l’eredità di ordine e pallottole.

Lo sgombero del Cerro Centinela ha aperto una scena che oltrepassa di gran lunga il quadro di un conflitto “abitativo” o “giudiziario”. Quello che si mostra davanti ai nostri occhi è uno scontro sociale ad alta intensità, dove la violenza statale si scontra con una resistenza popolare organizzata, ostinata e, finora, efficace. Circa quattromila famiglie, insediatisi da un anno nel colle, sono riuscite ad impedire -almeno per questa giornata- l’esecuzione di un ordine di sgombero con barricate, controllo territoriale e una notevole coesione collettiva, in un contesto di brutale repressione da parte dei Carabinieri del Cile.

La violenza dispiegata non ammette eufemismi. Bombe lacrimogene, pallini e proiettili di gomma sono stati utilizzati contro gli abitanti, inclusi bambini, donne e anziani. Si sono registrati episodi commoventi: un bambino ferito da un proiettile di gomma, un furgone della polizia sul punto di investirne un altro, persone con le convulsioni, anziani che difendono le barricate. La prima linea di resistenza è composta in modo maggioritario da donne e studenti, mentre diverse “cellule” solidali si attivano da altri accampamenti per fornire pneumatici e rinforzare le difese. La repressione include il taglio della fornitura di energia elettrica, l’incendio di abitazioni e il crescente dispiegamento del GOPE. Il quadro è quello di un’occupazione militarizzata di un territorio popolare, non quello di una procedura amministrativa.

Nonostante ciò, il dato politico decisivo -e quello che spiega “l’impantanamento” dell’operazione- è la solidarietà di classe che è emersa da un luogo non previsto dal libretto repressivo. Gli stessi proprietari hanno dovuto riconoscere che i macchinari non sono entrati perché i macchinisti si sono rifiutati di operare, in un inequivocabile gesto di fraternità operaia di fronte al saccheggio. Quel atto, apparentemente semplice, rivela una verità profonda: quando la forza lavoro si sottrae alla catena della violenza, il potere coercitivo dello stato si sgretola. Non è causale che ora si tenti di portare macchinari da altre località: il capitale sa che la solidarietà è contagiosa e che deve essere neutralizzata.

La stessa storia dell’insediamento smentisce il racconto ufficiale della “occupazione illegale”. Gli abitanti sostengono -ed esistono consistenti precedenti- che, alla fine del 2019, l’occupazione fu realizzata con il consenso di uno dei proprietari, mediante macchinari pesanti, tracciatura di strade e lotti informali, con la presenza di architetti e sotto lo sguardo passivo -quando non complice- delle autorità locali e regionali. Il terreno, in mano della Inmobiliaria San Antonio S.A. dal 1997, per anni rimase senza rilevanti atti giudiziari per impedirne l’occupazione. La tolleranza istituzionale di ieri è oggi negata in nome “dell’ordine”, rivelando la logica classista del capitale immobiliare: permettere la valorizzazione sociale del suolo per poi espellere coloro che l’hanno resa possibile.

Le denunce degli abitanti puntano direttamente al governo del presidente Gabriel Boric, non solo per l’esecuzione materiale dell’orribile operazione a cui ha partecipato entusiasta il Delegato Presidenziale Yanino Riquelme, militante del Partido Comunista, ma per quello che questo esprime come orientamento politico generale. La repressione al Cerro Centinela si iscrive in una sequenza più ampia: militarizzazione del Wallmapu, criminalizzazione della protesta sociale e subordinazione della politica abitativa agli interessi del mercato del suolo. Per gli abitanti, e per ampi settori popolari, il discorso di un governo “di sinistra” si dissolve difronte ad una pratica che riproduce senza sfumature le dottrine della sicurezza e dell’ordine della destra.

Quello che è in gioco, pertanto, non è solo la permanenza di migliaia di famiglie in un colle di San Antonio, ma la domanda strategica sulla posizione dello stato nella lotta di classe contemporanea. Cerro Centinela mostra che, lì dove lo stato compare come garante della proprietà ed esecutore della violenza, l’unica reale difesa è l’organizzazione collettiva, il controllo territoriale e la solidarietà attiva tra sfruttati. La resistenza che oggi si realizza -con donne, bambini, anziani e lavoratori in prima linea- non è un gesto disperato, ma una lezione politica di alto valore: anche di fronte alla forza armata, la dignità organizzata può fermare l’avanzata del potere.

Alla chiusura di questo articolo, l’ordine di sgombero vige solo per questa giornata, e gli abitanti puntano a resistere fino alla fine del giorno. Non ci sono cifre ufficiali di arresti né di feriti, ma sì una certezza politica: quanto avvenuto al Cerro Centinela va già oltre il colle. È un episodio che interpella tutto il movimento popolare e lascia un indelebile insegnamento per coloro che ancora credono che il diritto alla casa possa essere risolto senza scontrarsi con le basi materiali dell’ordine sociale vigente.

elporteno.cl

15/01/2026

tratto da La Haine

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca:
Alejandro Valenzuela, Chile: Boric se despide reprimiendo a los sin techo”, pubblicato il 15-01-2026 in La Haine, su [https://www.lahaine.org/mm_ss_mundo.php/videos-chile-boric-se-despide-reprimiendo-a] ultimo accesso 16-01-2026.

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